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Risvegliate le vostre coscienze!

15/09/2008
Lions for Lambs è la settima regia per Robert Redford, attore, regista, uomo da sempre impegnato politicamente che ha diretto un film che solleva tante questioni. Principalmente: quali responsabilità si assume ogni cittadino americano (ma non solo) di fronte a quello che sta accadendo negli Usa e nel mondo dopo l'11 settembre? Il film esce il 14 dicembre distribuito dalla 20th Century Fox.

Presentato Fuori concorso alla Festa di Roma, Lions for Lambs, scritto da Matthew Michael Carnahan (lo stesso sceneggiatore di The Kingdom) non è un film di guerra, è un film che come spiega uno degli interpreti, Tom Cruise: "Vuole spingere le persone a discutere, dialogare, confrontarsi su quello che sta accadendo. E' un film sulle responsabilità che ogni cittadino americano ha nei confronti di quello che accade fuori e dentro il suo paese. Lions for Lambs pone delle domande. La speranza è che la gente abbia voglia di trovare e dare delle risposte". Robert Redford è arrivato a Roma insieme a Cruise, e ad altri due interpreti del film Michael Peña e il giovanissimo, è al suo primo film, Andrew Garfield (uno sorta di Redford da giovane come fu a suo tempo Brad Pitt per In mezzo scorre il fiume). Leoni per Agnelli, questo il titolo italiano, viaggia su tre livelli: un professore universitario (Redford) che cerca di sollecitare il suo allievo più promettente Todd (Garfield) a non mollare, a non arrendersi al pensiero debole che tutto è corruzione; un Senatore del Congresso (Cruise) che spiega ad una brillante giornalista (Streep) la nuova strategia che il Governo degli Stati Uniti sta mettendo in atto in Afghanistan per fermare i talebani e il terrorismo. In tutto questo due giovani ex studenti del professore, interpretati da Michael Peña e Derek Luke, che decidono di arruolarsi (verranno inviati in Afghanistan) per non stare solo a guardare. If you don't STAND for something, you might FALL for anything, dicono nel film, ovvero se non ti batti per qualcosa, probabilmente cadrai per nulla. Sollecitato su cosa lo abbia convinto del copione di Carnahan per farne un film Robert Redford risponde: "E' una delle migliori sceneggiature che abbia mai letto. Brillante, intelligente e che non riguarda direttamente la guerra ma piuttosto le conseguenze che queste decisioni prese dal Governo americano dopo l'attacco alle Torri Gemelle hanno portato nella vita dei cittadini americani. Io amo molto il mio paese, sono sempre stato fiero di essere americano, ne vedo le tante virtù, e, in questi ultimi anni mi ha reso particolarmente triste e preoccupato vedere invece che immagine abbiamo ora nel resto del mondo. Lions for Lambs chiede alle persone di riflettere, perché è giusto sperare nelle cose buone che abbiamo, è giusto sperare di riuscire a salvaguardarle e credo che questo compito spetti soprattutto ai giovani perché il futuro è loro". Nel film non è solo il mondo politico ad essere analizzato ma anche come i giornali, i media in generale hanno raccontato gli eventi. Cosa è successo dopo l'11 settembre? "Premesso - dice Redford - che io non penso in bianco e nero, quindi so perfettamente che ci sono ottimi politici e ottimi giornalisti, penso che dopo l'11 settembre il Governo americano ha chiesto a tutti, anche ai paesi alleati, di sostenerlo senza riserve nelle loro decisioni. E questo è comprensibile visto quello che è avvenuto. L'America era scioccata e buona parte del mondo anche...Da allora sono passati sei anni e le cose sono radicalmente cambiate. Ora è inutile rivangare tutti gli errori commessi e le bugie raccontate. Quello che mi premeva mettere in evidenza con il film è: se i giovani sono apatici, non scendono in piazza a manifestare contro tutte queste ingiustizie ci stiamo chiedendo il perché? I giovani hanno una risposta a questo loro comportamento? Sono disillusi, pensano che non ne valga la pena perché tutto è corruzione e niente cambierà mai... Se è così, dovrebbero scendere in piazza proprio per questo, per cambiare la loro realtà. Perché è soprattuto loro il mondo che verrà e se, come si dice sempre, sono i giovani la speranza, riponiamo in loro questa speranza". Mister Redford lei ha interpretato film come Tutti gli uomini del Presidente, I tre giorni del Condor, The Candidate, tanti film impegnati politicamente, soprattutto negli anni '70, cosa è cambiato per lei rispetto ad allora? "Come uomo, come cittadino e anche molto come artista sono sempre stato interessato all'aspetto politico, fa parte della mia vita. I temi, i motivi per cui lottare sono mutati e io mi sono mosso con il corso del tempo. Ora, non credo che un film cambierà sostanzialmente le cose, magari succedesse, però se già riesce ad installare dei dubbi, a risvegliare delle coscienze, mi pare un buon risultato". E una star come Tom Cruise come si è trovato a lavorare con Robert Redford? "Posso dire - afferma Cruise - che è una bella fortuna riuscire a realizzare i tuoi sogni e io sogno da sempre di lavorare con Redford. Non solo ho visto i suoi film ma li ho studiati, li ho analizzati. Poi, un giorno, mentre giravamo, mi volto e vedo Meryl Streep che parla con Redford e ho detto: 'Ma è La mia Africa!'. Mi ricordo che mentre giravo un film, anni fa, che si intitola Taps, io e Sean Penn abbiamo veramente martellato di domande Timothy Hutton perché lui aveva appena finito di girare Gente comune con Redford. Ora so cosa vuol dire girare con Bob (adesso lo posso chiamare così) ed è stata una esperienza straordinaria e indimenticabile". Cosa si augura Mister Redford per il futuro, è ottimista o pessimista? "Direi che sono un ottimista/pessimista. Ma detto questo mi auguro vivamente che dopo avere perso tante vite umane, soldi che potevano essere usati in un altro modo, il rispetto, le persone si chiedano quali sono state le condizioni che hanno creato questa situazione... e che cosa può fare la scuola? Cosa possono fare i media? Cosa può fare ognuno di noi nella sua vita di tutti i giorni per cambiare la situazione...".

Scritto da ADMIN
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