questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Quello che so sull’amore: “Il mio viaggio verso la maturità”

Attualità, Conferenze stampa, Interviste

08/01/2013

Quello che so sull’amore non è una commedia romantica ma una commedia drammatica. Hollywood non è spietata ma lavorare negli Stati Uniti prevede il sottostare a regole rigide che hanno creato non pochi problemi a Gabriele Muccino durante la post-produzione del suo ultimo film: Quello che so sull’amore, in arrivo il 10 gennaio nei cinema.

Queste sono le prime affermazioni di un Gabriele Muccino un po’ più rilassato, rispetto ad altre interviste rilasciate in questi giorni, quello che incontriamo alla fine della presentazione stampa di Playing for Keeps, in italiano, Quello che so sull’amore il suo terzo film made in USA, ma non realizzato con una major come La ricerca della felicità e Sette anime, ma con tredici produttori, in maggior parte americani, ma anche europei. Il cast è All American Star e vede protagonista l’attore scozzese ma a tutti gli effetti internazionale Gerard Butler insieme a Jessica Biel, Uma Thurman, Catherine Zeta-Jones e Dennis Quaid. Più il bellissimo e bravissimo Noah Lomax, che ha nove anni, e interpreta Lewis il figlio di George Dryer ovvero Butler.

Prima di avventurarci nelle fatiche incontrate nel portare a termine questo lavoro, diciamo subito che Quello che so sull’amore è un film ben fatto, ben recitato, con non pochi momenti drammatici nonostante gli interventi chirurgici dei produttori che volevano a tutti i costi il romanticismo. Il protagonista è George Dryer un ex-calciatore famosissimo, che a 36anni si è ritirato, e oltre a terminare la sua vita professionale è finita anche quella privata. Perché George negli anni della sua gioventù e del suo successo ha trovato anche il grande amore Stacie (Jessica Biel) e con lei ha avuto un adorabile bambino Lewis ma poi, in seguito ad un tradimento o forse più di uno…, ha perso tutto. Ora che viaggia verso i quaranta ha capito che sono loro la sua famiglia e le persone con le quali vuole vivere e se ne andrà in Virginia con il ferreo obiettivo di riconquistare ex-moglie e figlio. Non sarà facile, Stacie si sta per sposare con un altro uomo e Lewis si riavvicina al padre piano piano, oltre al fatto che gli abitanti della piccola cittadina, tutti piuttosto benestanti, diventano molto invadenti nei confronti di George. Sono borghesi piuttosto annoiati. Le donne si butteranno su George alla ricerca di un diversivo e Carl (Dennis Quaid) lo vede come un possibile compagno per fare affari, grazie al glorioso passato da calciatore. Tutto ciò non farà che rendere ancora più caotica e difficoltosa l’esistenza dell’uomo.

“Ho accettato di dirigere questo script di Robbie Fox – afferma Muccino – proprio perché l’ho trovato un toccante racconto sulle relazioni umane. Quello che so sull’amore è per me un film con i toni da commedia ma essenzialmente drammatico che narra la storia di una crescita. Il viaggio di un uomo verso la maturità. Un tema che ho sentito anche avere molti punti di contatto con la mia vita, anche perché penso seriamente che, se non si vive bene l’età della maturità, la vecchiaia non potrà che essere malinconica e dolorosa. Questi sono i temi che mi hanno portato a voler raccontare questa storia, ovvero il più onestamente possibile, mettere in campo i sentimenti umani, i nostri conflitti, le paure, le insicurezze e un uomo che ha avuto tanto dalla vita ma che ora deve decidere se rimanere un farfallone o crescere e prendersi le sue responsabilità”.

