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Reality: l’incontro con Matteo Garrone e Aniello Arena

Attualità, Conferenze stampa, Interviste, Personaggi

24/09/2012

(Roma) Vincitore del premio della giuria allo scorso Festival di Cannes ed attualmente nella lista dei titoli italiani da proporre all’Academy per il Miglior Film straniero, Reality di Matteo Garrone approda nelle nostre sale Venerdì 28 Settembre.

350 copie per questa commedia agrodolce composta di un cast napoletano di rara bravura, a partire dal suo protagonista, Aniello Arena. Detenuto nel carcere di Volterra per un ergastolo, Arena fa parte da dieci anni della Compagnia teatrale della Fortezza, diretta da Armando Punzo.

La storia raccontata nel film è quella di Luciano, proprietario di una pescheria nel cuore di Napoli, che porta avanti insieme al cugino Michele. Luciano ha una variegatissima famiglia, composta di moglie, tre figli, più zie, suocera e cugine. Tutti cresciuti con il mito della popolarità televisiva ed in particolare con quello del Grande Fratello, di cui venerano uno dei vincitori, Enzo. Quando a Luciano si presenta la possibilità di partecipare alle selezioni della nuova edizione del programma, accetta di fare un tentativo per gioco ed accontentare i figli piccoli, finendo però per crederci veramente. L’idea di poter diventare anche lui un’icona e di poter così regalare alla sua famiglia una vita diversa, gli farà iniziare però una lenta discesa all’inferno…

Questa mattina alla conferenza stampa romana l’attenzione era ovviamente per Arena, riuscito ad intervenire grazie ad un permesso speciale.

Arena come è andata sul set? Com’è lavorare al cinema rispetto al teatro?

“Il teatro è sicuramente diverso, ma Garrone ha un modo sicuramente ottimo di lavorare. Il suo girare tutto in sequenza ti consente di lavorare sul personaggio in maniera più approfondita e man mano che si andava avanti nella lavorazione sentivo che Luciano stava divenendo sempre più mio”. Gli fa eco Nando Paone che interpreta il cugino Michele: “ Al cinema si dovrebbe girare sempre come ha fatto Matteo, questo ti permette di concentrarti di più sulle tue emozioni”.

“ In comune con il teatro ho trovato il dialogo tra attore e regista – prosegue Arena – ogni giorno andavo sul set e parlavo con Matteo di come girare una determinata scena, in questo abbiamo fatto un vero e proprio viaggio”.

Come l’ha cambiata ed aiutata l’esperienza teatrale in carcere? “Avvicinandomi al teatro mi sono formato, sono cresciuto interiormente. Questo perché ogni sera tornando in cella, dopo una giornata di prove, sentivo l’esigenza di mettermi in discussione. Per questo dovrò ringraziare sempre Armando Punzo. Andare in scena mi aiutava a capire meglio la vita reale. Io sono un detenuto, ma sono anche altro”.

Ci parli del personaggio di Luciano..”Luciano mi somiglia per tante cose a partire dalla simpatia. La sua tendenza a sdrammatizzare, a prendere le cose con allegria e leggerezza è anche un mio tratto caratteriale. Man mano che si andava avanti con la lavorazione l’ho poi fatto diventare sempre più mio, ecco in questo penso di aver dato il massimo”.

Che rapporto ha lei con la televisione di oggi? “ Ovviamente la guardo perché in carcere c’è solo quello. Naturalmente ho seguito la prima edizione del Grande Fratello, perché era il fenomeno del momento, ma se dovessi dire che mi piace mentirei. Mi piacciono i bei film, i classici. E i documentari. Ah sì quelli li guardo sempre con piacere”.

L’alchimia tra i vari personaggi che compongono la famiglia di Luciano è palpabile…" Si perché c’è stata unione dal primo momento. In questo è stato bravo Matteo scegliendo il cast, l’atmosfera ‘familiare’ si è creata subito ed è rimasta”.

“ Io dico sempre che una delle capacità di un regista è quella di saper creare un gruppo – interviene il regista – in Reality è centrale la coralità, la famiglia. Sapevo quindi che se avessi sbagliato a scegliere anche un solo personaggio secondario, gli altri sarebbero crollati”.

Garrone ha parlato delle influenze del nostro cinema in questa pellicola: “ Sicuramente Bellissima di Visconti, dove si parlava di settima arte, ma il senso è lo stesso, la malattia del nostro tempo, dove apparire significa esistere. Fondamentale per me è stata anche l’influenza di De Sica, Monicelli, di Eduardo De Filippo, di tanto di quel cinema nostrano degli anni ’60, che ho cercato di riportare qui. La mia non è una polemica contro la tv, ma solo la parabola di un uomo, che ci fa capire quanto tutti noi siamo facile preda di lusinghe. In questo caso, era la tv”.

Lei ha scelto di dirigere una commedia dopo un film come Gomorra, nonostante abbia ricevuto proposte per continuare su quel filone, addirittura da oltreoceano…

“Gomorra è proprio la causa di un film come Reality. Dopo il polverone mediatico in cui mi sono ritrovato, avevo bisogno di affrancarmi da quel tipo di pellicola, ritrovare la serenità di girare una commedia, il divertimento di mettermi alla prova con un tema più leggero. Si è vero, avrei potuto continuare, chissà andare in America e rimanere abbagliato da quel mondo, come accade al mio Luciano con il Grande Fratello. Ma io credo che una carriera si costruisca anche attraverso dei no”.

 

 

 

 

Scritto da Manuela Blonna
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