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Quel pasticcio veneziano di The Hurt Locker

Attualità, Eventi, Personaggi

09/03/2010

Sembra proprio un film nel film, questo a lieto fine, il caso The Hurt Locker, il film che ha vinto 6 Oscar, dopo essere stato snobbato pesantemente dall'intellighenzia critica e festivaliera del nostro lungimirante paese. Vengono i brividi a leggere l'intervista al Corriere della Sera di Sandro Parenzo, distributore italiano del film e promotore della presentazione veneziana, dove il film fu affossato sia dalla giuria che dalla critica più blasonata, in un gioco al massacro che non deve essere stato affatto piacevole nè per la Bigelow e nè per Parenzo. Una vicenda di ordinario orrore festivaliero? Quanti film ogni anno vengono sacrificati per vari motivi dalla macchina dei principali Festival senza avere nessuna altra chance e quindi condannati alla sparizione? La vicenda di The Hurt Locker a distanza di un anno e mezzo viene ribaltata in modo eclatante dai 6 Oscar tributati al film dalla massima 'autorità' in campo cinematografico, l'Academy Awards con i suoi 6mila votanti. Ma quanti altri film non hanno avuto la stessa fortuna? Rileggere questa vicenda oggi, apre scenari poco rassicuranti e le parole di Parenzo, che dice che il film fu sacrificato dalla giuria presieduta da Wenders per un Premio annunciato a Silvio Orlando, fa pensare. Non è la prima e non sarà l'ultima volta che la giuria di un Festival (e la sua Direzione artistica che l'ha nominata e la coordina) venga messa sotto accusa, Vedi recentemente le polemiche sollevate dai vertici di Raicinema. Ma questa volta il boomerang fa più male, nonostante l'anno e mezzo trascorso dal misfatto veneziano, perché danneggia molto pesantemente la credibilità di Venezia di fronte all'intera comunità di Hollywood.

Ma torniamo a quel settembre 2008. «Ci dettero un paio di premiolini - ricorda Parenzo - assolutamente marginali che nessuno sognò di ritirare. Lei (Kathryn Bigelow) rientrò negli Stati Uniti giurando che non avrebbe mai più messo piede a Venezia in tutta la sua vita e la sua carriera. Lo ha detto a mezza Hollywood raccontando tutta la storia. E io mi chiedo, anzi lo chiedo alla Mostra del cinema: dopo queste nove nomination e dopo il silenzio di Venezia, quale grande regista americano vorrà ripetere l' esperienza assurda di Kathryn Bigelow?». Al danno si aggiunse la beffa della critica nostrana. Qualcuno avrebbe gridato al complotto.

Paolo D'Agostini su Repubblica scrisse: "...Resta un dubbio sull' atteggiamento «ideologico» (ambiguo?) del film. ... E gli iracheni restano una massa indistinta". Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera lo giudicò indegno del concorso: " ... Un ultra-tradizionale film di genere, girato naturalmente con professionale abilità, ma sprovvisto di quelle qualità che dovrebbero giustificare la selezione in concorso... Due ore e dieci di azione e tensione ma anche di luoghi comuni". Stesso giudizio per Gloria Satta sul Messaggero: "Il titolo della Bigelow finisce per aggiungersi alla lunga lista di visioni incerte proposte da questo concorso". Per Il Sole 24 Ore il film era invece stereotipato. Tra i pochi a salvare il film Alberto Crespi su L'Unità e Gian Luigi Rondi sul Tempo. The Hurt Locker uscì qualche settimana dopo in Italia incassando 132 mila euro.

 

 

Scritto da Piero Cinelli
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