questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Quella testa di legno di Pinocchio fra Collodi ed Enzo d’Alò!

Attualità, Interviste

18/02/2013

‘Acciderbolina’ come dice sempre Pinocchio quanto è bello, complesso, angosciante e vivace proprio come la vita questa nuova versione della famosissima fiaba, portata in animazione da Enzo d’Alò, attenendosi scupolosamente al vero padre del burattino: Carlo Collodi. Un’opera maestosa per la quale sono serviti quattro anni di lavorazione alla quale d’Alò si è dedicato avvalendosi di Umberto Marino come co-sceneggiatore, dell’artista Lorenzo Mattotti per i disegni dei personaggi e delle ambientazioni e con le musiche originali di Lucio Dalla. Anche il doppiaggio è impressionante che vede il piccolo Gabriele Caprio come Pinocchio, il suo vero padre Mino Caprio come Geppetto, Mangiafoco è Rocco Papaleo, Lucignolo è Paolo Ruffini, il Gatto è Maurizio Micheli, la Volpe Maricla Affatato e il Pescatore Verde ha dato la voce Lucio Dalla.

Ci sono molte canzoni nel film interpretate da artisti come Nada, Leda Battisti e Marco Alemanno, compagno di Dalla, che ci ha donato un ricordo del perché il grande musicista avesse voluto partecipare a questo progetto. Un film molto personale per d’Alò che afferma di essersi attenuto al testo di Collodi, ancora attualissimo, e anche molto forte, una vera metafora dell’esistenza dove questo bambino disubbidiente è la controparte del cercare di comprendere quali sono le aspettative di un genitore, in questo caso di un padre, e come vengono puntualmente disattese. “Ho riletto il romanzo di Collodi sotto questa nuova luce. Mentre Geppetto costruisce Pinocchio, si rivede nel suo volto. Immagina ciò che Pinocchio vede quando lo guarda. Si accorge di trasformarsi nel padre di se stesso. Nel bambino-burattino rivede il suo passato e, anche, le aspettative perdute. Si emoziona. Ha nostalgia per le scelte che non ha mai fatto. Forse Geppetto costruisce Pinocchio nella speranza di non finirlo mai? Il suo obiettivo è il percorso, la fantasia interiore che scatena il processo di creazione: è il suo punto di vista di bambino perduto ad immaginarsi tutta la storia. Il rimpianto, la memoria, il futuro e le aspettative diventano Pinocchio”.

Enzo d’Alò complimenti per il coraggio di intraprendere l’avventura di fare l’ennesima versione della fiaba di Pinocchio, come film di animazione, però con un punto di vista che non avevamo mai visto fino ad ora. Che cosa l’ha spinta a volere realizzare questa impresa? “Ho riletto il libro di Carlo Collodi del 1883, che è il terzo libro e non religioso più letto nel mondo, visto che i primi due sono la Bibbia e il Corano e ci ho trovato dentro la vita, l’esistenza. E’ stato un lavoro lunghissimo, come molti film di animazione, e di bottega. Per quanto riguarda la vicenda che narro che è piena di avventure, di fantasia, ma anche di incubi e di morte, mi sono attenuto filologicamente a Collodi. Invece, per la parte delle immagini, come avete visto il film è coloratissimo, e la tanta musica che vi ho messo ho cercato altri partner. Primo fra tutti Lorenzo Mattotti che ha fatto tutti i disegni del film e poi il lavoro è passato a noi che li abbiamo dovuti animare. Stessa cosa per la musica, ho cercato Lucio Dalla e lui da eterno fanciullo quale era ne è rimasto entusiasta e ha iniziato a pensare alle musiche, scrivendo la canzone dei titoli di coda che ha poi terminato Marco Alemanno e ha doppiato il Pescatore Verde, un personaggio che non appare quasi mai nelle altre versioni della storia. Mi sono poi molto appassionato anche alla vita di Collodi e lui che era anche un critico di musica e adorava Rossini, per rendergli omaggio, in alcuni punti del film ci sono degli accenni presi dalle grandi opere del genio pesarese”.

Quando pensa a questo film a quale pubblico lo vede indirizzato perché il suo Pinocchio ha momenti veramente inquietanti… “Non ci penso mai in realtà a questo aspetto. I film li faccio per me ma, attenzione, non per una questione egoistica ma perché devo essere io il primo ad emozionarmi… come faccio a pensare che si emozionerà il pubblico se non ci credo nemmeno io. Quindi racconto solo quello che mi appartiene e che so potere rendere al meglio e che, soprattutto, in qualsiasi forma sia raccontato, abbia a che fare con le relazioni umane che sono la linfa della nostra vita. In Pinocchio c’è tutto: mascalzoni, bambine turchine che lo salvano, un padre che lo adora, un cane che diventa il suo miglior amico, le tentazioni vedi il Paese dei Balocchi e poi lui un monello che non dà retta a nessuno ma pagherà cara ogni sua ‘malefatta’ ecc…, un arcobaleno di situazioni che mi hanno permesso di spaziare su tutte le sfaccettature che possono accadere in un’intera esistenza, un’esistenza molto ricca e fantasiosa, questo è certo!”.

Il film guardandolo sembra di fattura assolutamente tradizionale, magnifici e coloratissimi disegni e personaggi, ma in realtà come ha lavorato? “In realtà il mio Pinocchio è un ibrido perché – come dicevate – in pre-produzione Lorenzo Mattotti ha creato questi magnifici disegni e poi noi li abbiamo animati usando le tecniche più sofisticate e moderne che esistono. Quello che mi premeva è che il risultato fosse un film tradizionale come lavora Mattotti che prende i suoi fogli e con forza sovrumana comincia a disegnare spezzando i suoi pastelli a cera, è uno spettacolo vederlo al lavoro… ma in realtà non è stato realizzato solo in questo modo, questo vi spiega anche perché ci sono voluti quattro anni di lavoro, circa 500 persone che vi hanno preso parte e quattro studi internazionali di animazione che sono intervenuti. Io penso che la cosa principale sia sempre la storia che racconti, in base a quella, scegli che tecnica di animazione utilizzare”.

Pinocchio che è stato presentato al Festival di Venezia 2012, nella sezione Giornate degli Autori, ha ricevuto critiche eccellenti e sappiamo che il film è già stato venduto in vari Paesi… “Confermo. E vi dico anche che moltissimi Paesi non lo doppieranno vogliono portarlo in sala nella versione originale. Ho sempre pensato a questo film come ad una locomotiva che partiva a tutto vapore e poi andava a rallentare, che è quello che fa Pinocchio nel film, e così è andata. Il film è piaciuto moltissimo ora spero di ripartire quando arriverà nelle sale giovedì 21 febbraio”.

Prima di terminare l’incontro Marco Alemanno ci tiene a ricordare che: “Lucio era felicissimo di avere lavorato a questo film. Lui era un eterno Peter Pan e anche un Pinocchio. Come Federico Fellini era un bugiardo ma loro due erano bugiardi buoni, creativi, fantasiosi. Anche Fellini aveva in mente di realizzare una sua versione di Pinocchio e non fece in tempo, lo stesso è successo a Lucio che non ha visto il film finito. E, così, la pellicola è dedicata a lui”.

Vi ricordiamo che Pinocchio di Enzo d’Alò sarà nelle sale da giovedì 21 febbraio, distribuito dalla Lucky Red.

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA