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Provaci ancora,… Cantona. Recensione de Il mio amico Eric

Attualità, Recensioni

09/12/2009

Il mio amico Eric è una commedia insolita nell’ambito del cinema di Ken Loach un film drammatico, ma anche divertente (e a lieto fine…) decisamente unico nel cinema del grande regista inglese.

La storia è quella di un postino di Manchester che tenta il suicidio: i figli adottivi della sua compagna che lo ha lasciato sono coinvolti in piccoli crimini, la figlia naturale è alle prese con la laurea e la maternità in cui lui non le riesce ad essere d’aiuto, l’ex moglie che ha sempre amato e che non vede da anni, è, al loro primo nuovo incontro, ancora bellissima e affascinante, mentre lui si sente – a ragione - ridotto malissimo.

Una drammatica spirale di depressione interrotta, dopo un misterioso rito trascendentale insieme ai suoi amici postini, dall’arrivo nella sua stanza di quello che il film definisce come il più grande centravanti di tutti i tempi del Manchester United: Eric Cantona.

Ed è proprio l’ex giocatore francese, non nuovo al cinema avendo lui avuto ruoli in film come Elizabeth di Shekhar Kapur a diventare consigliere e guida spirituale del postino di Manchester alla stessa maniera in cui Humphrey Bogart offriva suggerimenti al critico cinematografico Felix Leither in Provaci ancora Sam, scritto ed interpretato da Woody Allen.

Sebbene Loach mantenga lo stile ‘urbano’ del suo cinema, Il mio amico Eric è una variazione sul tema che oltre ad un tono certamente più leggero, brilla per seguire diversi piani narrativi a partire dai flashback che ci portano indietro alla fonte del grande dolore del protagonista e al tentativo di riconquistare la donna perduta e di scacciare l’infelicità.

Un film interessante e originale in cui il proletariato metropolitano protagonista del cinema di Loach è al centro di un’altra piccola epopea, in cui il regista, grazie anche alla presenza di Cantona, si diverte a mostrarci una fiaba postmoderna, impreziosita dalla presenza di uno sportivo carismatico e autorironico in una parte confezionata su di lui che – in prima persona – ha voluto essere il produttore di questo insolito brillante film di speranza e redenzione.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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