Intervista a Ray Liotta
(Aruba, Antille Olandesi) Protagonista di una divertente Master Class moderata dal direttore del Festival Internazionale di Aruba, il critico Claudio Masenza, Ray Liotta ha ripercorso la sua carriera partendo dall’omaggio che gli è stato tributato attraverso la proposta della versione restaurata di Goodfellas “Non vedevo quel film da quando è uscito oltre vent’anni fa.” Spiega l’attore “Al mio fianco c’era mia figlia che ha tredici anni ed è rimasta davvero sbalordita dalla storia e dalla forza della pellicola diretta da Marty. Sono molto contento che abbia potuto vederlo per la prima volta sul grande schermo perché quella è sempre la visione migliore. Per me, invece, come sempre, non è stato facile rivedermi sullo schermo. Un interprete ha sempre delle grandi difficoltà ad essere obiettivo quando si rivede e, soprattutto, a mantenere una certa oggettività senza volere essere troppo critico.”
Si dice che Goodfellas potrebbe diventare una serie televisiva…cosa ne pensa? Crede che la storia possa essere esplorata ancora?
Sinceramente non credo. Quei Bravi Ragazzi – Goodfellas ha raccontato tutto quello che c’era da dire su quella storia e quei personaggi. Dopo quella serie di eventi il protagonista della storia, Henry Hill non ha fatto più nulla fino a quando è morto qualche giorno fa. Martin Scorsese non voleva che io lo incontrassi prima delle riprese del film, così qualche tempo dopo l’uscita del film, mentre mi trovavo in un bowling a giocare con degli amici a Los Angeles mi si è avvicinato un tizio e mi ha detto: “Ciao Ray, sono Henry Hill.” Ci siamo messi a parlare e lui mi ha detto: “Sai, sei stato davvero bravo a interpretarmi sullo schermo e a non esagerare. Mi hai ritratto come una brava persona. Grazie!” E io gli ho detto “Henry, ma hai visto il film?” E lui sempre più convinto diceva “Sì, sì quello sono proprio io…” Io non avevo idea che uno che tradisce i suoi amici e la moglie e si comporta come il mio personaggio possa essere considerato uno a posto, ma in ogni caso non mi sono messo a discutere. Qualche anno dopo stavo andando ad un brunch ad un ristorante messicano a Venice e l’ho visto completamente fatto appoggiato ad un albero, pressoché irriconoscibile. Mi ha detto qualcosa, ma io non ho capito una sola parola di quello che mi diceva.
Quindi se la serie televisiva non vuole raccontare la storia di uno fatto come un puzzola con la schiena contro l’albero non credo ci sia altro da dire rispetto a Goodfellas.
Perché Scorsese non voleva che lei incontrasse Hill?
Marty era interessato al fatto che io mi concentrassi sulla sceneggiatura. Avevo ascoltato diverse registrazioni di Hill e quello doveva ‘bastarmi’. Sia lui che lo sceneggiatore Nicolas Pileggi temevano che l’incontro con Hill mi avrebbe influenzato rispetto a certi cambiamenti che aveva necessariamente dovuto subire la storia.
Lei spesso interpreta ruoli da cattivo…
La realtà è che ho interpretato tantissimi film, ma quelli in cui faccio il cattivo, forse, sono più ‘potenti’ e visti rispetto agli altri. Non sono un cattivo, pensi che nella vita non ho mai fatto a botte nemmeno una volta e tutta questa aria da duro è qualcosa che, appartiene di più alla sfera della fantasia che a quella della realtà. In Killing Them Softly io sono la persona più carina là in mezzo: Brad Pitt fa il killer e tutti gli altri provano ad ammazzarmi.
Quali qualità apprezza di più nei regista con cui lavora?
Non credo che ci sia nulla di più appassionante di lavorare con un regista che dimostra davvero una grande determinazione ed entusiasmo nel raccontare storie completamente inventate. Sono stato molto fortunato: girare con Martin Scorsese, con Jonathan Demme, con Ridley Scott solo per citarne alcuni, mi ha permesso di trovarmi al fianco di persone così piene di passione nell’inventare e nel permettere a me come attore di fingere. Tutto quello che noi facciamo è giocare ai cowboy e agli indiani.
Come lavora con un regista?
Non mi interessa parlare con persone che ti dicono di andare più veloce, più piano e così via…se un regista ti ha scelto deve anche darti fiducia e quando ha qualcosa da dirti deve essere legato alla storia e non alla sua interpretazione. Mi piacciono i registi con cui possiamo giocare a fingere.




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