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Prince of Persia - La recensione

Attualità, Recensioni

20/05/2010

Non è facile tirare fuori un film da un videogioco. Ancora meno quando il videogioco ha le dimensioni di Prince of Persia. Certo il nome di Jerry Bruckheimer, ideatore e produttore della franchise Pirati dei Caraibi, anche quella tratta da un videogioco e da un parco a tema, dovrebbe rappresentare una garanzia. Ma la coppia Mike Newell - Jake Gillenhaal non è paragonabile a quella di Johnny Depp - Gore Verbinski, come gli sceneggiatori Yakin e Miro non sono Rossio & Elliott. Manca soprattutto la 'leggerezza del tocco' e la mirabolante nonchalance di Verbinski, manca un pò di cuore, mentre Mike Newell, non aiutato dalla pressione di un budget astronomico e dall'ambizione di creare una nuova franchise miliardaria, ha spinto maggiormente l'accelleratore verso le acrobazie tecnologiche, i movimenti di macchina, i ralenty. Detto questo lo spettacolo c'è, e magari con minori aspettative, il divertimento è assicurato. L'atmosfera esotica e fiabesca è perfettamente ricreata, accompagnata da scenografie sfarzose e di notevole suggestione. Jake Gyllenhaal dimostra di essere all'altezza del compito assegnatogli, interpretando con entusiasmo e fisicità, oltre ad una discreta dose di ironia, il ruolo del principe povero. Menzione speciale a due 'spalle' da Oscar: Ben Kingsley è un cattivo da manuale. Si fa odiare con gusto. Mentre Alfred Molina riempie lo schermo di ilarità, impossibile resistergli.

Bellissimo il prologo, ed altrettanto entusiasmante il finale, assolutamente imprevedibile, che lascia aperto un portone per il sequel.

 

Scritto da Piero Cinelli
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