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Quelle strane occasioni con Marilyn a Londra

Attualità, Recensioni

31/05/2012

Ispirato al libro di memorie di Colin Clark, Marilyn (My week with Marilyn) è un film che appartiene al genere del “Cinema sul cinema” con protagonista Michelle Williams (l’ex moglie di Heath Ledger) nei panni della più grande diva di tutti i tempi.

Il film descrive l’amicizia intima tra Marilyn e un terzo assistente alla regia, in seguito, diventato un regista di documentari abbastanza celebre nel Regno Unito, ma non solo. La scena dove si svolge l’azione è il set londinese de Il principe e la ballerina, “drammatica” esperienza di lavoro europea come protagonista e come produttrice di Marilyn Monroe al fianco di Sir Lawrence Olivier che ebbe non poche difficoltà a dirigere l’attrice impegnata a seguire il cosiddetto ‘Metodo’ di Lee Strasberg.

Lo scontro di culture, ma – soprattutto – l’insofferenza di Olivier per i ritardi di Marilyn, le sue amnesie e il suo temperamento difficile, fecero in modo che il giovane Colin si avvicinasse a Marilyn e, in un momento di debolezza, all’indomani della partenza del marito di lei, il commediografo Arthur Miller per gli Stati Uniti, vivesse qualche giorno a fianco alla Diva pur non ottenendo in cambio alcun favore sessuale, nonostante un’evidente intimità di cui avrebbe potuto approfittare.

Per quanto fedele al libro stesso, Marilyn appare sin da subito come un racconto artificioso, incentrato su un’interpretazione interessante da parte di Michelle Williams che per questo ha vinto il Golden Globe ed è stata anche candidata all’Oscar. Eppure per tutto il film chi ama davvero Marilyn Monroe e la sua leggenda non riesce davvero a pensare che la Williams ‘sia’ davvero Marilyn Monroe e che la storia dinanzi ai nostri occhi dica davvero qualcosa in più rispetto all’enigma dato dalla Monroe, un misto di lucidità e fragilità, di calcolo e di generosità, di sensualità e razionalità.

Per quanto divertente e riuscito il film interpretato anche da Judi Dench, Julia Ormond e Toby Jones è più un divertissment che un’esplorazione del fenomeno Marilyn raccontato da un testimone privilegiato che per qualche giorno è stato annoverato tra gli amici della diva scomparsa solo pochi anni dopo in circostanze ancora oggi da acclarare.

Un film da vedere per la bellezza della sua ricostruzione e per il fascino di una storia abbastanza conosciuta in Gran Bretagna al punto da lasciare non pochi dubbi se, in qualche maniera, sia stata o meno di ispirazione per Notting Hill.

Forse, l’unico elemento a non funzionare è l’idea di riportare il racconto cinematografico a quella ‘wittiness’ ovvero quella ‘spiritosaggine’ tipicamente britannica che pur funzionando sulla carta, sullo schermo sembra ledere al risultato finale del film che, certamente, poteva risultare più drammatico.

Al tempo stesso, però, bisogna anche riconoscere che questo è certamente il film più interessante dedicato a Marilyn Monroe che beneficia di uno stile e di un grande valore produttivo, rispetto a produzioni dove si pensava di mettere una parrucca bionda ad un’attrice per renderla in qualche maniera vicina ad una Diva oggi considerata unanimemente una vera e propria icona di fascino e bellezza.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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