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Quattro volte Filippo: Timi al Festival in quattro film!

Attualità, Interviste, Personaggi

07/09/2011

(Venezia) Da molti anni è diventato un attore che i registi si contendono. Filippo Timi, dalla provincia di Perugia con furore, passando per anni di teatro insieme a Barberio Corsetti, è un attore di straordinario talento. E anche molto coraggioso dalla sua interpretazione di Mussolini in Vincere di Bellocchio al medico pedofilo di Ruggine.

Qui a Venezia lo incontriamo per Quando la notte di Cristina Comencini, in concorso, dove è Manfred, un uomo che vive in montagna, isolato dal mondo che lo ha abbandonato e lui ha abbandonato il mondo. Fino all’arrivo di Marina… impersonata da Claudia Pandolfi. Ma, come dicevamo è tra i protagonisti di Ruggine di Daniele Gaglianone, presentato nelle Giornate degli Autori; di Piazza Garibaldi di Davide Ferrario in Controcampo Italiano e in Missione di pace di Francesco Lagi con Silvio Orlando e Alba Rohrwacher (in Giuria al Festival), film della Settimana della Critica. Quattro film alla 68° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Non male…

Timi per prima cosa come si è trovato con Claudia Pandolfi visto che in Quando la notte condividete anche scene di grande intimità? “Non conoscevo assolutamente Claudia e quando ci siamo trovati al provino ci hanno immediatamente fatto provare una scena piuttosto impegnativa e da quel momento ho capito che era scattata la scintilla. C’è una grande sintonia fra me e Claudia perché condividiamo una certa ruvidezza, una propensione alla solitudine che ti fa riconoscere fra simili. Ho capito subito che non era un’attrice convenzionale ma una di quelle capaci di dire la cosa sbagliata nel momento sbagliato. E’ una rock, non convenzionale, che non fa per forza le cose nel modo giusto. E questo mi piace moltissimo. Alla fine del provino abbiamo preso un caffè insieme e ci siamo detti: “Questo film deve essere nostro, perché Manfred e Marina siamo io e te”. Per fortuna anche la Comencini la pensava in questo modo e così è andata”.

Manfred è un uomo tutt’altro che facile. Più volte nel film e da più persone viene ripetuto che non è semplice vivere con lui. Come è stato recitare questo ruolo? “Quando ho letto il libro ho pensato di assomigliare molto a lui. Non sono così orso ma ci vado vicino. Sono un cinghiale direi, essendo umbro. Provengo da una famiglia in cui il padre, mio padre, ha sempre parlato pochissimo, a differenza di mia madre che è la star della casa, e quindi geneticamente e fisicamente mi porto appresso una certa rocciosità, a cominciare dalla voce. Non giudico mai il personaggio che interpreto ma cerco di entrarci dentro amandolo in tutto, fino alle unghie. Anche quando ci sono parti di un ruolo che non mi piacciono, solitamente questo avviene perché fanno parte di me come persona. Quando ritrovo parti di me in un personaggio solitamente sono gli aspetti che amo di meno. Ma tutto questo serve per costruire la parte perché non puoi che farlo attraverso la tua vita. Ad esempio con Manfred ho in comune la sindrome dell’abbandono. Mia madre non mi ha abbandonato come la sua però ho sempre paura che le persone a me care non siano presenti nei momenti in cui io ho più bisogno di loro. Quindi il mio è un ruolo che non si concede, che preferisce trattenersi, uccidere un sentimento, abbandonare piuttosto che subire un abbandono”.

Qual è stata la parte più dura della lavorazione di questo film? “Premesso che per me è un onore essere il protagonista con Claudia Pandolfi di Quando la notte perché è una pellicola che mi piace moltissimo è vero che non è stato un progetto semplice. Il mio ruolo era tosto, poi tanto tempo in montagna, tra neve, gelo, pioggia. Ecco, direi, che i momenti più duri erano quelli quando tornavo a casa ovvero nella mia stanza di albergo a fine riprese. In quei momenti quando mi ritrovavo, come il protagonista del film, chiuso in una stanza in montagna ero assalito da incubi e l’unico modo per sopravvivere era lobotomizzarmi il cervello con i Simpson. Durante tutte le riprese Simpson a manetta per cercare di staccare ma, a volte vi giuro che nemmeno Homer e compagni, riuscivano a scacciare quel ‘diavolo’ di Manfred dalla mia testa. Il film mi ha straziato, mi ha coinvolto completamente”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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