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Riccardo Tozzi: la rivoluzione del cinema italiano

Attualità, Interviste, Trade

11/02/2011

Riccardo Tozzi è Presidente di Cattleya Spa, Presidente dei Produttori Anica e Presidente designato dell'Anica.

La quota di spettatori del cinema italiano è in costante aumento nell'ultimo periodo, con picchi del 65% a gennaio, impensabili fino a ieri. Si può parlare di una grande rivoluzione che è avvenuta proprio sotto i nostri occhi? 

E' il frutto di dieci anni di lavoro del gruppo di autori e produttori ed anche distributori, che hanno messo in moto un grande processo di modernizzazione che ha fatto nascere il nuovo cinema italiano. Dentro ci siamo noi, assieme ad altri produttori indipendenti, e soprattutto Medusa, Rai Cinema oltre a Warner, Universal, e adesso anche Fox e Eagle, e poi tutti gli autori, scrittori, attori. Abbiamo fatto un gran lavoro che negli ultimi quattro anni ha portato stabilmente la quota del cinema italiano al 30%, rispetto al 12% della fine degli anni novanta. 

Questo quadro idilliaco può essere minacciato dalla tassa di scopo e dallo stallo degli incentivi fiscali?  

Il prelievo sul biglietto per finanziare il tax credit e quel poco di Fus, che è poco ma indispensabile come ho più volte detto, è una cosa assurda. Un fondo pubblico finanziato con contributo dei privati è poi una barzelletta. Detto questo, se non ci sarà tax credit e non ci sarà il rinnovo del Fus, non ci sarà più questo bel cinema italiano e questo vorrà dire un disastro generale. Un disastro non solo per i produttori, ma anche per i distributori e gli esercenti, perché quando il cinema italiano viaggia sopra il 60%, ma diciamo che a fine anno si è intorno al 40-50%, è una mazzata che colpisce tutta l’industria, e siccome questo Governo non è in grado di cacciare una lira di tasca sua per fare questi provvedimenti, e le prospettive della situazione finanziaria italiana sono di peggioramento e non di miglioramento (e probabilmente noi ci troveremo alla fine del semetre con ulteriori tagli anche drastici, perché gli effetti della crisi ancora non si sono dispiegati del tutto), credo che con una pistola alla tempia dovremmo accettare un provvedimento strutturalmente iniquo piuttosto che nessun provvedimento. Il provvedimento strutturalmente iniquo ci potrà portare qualche danno ma anche dei benefici, la mancanza del provvedimento ci distruggerebbe. 

Quindi lei è più vicino alla posizione dei 100 autori piuttosto che a quella degli esercenti? 

Diciamo che questa è la posizione dei produttori. É un male, lo riconosciamo e, comunque prelevare un euro secco è eccessivo, semmai dovrebbe essere una percentuale. Io condivido il sentimento degli esercenti, anche in parte dei distributori, ma credo che senza questi provvedimenti perderemo la metà del cinema italiano e loro sarebbero danneggiati quanto noi. Ormai abbiamo capito che il Governo è in una situazione in cui non è in grado di finanziare questi provvedimenti. E la situazione va risolta ora, perché nei prossimi mesi non potrà che peggiorare per il Paese. 

Ma non crede che sia sempre un palliativo?

No, perchè avremmo il tax credit e il Fus finanziati per tre anni e noi potremmo crescere ancora. Penso che un prelievo del 10% potrebbe avere un effetto, non di diminuire la quantità di spettatori ma di rallentarne l’aumento. Fra un rallentamento dell’aumento, che può derivare dal prelievo, e una drastica diminuzione del numero di spettatori, dovuto alla mancanza di film italiani, penso che tutto il sistema opterebbe per questa seconda ipotesi. Fermo restando che se qualcuno degli esercenti mi dicesse che è una cosa che ‘fa schifo’, io non potrei che dargli ragione.  

A proposito delle Windows, sembra che in questo momento stiano aumentando le distanze tra i vari player.  Lei cosa ne pensa?  

Le windows dovranno avere un’evoluzione, però è estremamente importante che sia un evoluzione decisa insieme dai rappresentanti di tutti gli anelli della filiera, perché sono tutti comunicanti e quindi non si può agire arbitrariamente. Bisogna agire capendo bene qual è la situazione di ciascuno. Credo che con pazienza e con ragionevalozza si arriverà ad un accordo.  

Un'ultima domanda su Cattleya, sempre più centrale nella produzione di un 'nuovo cinema italiano'. 

Indubbiamente noi abbiamo sperimentato molto. Abbiamo sperimentato per primi l’uso sistematico dei libri, l’uso del remake, la commedia non strettamente comica, i film d’autore. Un grande lavoro di sperimentazione che, come è noto, all’inizio non paga, di cui adesso cominciamo a vedere i risultati. 

Quali sono i progetti attualmente in cantiere? 

Per quanto riguarda le commedie cominceremo adesso il seguito di Lezioni di Cioccolato con la vecchia coppia Luca Argentero e Hassani Shapi, diretto da Alessio Maria Federici, un esordiente, che ha lavorato molto con noi e debutta ora alla regia. Faremo naturalmente Benvenuti al Nord e probabilmente in autunno gireremo un altro remake di un film spagnolo L’altro lato del letto dall’ originale L’uomo perfetto. Poi abbiamo parecchi film d’autore: a partire da  Stefano Sollima con il quale gireremo A.C.A.B., acronimo di ALL COPS ARE BASTARDS, un film tipo la serie di Romanzo Criminale, il mondo dei poliziotti di strada e gruppi che li fronteggiano, tratto da un libro di Carlo Bonini. Poi avremo il film sulla strage di Piazza Fontana di Marco Tullio Giordana, il film di Gabriele Salvatores da libro di Nicolai Lilin, Educazione siberiana. Intanto siamo in uscita con Terraferma di Emanuele Crialese che sarà pronto prima dell’estate e con Quando la notte di Cristina Comencini che sarà pronto subito dopo l’estate. 

Quindi uno a Cannes e l'altro a Venezia? 

Questa è l’ipotesi più ottimistica.

 

Scritto da Piero Cinelli
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