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Quei simpatici morti viventi di Romero

09/09/2009

C'è chi si è scandalizzato per il fatto che Survival of the Dead di George Romero sia stato messo in concorso. Francamente non riusciamo a capire la questione, Romero è indiscusso maestro del genere horror che sfocia nello splatter con protagonisti gli zombie. Se non è di gusto di qualcuno questo non vuol dire che non debba essere al Festival. Inoltre George Romero è un signore divertente, ironico, intelligente e impegnato. Per la sesta volta torna sul tema dei morti viventi - dopo La Notte, Il Giorno, La Terra e Il Diario, e ogni volta lo fa in maniera diversa. Punto fermo, la metafora, anche piuttosto esplicita, ideologica, politica. Questa volta il film è un western in stile zombie, con due famiglie che si combattono, circondati da gente morta e dimenticando totalmente chi è il vero nemico. In una piccola isola al largo delle coste del Nord America i morti iniziano a rianimarsi seminando il panico tra gli umani sopravvissuti. Nessuno riesce ad uccidere i propri cari trasformandosi in zombie. Gli O'Flynn e i Muldoon sono le due famiglie che possiedono i terreni dell'isola ma non sono i soli a spararsi fra di loro. Il soldato Crocket, insieme al suo gruppo di addestrati guerrieri, inizia a sterminare le inquietanti creature. Giudicato colpevole dalla popolazione di 'omicidio di vicini ed amici', viene bandito. Una volta raggiunta la terra ferma troverà l'appoggio in un gruppo di esseri umani con i quali decide di assaltare l'isola. Ma la popolazione, diventa morbosa e perversa, convive con i propri cari mostri incatenandoli in casa e fingendo una vita normale. Non sarà facile provare a riportare l'ordine.


"E' ovvio - ci dice subito Romero - che per me i veri zombie sono gli umani. La mia simpatia da sempre è per gli zombie, perché li vedo delle creature innocenti che si possono far fuori facilmente, che sono goffi e quasi inoffensivi".


Lei è considerato il padre dell'horror politico, attraverso cinque film ha fotografato - con il suo stile - i mutamenti della società americana e, possiamo dire, in generale degli esseri umani_ "Sono d'accordo. - continua Romero - O, almeno, questo è sempre stato il mio intento. La notte dei morti viventi era legato agli sessanta. Il film non aveva un intento politico preciso ma era il risultato della mia osservazione della società americana in quegli anni di razzismo, violenza nelle strade e Guerra Fredda. Ora con Survival of the Dead il principio è lo stesso. Non mi prefiggo di prendere di mira un determinato problema, ad esempio, la guerra in Iraq. Ma è fuor di dubbio che il messaggio del film è la stupidità umana, verso la quale non riesco a rassegnarmi. Tutti vediamo dei nemici ma sbagliamo il bersaglio. Continuiamo a farci la guerra fra di noi dimenticandoci completamente di chi ha realmente scatenato tutto questo malessere".


Non c'è un riferimento specifico a qualcosa che sta accadendo e che la turba in particolare come sottotesto a questa pellicola? "Sapete - ci confessa Romero - le idee per un film mi vengono sempre di notte e vi assicuro che ne ho ancora molte nella mia testa. Se devo dire la verità è la guerra eterna e fratricida che si combatte in Medio Oriente e in altri posti del mondo, dove sembra che niente possa cambiare mai che mi ha dato la spinta per scrivere questa sceneggiatura. Come dicevo i vecchi odi e i vecchi nemici non si dimenticano mai. E i nemici non diventano mai nostri alleati. Nemmeno quando ci troviamo a dovere fronteggiare una minaccia ben più grande". Anche questo film è realizzato con un budget ridotto e lontano dagli studios. George Romero ha una vera allergia per le grandi produzioni?


"In realtà sono sempre a caccia di soldi. - conclude Romero - Le idee non mancano, i finanziatori sì, ma solo perché io pretendo il controllo totale delle mie creature. Finalmente ho trovato dei finanziatori che mi lasciano realizzare i film a modo mio. Per Survival of the Dead ho pensato al film come un western classico alla Ford e Wyler, ho rivoluto attori che hanno già lavorato con me e chiesto come location il Delaware per i suoi paesaggi meravigliosi. Hanno detto di sì a tutto e non si sono mai intromessi durante la scrittura o mentre giravamo, di conseguenza, il film è un Romero al 100%. Io posso solo lavorare in questo modo, se mi devo sentire la pistola puntata contro di qualcuno degli studios preoccupato di quanti soldi incasserà_ allora lascio perdere! Ma, per ora, sono in buone mani e continuerò a lavorare".

Scritto da ADMIN
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