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Ridere (a denti stretti) della crisi

Attualità, Recensioni

22/11/2011

Tower Heist di Brett Ratner

E’ una commedia intelligente e divertente quella che Brett Ratner, regista di Colpo grosso al drago rosso, X men 3 e Red Dragon porta sullo schermo in un momento storico e, soprattutto, economico molto appropriato. Un film brillante che comunica inevitabilmente allo spettatore un po’ di magone, in quanto perfettamente incastonato in eventi che richiamano alla realtà la drammatica memoria degli ultimi tre anni dell’Occidente divorato dalla crisi economica.

Una commedia simbolo della recessione, ma non sulla recessione, in quanto protagonisti del film sono persone che, nonostante tutto, lavorano e che non sono in crisi per la situazione generale, bensì per la crudele avidità di un singolo milionario.

Al centro della storia, infatti, troviamo gli impiegati di un grattacielo di Manhattan dove abitano persone ricchissime con in cima un grande magnate della finanza: un uomo fatto da sé che affabile con tutti, è portato sullo schermo da Alan Alda, noto al grande pubblico per la serie Tv M.A.S.H. che con ironia e intelligenza dà vita ad un personaggio che può richiamare alla mente Madoff e la sua colossale truffa a migliaia di cittadini americani e non solo, che si sono visti vanificare gli sforzi di una vita in pochissimo tempo. Lo stesso accade qui quando il manager del grattacielo interpretato da Ben Stiller scopre che la persona cui ha affidato i suoi risparmi e quelli dei suoi colleghi si è ‘mangiato’ tutto finendo sotto un processo che, in virtù di una serie di alchimie giudiziarie, è destinato, peraltro, perfino a vincere.

Più per disperazione che per senso di giustizia, più per necessità che per voglia di vendetta, Stiller e i suoi colleghi mettono insieme un’improbabile banda pronta ad irrompere nell’appartamento del finanziere e derubarlo del contenuto della sua cassaforte murata in una parete. Un po’ I soliti ignoti, un po’ Ocean’s Eleven in versione working class questa improbabile banda degli onesti diventata disonesta per forza si rivolge ad un ladro conosciuto per caso che ha il volto di un Eddie Murphy in una delle sue migliori interpretazioni degli ultimi anni. Insieme ad un ex broker di Wall Street rovinato dalla crisi (Matthew Broderick) e al cognato del manager (Casey Affleck) il gruppo tenterà un colpaccio disperato, nonostante l’ex magnate della finanza abbia gettato via la maschera di uomo perbene rovinato dagli eventi e si sia rivelato per un pescecane sprezzante di tutto e di tutti.

E’ evidente che Tower Heist sia un film che ti chiede sin da subito di parteggiare per i ladri improvvisati: una banda di disgraziati, di lavoratori onesti che pagano le tasse, nei quali è difficile non riconoscere se stessi o la maggior parte della popolazione mondiale, truffata, a livelli differenti, dalla crisi scatenata dall’avidità altrui.

In tal senso, pur risultando molto divertente non si può fare a meno di pensare al mondo che ci circonda e a quante persone sono rimaste truffate senza nemmeno avere la forza, la possibilità, la voglia o la follia tale di riprendersi i soldi in maniera poco ortodossa.

Tower Heist pur essendo una commedia ‘pura’ diventa anche uno specchio amaro dell’Occidente di oggi: fatto di corporation senza scrupoli, ma, peggio ancora, popolato di persone talmente avide da sottrarre denaro a quelli che aprono loro la porta ogni mattina o che puliscono le loro case e che, nonostante tutto, alla fine e non solo al cinema riescono in una maniera o nell’altra a ‘farla franca’.

Un film comico con un cuore e un messaggio, diretto non certamente a caso da un regista che è stato pupillo di Dino De Laurentiis dal quale ha evidentemente appreso il gusto per una commedia perfino spettacolare in certi momenti, ma che non perde di vista l’ironia della semplicità e, soprattutto, il cuore, nonché il senso della vita di persone semplici che ogni mattina si alzano prima dell’alba per andare a lavorare.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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