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Quasi amici: due mondi così diversi, incredibilmente vicini!

Attualità, Interviste

21/02/2012

Olivier Nakache ed Eric Toledano, sono due giovani registi, amici, che lavorano insieme da anni. Sono stati loro i primi ad essere positivamente travolti dall’enorme successo del loro ultimo lavoro: Quasi amici, titolo originale Intouchables. In Francia la pellicola è stata vista da circa 20 milioni di persone per un incasso record di 170 milioni di euro e in Germania da 5 milioni di spettatori per un guadagno di 30 milioni di euro.

Venerdì 24 febbraio, arriverà per Medusa in 300 copie nei cinema italiani, e la prossima settimana uscirà negli Stati Uniti. Vedremo le reazioni di Italia e Usa ma, possiamo già dirvi che Medusa ha acquistato i diritti per un remake italiano e la Weinstein Company per quello americano. Inoltre, il Premio Oscar Colin Firth si è detto seriamente interessato a prendere parte al progetto Usa, visto la qualità del film.

Quasi amici è tratto da una storia vera, quella di Philippe Pozzo di Borgo che, attualmente vive in Marocco, e ha dato il benestare ai due registi per narrare la sua drammatica ma incredibile esistenza. Philippe, nel film interpretato dal sommo François Cluzet, è un ricco aristocratico francese che, a causa di un incidente con il parapendio, finisce in una sedia a rotelle. Ad aiutarlo arriverà Driss, ovvero Omar Sy, ragazzo di colore che proviene dalla povera e complicata banlieue parigina. L’incontro fra i due è inizialmente tutt’altro che facile ma la compostezza di Philippe e la vitalità di Driss porteranno il primo a ritrovare un senso sul perché continuare a vivere e, al secondo, a frenare la sua rabbia e trovare un posto nella società.

Tra umorismo ed emozioni Nakache e Toledano sono riusciti a dar vita ad un’opera che non ha nulla di stereotipato, di buonista o di scontato. Si ride e tanto, ma sempre rimanendo, su un piano di realtà. Quello drammatico di chi vive con un handicap.

I due registi arrivati a Roma con Omar Sy che nel film è Driss, e il compositore Ludovico Einaudi che ha curato la colonna sonora ci hanno spiegato come sono riusciti, come hanno lavorato alla sceneggiatura, proprio per evitare di cadere nello scontato. “Prima di tutto avevamo a che fare con una storia vera – ci dice Toledano – e questo rappresentava per noi una grande sfida ma anche una grande responsabilità. Poi abbiamo cercato di scrivere osservando la realtà, in maniera, secca, pragmatica, cercando di tenere un registro alto della commedia. Non ci siamo posti nessuna barriera, nessun filtro, nessun limite se non quello della capacità di rappresentare ciò che avevamo visto e vissuto. Prima attraverso un documentario, realizzato anni fa che raccontava la storia di Philippe e Abdel – che nel nostro film abbiamo chiamato Driss -, poi conoscendo i veri protagonisti e anche cercando di ritrarre una Francia contemporanea”.

“Questo è l’aspetto che maggiormente mi ha spinto ad accettare di musicare, per la prima volta in vita mia, una commedia. – commenta EinaudiQuasi amici, con il suo raffinato e sottile humor, mette a confronto la vecchia Europa, borghese, ricca, ma spenta, con la vita di una persona che ha un’esistenza difficile ma nelle cui vene scorre il sangue. Questo mi ha fatto, ulteriormente riflettere sulla necessità, ora, subito, che abbiamo di integrarci con le altre culture. Perché il futuro è adesso e solo in questo modo possiamo far risaltare al meglio i nostri antichi valori confrontandoli con quelli nuovi che ci arrivano da persone provenienti da altri mondi, da altre esperienze”.

“Questa è anche la nostra grande speranza – afferma Nakache – che oltre a vedere una storia d’amicizia, potenzialmente impossibile, siamo riusciti ad abbozzare un ritratto della Francia di oggi concentrandoci sul concetto stesso di solidarietà che viene dolorosamente messo alla prova dal divario sociale e psicologico, apparentemente incolmabile, che separa i quartieri eleganti e le più misere periferie di Parigi. Quasi amici è un incontro insolito ed esplosivo tra due mondi che sembrano all’opposto ma che vuole simboleggiare anche l’incontro/scontro tra persone che hanno handicap diversi: fisici o sociali”.

Omar Sy che è al suo quarto lavoro con i due registi e che, dopo l’uscita di Intouchables è diventato una vera star in Francia, ci conferma che non è stato difficile evitare di cadere in trappole buoniste con il vecchio signore comprensivo e il giovane di colore ribelle e ignorante: “Era già tutto nella sceneggiatura – ci dice Sy – quindi io ho solo dovuto recitare, non c’era niente da aggiungere o da mettere a posto. Inoltre conosco Nakache e Toledano da più di dieci anni, quindi ci intendiamo al volo, l’alchimia tra noi è massima. Mi sono sentito molto libero, non ho pensato a nulla se non ad impersonare al meglio Driss. E, non riesco a capire perché l’unico articolo negativo che è uscito sul film, è stato quello di un giornalista di Variety – che tra l’altro l’ha scritto nel settembre 2011 prima che il film uscisse in Francia – dove parla di razzismo e di sfruttamento nei confronti del mio personaggio. Mi dispiace, ma non vi è nulla di più sbagliato. L’unica cosa è che penso che la situazione dell’integrazione fra bianchi e gente di colore in Francia e negli Stati Uniti sia estremamente diversa, e che questo giornalista, non abbia fatto lo sforzo di vedere la nostra storia tenendo conto anche di queste sostanziali e profonde differenze”.

“Non vogliamo sembrare demagogici ma siamo molto felici di portare il nostro film in Italia perché la nostra vera fonte di ispirazione è stato Profumo di donna di Dino Risi. – confessa Toledano – Per tutto il tempo che abbiamo scritto il film e, in realtà è ancora lì, abbiamo tenuto un poster di Vittorio Gassman nel nostro ufficio. Questo tipo di commedie, come anche C’eravamo tanti amati, insomma il vostro cinema degli anni ’60 e ’70, sono stati il nostro punto di riferimento”.

Philippe Pozzo di Borgo ha amato moltissimo il film e nel suo fine umorismo ha detto che ha applaudito ‘con entrambe le mani’. E’ piaciuto moltissimo anche al Presidente Nicolas Sarkozy e a sua moglie Carla Bruni che hanno invitato registi, attori e tutta la troupe all’Eliseo a cena. Una cosa assolutamente non propagandistica, visto che non sono state fatte foto o rilasciate interviste sull’evento, ma, semplicemente come dicono i due registi: “Entrambi adorano il cinema, sono dei grandi appassionati, hanno amato Quasi amici e hanno voluto ricambiare con un’ottima cena e una visita presso la Residenza Ufficiale. Una bella serata, un bel ricordo, per la semplicità dell’incontro... e chi l’avrebbe detto, anche tra noi e il Presidente della Repubblica scorrono mondi molto diversi e lontani ma che possono diventare paralleli”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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