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Richard Borg: più attenzione al prodotto

Attualità, Trade

16/11/2012

AD e DG di Universal Pictures (che distribuisce in Italia anche il marchio Paramount), Richard Borg ricopre anche l'incarico di Presidente dell'Unione Distributori dell'Anica.

Stiamo attraversando un momento di crisi economica che condiziona la frequenza del pubblico che sceglie di andare a vedere solo i grandi eventi, tagliando i film medi che in altri periodi avrebbe preso in considerazione. Una crisi che viene ulteriormente alimentata dalla iper-concentrazione del prodotto che taglia le gambe proprio ai film più piccoli che non hanno budget e che avrebbero bisogno di un buon passaparola, ma il passaparola viene annullato dal fatto che questi film performando poco vengono smontati immediatamente da un mercato che deve smaltire un numero impressionante di titoli. Insomma è la storia del cane che si mangia la coda e che ci rimanda al problema che sta a monte:  non far uscire i film in estate provoca il sovraffollamento autunnale e invernale. 

Quindi se il mercato non tira non è solo un problema di titoli?

Talvolta si scaricano sul prodotto delle responsabilità che non ha e che derivano in buona parte da questa stortura del mercato che impedisce ad una gran parte dei titoli di essere recepiti dal pubblico. A questo si aggiunge talvolta anche una distribuzione approssimativa, con continui spostamenti di date, accavallamenti, affollamenti e con scarsa attenzione al quadro della concorrenza. 

Nel caso del cinema italiano la responsabilità andrebbe divisa tra distributore e produttore?

Mi sembra che ultimamente il potere decisionale sia delegato dai produttori agli autori e attori. E non sempre questi ultimi hanno le competenze per valutare il mercato.

Anche se c'è da dire che oggi con tutti gli incroci produttivi tra finanziamenti pubblici, televisivi etc.  non è più ben chiaro chi sia il proprietario del film, e questa situazione diminuisce il ruolo del produttore.

Il cinema italiano è quello che sta pagando il prezzo più alto di questo momento di crisi. Vedi la riduzione della quota di mercato di circa un 15%.  

A parte la mancanza di film fenomeno, il cinema italiano sta pagando il prezzo di uno scollamento con il mercato, poiché segue delle logiche che non hanno nulla a che vedere con lo sfruttamento del prodotto. 

Quali sono le priorità per correggere questa situazione?

L'estate è in assoluto il problema maggiore, inoltre va razionalizzato per quanto possibile il calendario delle uscite di tutto l'anno. Andrebbe creato un palinsesto, ma prima dobbiamo chiarirci le idee all'interno della nostra associazione dei distributori.  In particolare i produttori italiani ci devono dire che intendono fare con estrema chiarezza. In caso di persistenti perplessità noi come major company americane, ne prenderemmo atto per  porci sul mercato in maniera diversa, impegnandoci a coprire gli spazi in cambio di maggiori garanzie di piazzamento anche durante l'anno, non solo d'estate.

Si potrebbe dire che se quest'anno ci fosse stata una migliore programmazione dei film avremmo guadagnato qualche punto di percentuale?

Mi azzarderei a dire che invece di una perdita a due cifre avremmo pareggiato i risultati del 2011.

Come sta procedendo l'accordo con Filmauro?

Io penso che sia un buon connubio.Non vedo l'ora che esca il primo film, Colpi di fulmine, poi andremo a ruota a lavorare su tutti gli altri. Non è la stessa cosa che produrre o coprodurre però a livello commerciale ci rafforza e ci garantisce maggiore visibilità.

E con Cattleya?

Non abbiamo nessuna opzione che ci riguarda. D'altro canto con l'apporto di Filmauro non ci manca il prodotto.

Che succede al progetto della Festa del Cinema?

Ci stiamo lavorando per una data approssimativa a giugno che serva anche a lanciare l'estate. A questo proposito stiamo collaborando con il Ministero dell'Educazione ad un progetto di tessera per studenti, che verrà legato anche alla festa del cinema, con poste italiane come sponsor.

Scritto da Piero Cinelli
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