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Recensione Capitalismo: Una Storia d’Amore

07/09/2009

Dopo la disoccupazione nella sua città natale, il possesso di armi, l'amministrazione Bush e la malasanità americana, Michael Moore lancia una nuova sfida, forse, la più 'ambiziosa' tra quelle realizzate fino ad oggi.
Il regista nato nel Michigan se la prende con il Capitalismo stesso e, da questo scontro titanico, ne esce vincitore firmando il suo film più riuscito ed emozionante al punto da riuscire più volte a toccare nel profondo lo spettatore.
Capitalism: A Love Story è un documentario straordinario che intrattiene, commuove e diverte mettendo alla sbarra la filosofia predicata dai guru di Wall Street come qualcosa di inumano e contrario, perfino, alle regole del cristianesimo.
Presentando materiali di repertorio tra cui un emozionante discorso del Presidente Franklyn Delano Roosevelt, Moore alza il livello dello scontro con il sistema, puntando l'indice contro i mali del Capitalismo come qualcosa di estremamente nocivo e perverso in grado di distruggere la vita del ceto medio e delle classi più disagiate in nome di profitti sempre più alti per un gruppo ristretto di persone.


Come nel consueto stile di Michael Moore, Capitalismo: Una storia d'amore racconta casi inquietanti, incredibili, vergognosi e dolorosi: come quello di una donna che, per caso, è venuta a conoscenza del fatto che in nome di suo marito, padre di due bambini e morto di cancro da qualche tempo, era stata intitolata un'assicurazione sulla vita da parte dell'azienda per cui lavorava. O come il mercato degli sfratti che favorisce un determinato gruppo di persone intente a lucrare e a trarre profitto dalle tragedie degli altri. Uno dei momenti più eclatanti del film è quando Moore porta alla luce la cosiddetta assicurazione del 'contadino defunto': una pratica estremamente diffusa dalle aziende americane che, in compenso, oltre a sottopagare i piloti d'aereo, immediatamente prima della crisi dei mutui subprime hanno guadagnato miliardi di dollari speculando sulle sfortune mediche dei propri dipendenti.
Non solo: Moore punta la sua attenzione sulle magagne di un sistema dove dei veri e propri avvoltoi gravitano sulle disgrazie della povera gente.


A differenza, però, dei suoi film precedenti, Moore va ancora più a fondo: colpendo sia le amministrazioni repubblicane (quelle che hanno favorito la deregulation dei controlli lasciando maggiore spazio ai grandi finanzieri newyorkesi), sia la disattenzione di un ceto politico democratico, eccessivamente distratto nei confronti delle vere esigenze dei cittadini americani.
Capitalimo: Una storia d'amore è, da un lato un epitaffio tragicomico su un sistema pericoloso e fallato che ha rovinato la vita di milioni di persone, dall'altro un requiem per la retorica repubblicana e - più in generale - i cosiddetti 'Chicago Boys' ovvero quel gruppo di economisti aggressivi e vergognosamente inumani che hanno costituito il fondamento della dottrina politica dei governi Reagan e Bush.
Da Roosevelt ad Obama, il film di Michael Moore è un viaggio sorprendentemente divertente nella sua drammaticità, che va dritto al cuore dei problemi e ci fa riflettere sul nostro presente in maniera intelligente e lungimirante.
Una pellicola dal grande impatto emotivo, ma soprattutto un film che segna in maniera significativa un'epoca di riflessione sulle pene portate da dottrine politiche, oggi, diventate, in apparenza dei dogmi irrefutabili e che eppure vanno messi in discussione per la loro incapacità di rispondere alle esigenze dell'umanità.


Alla fine del film non si può fare altro che pensare: 'Dio protegga Michael Moore' una delle poche voci indipendenti, libere ed obiettive.
Un film da non perdere per capire meglio il mondo che viviamo e formarci un'opinione a riguardo come cittadini e come persone che vivono nel ventunesimo secolo.

Scritto da ADMIN
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