PUPI AVATI
Pupi Avati torna a raccontare il Medioevo, otto anni dopo Magnificat. E lo fa con una sua storia (pubblicata da Mondadori) e in formato colossal. Il film, girato in lingua inglese, è il risultato di un eccezionale sforzo produttivo che dovrebbe riuscire a conquistare anche i mercati esteri. Per il regista: "Si tratta di un’operazione inusuale che ci espone ai rischi insiti nei film ambiziosi. La distribuzione sarà curata da una major, la 20th Century Fox, a livello internazionale. Lo stesso cast è internazionale. Il tipo di storia non ha precedenti: riprendendo i cicli sassoni, tipo Santo Graal, ho voluto ricreare un ciclo latino".
Da dove nasce la sua passione per il Medioevo?
"Direi dalla mia cultura contadina. Durante la guerra sono stato uno sfollato e mi sono formato sulle letture che ricordavano da vicino le avventure dei Cavalieri della Tavola Rotonda. La mia immaginazione ha fatto il resto. Il sogno di imprese, di cavalieri e gesta ha segnato la mia adolescenza. Poterlo realizzare è un sogno che si avvera. L’avevo fatto già con Magnificat ma era un fim didattico, mancava il plot. Qui invece la trama è tutto: è una storia di avventura tout-court".
Un’avventura?
"Esatto. Né dramma, né commedia, né film storico. Ã? un vero film d’avventura e basta. L’azione predomina incontrastata, non c’è una particolare attenzione alla psicologia del periodo, i caratteri dei personaggi vanno desunti dai loro comportamenti. I cavalieri non sono tutti animati dalla fede, per alcuni di loro la Sindone è solo un mezzo per far soldi. Ma alla fine hanno la sensazione di essere lo strumento di qualcosa di più elevato. Tutto ciò che all’inizio sembra reale e palpabile poi cambia e subentra il mistero. Ã? stato molto interessante ricreare quest’aspetto".
Immaginiamo che la lavorazione di un film così diverso dal solito sia stata particolarmente elaborata. � vero?
"Lo sforzo produttivo è stato enorme. Solo per ricostruire le armi e le armature abbiamo speso una gran quantità di energie. Abbiamo lavorato con artigiani specializzati per le balestre, un mastro spadaio di Cuneo ha pensato a un certo tipo di armi, un laboratorio di Todi ha ricostruito gli scudi, per non parlare dei costumi… Poi ci siamo spostati in varie location, dall’Umbria alla Puglia, al Piemonte, al Sahara. Ma l’emozionante più grande è stato girare nella chiesa di Saint Denis, a Parigi, dove per la prima volta è entrata una troupe cinematografica".
Due parole sul cast…
"Il cast è internazionale: accanto al nostro Raoul Bova recita l’inglese Edward Furlong, il tedesco Thomas Kretschmann, il francese Stanislas Merhar. Il film è prettamente al maschile, le uniche donne sono monache. Nei panni della Madre Superiora trovate la mia amica Gigliola Cinquetti. Sono davvero fiero di questi attori".
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