questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Renzo Martinelli

Interviste

30/01/2006

Scomode verità

Intervista a Renzo Martinelli, regista de Il mercante di pietre

Lei ci ripropone un'altra pellicola con una storia forte: cosa l'ha attratta in questa storia?
Ho voluto raccontare la storia di un cattolico convertito all'islam (Harvey Keitel), un insospettabile con un passaporto regolare, una persona che si muove con facilità in giro per l'Europa, che ufficialmente traffica in pietre preziose con l'Afghanistan e con la Turchia. In realtà è un membro di una cellula "dormiente" di Al Qaeda che opera tra Milano e Torino. Il capo di questa cellula Shahid (Murray Abraham) ha progettato un attentato sul traghetto che collega Calais con Dover. La nave dovrà esplodere per effetto di una "dirty bomb", una bomba sporca, ovvero una bomba riempita di uranio. E dato che i controlli sono sempre più fitti, il mercante si è specializzato in una strategia definita "the dove strategy", la stategia della colomba. Uomo colto ed affascinante seduce una donna e la usa come strumento inconsapevole di distruzione. La donna porta l'eplosivo e non lo sa.  

Qual è stata l'urgenza che l'ha spinta ad affrontare un tema delicato come questo?
Innanzitutto perché io attribuisco un grandissimo valore al cinema, gli attribuisco un valore maieutico, penso che il buon cinema debba tirare fuori allo spettatore delle riflessioni. Ed è quello che ho tentato di fare fino ad ora con i miei film. Inoltre dall'attentato alle Twin Towers sono passati cinque anni e nessun regista al mondo ha sentito l'urgenza di affrontare il tema, oramai nemmeno più tanto occulto, della penetrazione in Europa di cellule che hanno come scopo quello di attaccare la società occidentale. Ritengo che un regista debba vivere il presente e saperlo analizzare a fondo per restituirlo attraverso i suoi film. La storia mi è stata proposta dal mio amico Corrado Calabrò con il suo romanzo Ricordati di dimenticarla. Il romanzo di Calabrò raccontava fatti lontani dal mio modo di fare cinema, però ho fatto un patto con lui: ho tenuto alcuni aspetti del suo romanzo, utilizzando il suo personaggio femminile ma calandolo in una realtà totalmente diversa. Mi sono molto allontanato dal romanzo ma ne è uscita una bella sceneggiatura che poi è diventata il film. Da un lato quindi volevo far riflettere su eventi che stanno sconvolgendo la realtà che stiamo vivendo e, dall'altra parte, l'invito da parte di un amico di lavorare su una storia da lui scritta.

Perchè secondo lei il cinema ha evitato fino ad oggi di affrontare questi problemi?
Per quanto riguarda i cineasti americani trovo comprensibile che non abbiano ancora fatto un film su una tragedia immensa: c'è stata una rimozione collettiva e c'era bisogno di un periodo di sedimentazione. Per quanto riguarda il cinema italiano penso che nessuno abbia avuto il desiderio di raccontare il terrorismo internazionale perché siamo ormai appiattiti da un cinema commerciale, quindi vanno le commedie, i film comici. Il film di impegno civile non paga. Quindi nessuno se la sente più di impegnare denaro su progetti che sulla carta sono molto difficili, economicamente parlando. Sul tema del terrorismo islamico poi entra in gioco anche il timore, la paura, anche a livello inconscio, ma insomma: in Olanda hanno ammazzato Theo Van Gogh. La paura di ritorsioni c'è ed è anche legittima e, tutte queste cause insieme, probabilmente hanno fatto sì che nessuno affrontasse di petto il problema. 

Avete trovato difficoltà nel realizzare il film, dal punto di vista produttivo? Il mercante di pietre è un film complesso, avete girato in vari luoghi…
Abbiamo trovato molte difficoltà di carattere pratico. Ad esempio: nessun porto inglese ci ha dato l'autorizzazione  per girare quindi abbiamo optato per la Scozia; nessuna compagnia di navigazione ci ha dato il permesso di girare sulle navi anche se promettevamo di non mostrare mai il nome della compagnia; insomma è stato faticoso. Ed è stato faticoso anche mettere insieme il cast perché molti attori mi dicevano che gli piaceva la sceneggiatura ma non se la sentivano di accettare i ruoli; francamente era un'eventualità che non avevo calcolato anche perché i compensi previsti per questo film sono stati tutt'altro che miseri. Fondamentale è stato Murray Abraham che è un mio amico e ha lavorato con me per Piazza delle cinque lune e che è riuscito tramite il suo agente a far arrivare la sceneggiatura a Keitel, il quale ci ha pensato un po' e poi ha accettato. Ma il suo coinvolgimento è stato casuale, prima avevamo proposto il ruolo del mercante a John Malkovich, Jeremy Irons, Ralph Fiennes… che ci hanno risposto, con tempi diversi, tutti di no.

Il mercante di pietre è anche una storia d'amore, non è così?
C'è una grandissima storia d'amore. Il mercante che ha messo in atto molte di queste stragi sacrificando "colombe", questa volta si innamora. S'innamora della vittima prescelta, mettendo in gioco tutta l'operazione, e la cellula comincia a sospettare di lui. Il mercante si rende conto che lo "strong believe" vale a dire la forte fede in Allah che ogni musulmano dovrebbe sentire, in realtà deve cedere il passo a qualcosa di ancora più grande, ovvero l'amore. L'amore tra esseri umani. Non c'è nessun credo religioso che possa superare l'amore fra due persone. Il messaggio di fondo è: bisogna recuperare il vero senso dell'essere umano su questa terra che è amore.

Il suo film esce il 24 febbraio. Nei mesi di febbraio e marzo usciranno contemporaneamente o quasi moltissimi film italiani. Cosa ne pensa?
Non trovo che sia negativo anche perché solitamente si programma il film in modo che esca con la stagione fredda, se esci a maggio rischi il suicidio, quindi è normale che in alcuni mesi dell'anno ci sia un sovraffollamento. E poi penso che ogni film ha la sua storia e quindi sarà il pubblico a decidere, come sempre.

Scritto da ADMIN
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA