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Quando eravamo emigranti

08/09/2006

In venti milioni siamo emigrati dall'inizio del XX secolo. Rappresentavamo il vecchio mondo alla ricerca di un lavoro in quello nuovo. Ora molti rivedono in noi le stesse speranze. Da come sono accolti sembra che ci siamo dimenticati che cosa vuole dire lasciare la propria famiglia, la propria terra per un'unica richiesta: trovare un lavoro. Nuovomondo di Emanuele Crialese, ultimo film in concorso, racconta in tre atti il dramma dell'emigrazione italiana negli Usa. Applaudito e apprezzato il film riapre i giochi per il toto-premi. Nelle sale da 01 Distribution dal 22 settembre.

Agli inizi del '900, la famiglia Mancuso parte dalla Sicilia per cercare la possibilità di una nuova vita negli Stati Uniti. Prima di imbarcarsi, in maniera apparentemente casuale, si unisce a loro Lucy (Charlotte Gainsbourg), una borghese inglese che deve assolutamente arrivare oltreoceano. Ma all'arrivo alla 'porta d'oro' di Ellis Island, il sogno americano si mostra per quello è: una serie infinita di difficoltà. L'isoletta al largo di New York che radunava gli emigranti appena sbarcati fa cadere le illusioni di queste persone provenienti da tutto il mondo. Crialese, al terzo film, si è fatto conoscere con Respiro, premiato alla Settimana della Critica a Cannes 2002, ha realizzato un film tra sogno e mito che ben fa sperare sul nostro cinema. Non solo su scenari futuri ma anche su scenari ravvicinati in vista magari di portarsi a casa qualche premio in questa edizione della Mostra del Cinema 2006. Nuovomondo è diviso in tre atti di analoga durata – 40 minuti per l'incipit in Sicilia (40 minuti di cinema che ricordano La terra trema di Luchino Visconti con i contadini siciliani che parlano nel loro incomprensibile dialetto e gli spettatori che leggono i sottotitoli, il film uscirà così anche nelle sale), mezz'ora di viaggio ed altri 40 minuti sul ruvido approccio con gli Usa in una storia che cambia colori e atmosfere. Un progetto che il regista di origini siciliane ma cresciuto a Roma accarezza da molto tempo ma che ha previsto una lunga gestazione e realizzazione. Nel risultato però si vede il frutto della fatica, quella fatica su cui è stata fondata la vita dei nostri contadini. Uomini di altri tempi, con grande coraggio, voglia di lavorare, operosità e buona volontà.

Scritto da ADMIN
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