“I problemi con il film sono nati in post-produzione con alcuni produttori e con il distributore - continua Muccino – perché in America un film deve corrispondere ad un genere non può essere un ibrido. Facendo io, invece, dei film che sono sempre degli ibridi, questa volta che non avevo al mio fianco un amico e una potenza come Will Smith mi sono ritrovato a dovere rigirare delle scene, a doverne togliere alcune, e a realizzare un finale che non è quello che volevo io. Non hanno curato la campagna marketing che è decisiva, il trailer non corrispondeva al film e, neppure, la locandina e lo hanno fatto uscire il 7 di dicembre uno dei peggiori fine settimana per gli Stati Uniti. Tutto ciò perché Playing for Keeps è stato classificato come commedia romantica e quindi la mia prima versione non corrispondeva, secondo loro e anche in base ad alcuni test screening e al cinemascore, ai canoni del genere. Precisiamo che, attualmente, in America per commedia romantica si intendono film, come: 27 volte in bianco, Molto incinta, La dura verità, pellicole che qui da noi, in Italia, vanno malissimo perché non ci appartengono e che nemmeno io vado a vedere. E non sono il tipo di film che voglio fare!”.

“Detto ciò – sottolinea Muccino – io sono molto soddisfatto di come, dopo vari compromessi, sono riuscito a chiudere Quello che so sull’amore che poi non è stato il flop che hanno detto perché ha incassato oltre 13 milioni di dollari ed è ancora in sala. Solo che non è finita qui. Mesi fa io ho rilasciato un’intervista a La Repubblica, mentre giravo il film, che uscì con il titolo: “Hollywood è spietata”. Io non penso questo, ma questo è il messaggio che è circolato e che è arrivato alla gente. Anche perché sarei ingrato a pensarlo visto che i miei due più grandi successi, La ricerca della felicità e Sette anime, li ho realizzati con la Sony. Io ho cercato di spiegare come funziona tutta la genesi di un film negli Stati Uniti e di come, per questo film che non avevo un produttore che mi spalleggiava nelle mie scelte, ho dovuto lavorare in un modo faticoso, articolato e anche dovendo mettere da parte alcune mie precise scelte artistiche. Ora ho imparato la lezione e saprò meglio come comportarmi in futuro. I primi due film in America sono andati lisci come l’olio perché, ripeto, avere Will Smith come garanzia ti dà carta bianca. Questa volta mi sono scontrato con persone che avevano opinioni differenti - anche perché sostanzialmente c’è una differenza culturale sostanziale tra noi e gli americani – e abbiamo cercato una soluzione che fosse la più omogenea possibile e che potesse accontentare le richieste di tutti”.

“Gli attori sono stati tutti fantastici, estremamente disponibili e complici, infatti, nel periodo delle riprese non vi è stato alcun tipo di problema. Dennis Quaid che è adorabile, oltre che un attore straordinario, ora mi viene a trovare ogni domenica. Si è appena separato e quando ha i figli si catapulta a casa mia così giocano con i miei…”.

Alla domanda se rimarrà a vivere in America e come pensa sarà accolto il film in Italia, Gabriele Muccino sorride: “Certo per ora non ho nessuna intenzione di andarmene da Los Angeles, non è che al primo film che non ha tanto successo uno può mollare tutto. E, poi se questo avverrà, vorrei essere io a deciderlo. Io mi ritengo una persona davvero fortunata, non ci sono registi italiani che lavorano in America. Ma lo sono soprattutto perché ho una rete di salvataggio che è l’Italia. Se non sapessi che posso sempre tornare a casa, dove ho persone che mi stimano e mi vogliono bene, sarei molto più angosciato. Negli Stati Uniti puoi fare cose meravigliose ma sono estremamente competitivi e questo non aiuta di certo a darti sicurezza e tranquillità. Credo che al pubblico italiano il film piacerà e che non si faranno travisare da tutte le polemiche che lo hanno preceduto. Ne sono sicuro, di questo sì. Vedremo come andrà ma lasciatemi questa certezza!”.

Quello che so sull’amore, in 450 copie, distribuisce Medusa dal 10 gennaio 2013!

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA