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Ridley Scott e l’acqua su Marte

Attualità

01/10/2015

A tre giorni dall’uscita nelle sale cinematografiche di tutto il mondo del film Sopravvissuto The Martian, con un tempismo incredibile la Nasa ha annunciato la scoperta dell’acqua su Marte, riaccendendo l’interesse dell’opinione pubblica mondiale, piuttosto sbiadito negli ultimi anni, sul pianeta rosso, con una scoperta che lo rende decisamente più appetibile sia a livello scientifico che a livello immaginario. Un aiuto ‘dal cielo’ per il film, che la stessa Nasa ha seguito e ‘approvato’, che gioca le sue carte su un approccio scientifico e piuttosto realistico dell’avventura di un astronauta  interpretato da Matt Damon che, a causa di una tempesta di sabbia, viene dato per morto e abbandonato dal suo equipaggio sul Pianeta rosso dove, per riuscire a sopravvivere, oltre a riuscire a contattare la Terra, deve far ricorso a tutta la sua intelligenza ed alle sue conoscenze scientifiche. Ed ovviamente uno degli ostacoli maggiori, se non il principale, è proprio la ricerca dell’acqua, che lo costringerà ad una serie di stratagemmi. Adesso la scoperta dell’acqua sembrerebbe ridicolizzare tutti gli sforzi cinematografici di Marc Watney-Matt Damon, ma in realtà l’acqua marziana è piena di perclorati che sono tossici per l’uomo. Ciònonostante la storia, oggi sarebbe stata scritta in modo diverso. La scoperta della Nasa comunque è stata salutata come un grandissimo dono in termini di pubblicità dal regista del film Ridley Scott, uno nei più grandi registi di fantascienza, che ha detto di aver saputo della presenza dell’acqua sul pianeta (non in modo consistente come si è scoperto oggi) all’inizio delle riprese, ma era troppo tardi per cambiare la sceneggiatura. Rivendicando comunque al suo film la ricerca della veridicità scientifica:  “La sfida della fantascienza è per lo più la fantasia. Quello che è veramente interessante di questo film è la realtà totale della situazione.” The Martian rappresenta infatti una discontinuità nell’approccio fantascientifico di Scott che nei suoi precedenti titoli Alien, Blade Runner e Prometheus aveva sempre creato universi paralleli. Ma a parte l’incidente di percorso causato dall’acqua, l’unica cosa piuttosto stonata, e criticata da alcuni puristi della fantascienza, è la rappresentazione dell’interazione con la gravità,  che essendo su Marte solo il 40% di quella sulla Terra, avrebbe dovuto sbilanciare notevolmente i movimenti di Matt Damon, nonostante il consistente peso della tuta che in parte potrebbe ammortizzare la minore gravità. Ma per assurdo probabilmente sbilanciare troppo i movimenti di Damon avrebbe stonato, sul piano estetico, con l’approccio minimalista del film.

Scritto da Piero Cinelli
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