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Recensione La ragazza che giocava col fuoco

25/09/2009

Cambio alla regia per il secondo capitolo della trilogia Millennium di Stieg Larsson: Daniel Alfredson prende il posto di Niels Arden Oplev. E cambio di registro. L'intreccio umano e sentimentale tra i due protagonisti, il giornalista coraggioso con un debole per le donne Mikael Blomkvist, e la hacker bisex e tostissima Lisbeth Lisander, intorno ai quali ruotava l'ottimo Uomini che odiano le donne, viene sostituito dal thriller. Anche se nel finale del primo capitolo (con lei scappata col malloppo in qualche paradiso fiscale) non lasciasse molte speranze di rivederli insieme, in questo secondo episodio Lisbeth e Mikael non si incontrano mai. Lei viene accusata dell'omicidio di due giornalisti, sparisce dalla circolazione e va a sbattere, come nel suo carattere, con il suo passato, ovvero il padre violentatore cui aveva appiccato fuoco da bambina (e che credevamo morto). Lui è tornato alla guida della rivista Millennium, e sta lavorando ad un'inchiesta molto scomoda sulla tratta delle schiave del sesso dall'Est Europa. Ed il triplice omicidio di cui Lisbeth apparentemente è la principale indiziata, scombussola tutti i suoi piani. Lui non crede alla sua colpevolezza. Anzi si scontra, come nel suo carattere, con la polizia per difenderla. Convinto della sua innocenza, cerca di arrivare a lei prima della polizia, e soprattutto prima di un ex spia del Kbg, un killer biondissimo, che unisce i fili di una storia - tutta giocata sui tempi e sui modi del thriller - dove confluiscono le tracce sporche di sangue.

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Scritto da ADMIN
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