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Ricette avariate

Attualità, Interviste

30/04/2014

In occasione dell'uscita del film Il venditore di medicine, da oggi nelle sale, vi proponiamo un'intervista al regista Antonio Morabito. 

"Oggi ognuno lotta per sè, per il suo posto di lavoro, per mantenere un cosiddetto stile di vita che sia ben accetto dalla società. Sono sempre più frequenti azioni disperate compiute da chi ha perduto i propri privilegi, per primo quello del lavoro. Ho scelto l’ambiente della Farmaceutica per il prodotto che viene trattato: il farmaco, l’ultima cosa che dovrebbe essere ridotta a mero prodotto commerciale. .." Un regista coraggioso Antonio Morabito, autore del film Il venditore di medicine, interpretato da Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri e, in un ruolo secondario dal giornalista Marco Travaglio, che dopo una serie inenarrabile di commedie restituisce al cinema italiano un ruolo di denuncia sociale che sembrava aver perso da tempo. Un viaggio nella malasanità, o meglio nei piani bassi della malasanità, quella farmaceutica, che subdolamente si espande a macchia d'olio coinvolgendo tutti o quasi gli utenti, che affronta una tematica-tabù, che i media sembrano voler ignorare.

"Sono partito da una vicenda personale, ovvero la malattia di mio padre, che mi ha portato a contatto con informatori di varie case farmaceutiche. Tuttavia non volevo semplicemente inserire in un film le mie vicende personali; sono state uno stimolo ad interessarmi a una tematica. Ci tengo a precisare che il film non è un inchiesta, la tematica trattata è stata adattata a una sceneggiatura drammatica. Volevamo evitare di trasformare Il venditore di medicine in una fredda inchiesta, e al tempo stesso non volevamo “pietismi”; quindi ho scelto di adottare un approccio diretto e secco."

 

Scegliendo di raccontare la storia attraverso la vicenda di un informatore medico?

Ho scelto come protagonista un informatore medico perché è una figura familiare, non distante dalla nostra quotidianità. È l’omino ben vestito che ci passa avanti nelle sale d’attesa con la sua valigetta. È una “pedina piccola”, ma si comporta nel piccolo esattamente come la sua classe dirigente si comporta nel grande.

Quindi una vittima?

Bruno, questo è il nome del nostro protagonista, non é altro che l’emblema della società che lo circonda: ne incarna le contraddizioni, l’ansia, la corruzione, l’impunità. Si muove al di sopra della soglia della morale, immerso in un sistema di bisogni indotti e disinteresse sociale. Con lui, medici e farmacisti conniventi, case farmaceutiche disposte a tutto. Al di sotto di questa soglia stanno i malati, gli amici, sua moglie. La normalità.

Un sistema malato che purtroppo non riguarda solo la sanità?

Qui parliamo di un informatore scientifico, ma riguarda anche tantissimi altri settori.

Teme che il film possa essere boicottato dalla lobby farmaceutica?

Sinceramente non so come sarà accolto. Tuttavia dopo il festival di Roma, la Federazione dell’Ordine dei Medici ha preso le distanze dal nostro film. Certamente non hanno gradito il modo in cui abbiamo descritto alcuni medici, pronti a propinare farmaci inutili, o peggio dannosi, solo per un ritorno economico.

 

Scritto da Piero Cinelli
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