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Prima che sia Notte - Intervista a Massimo Coppola

Attualità, Interviste

17/08/2010

Nicola Giuliano e Francesca Cima, i due illuminati produttori, scopritori di talenti come Paolo Sorrentino, Andrea Molaioli,  Pietro Marcello e Giuseppe Capotondi puntano adesso su Massimo Coppola per Hai paura del buio, film selezionato dalla Settimana della critica del Festival di Venezia. “Questo lavoro nasce dalla grande suggestione di vedere questo enorme quadrato industriale, tecnologicamente avanzatissimo dello stabilimento della FIAT di Melfi, stagliarsi in mezzo ai campi neri della Basilicata.” Dice il regista trentottenne “Si tratta quasi di un’ambientazione fantascientifica. Gli uomini che vivono in quella terra che è simile ad una cicatrice non solo la percorrono tutti i giorni, ma – in un certo senso – ce l’hanno dentro. Vivono in una società, in un certo senso, “fratturata”.”  La storia è quella di Eva, una ragazza di Bucarest di vent’anni, dolce e orgogliosa come un’eroina della nouvelle vague, molto diversa dall’idea dell’italiano medio rispetto alle “immigrate” rumene. Eva esce dalla fabbrica per l’ultima volta – non le hanno rinnovato il contratto – e decide che è giunto il tempo di partire per Melfi in Italia dove incontra una coetanea e coinvolgerla nel suo gioco.

Come è nato questo progetto?

Nel 2004 ho girato una serie di documentari per MTV intitolati Avere vent’anni. A Melfi ho conosciuto delle ragazze e le loro storie, che mi interessava potere fondere con un’altra idea che avevo riguardo ad una ragazza romena emigrata in Italia.

Cosa l’ha guidata verso questo esordio?

Non mi considero uno specialista di nulla: faccio l’editore, ho scritto libri, mi sono occupato di musica e di arte contemporanea. Sin da quando avevo quindici anni, però, ho sempre considerato il cinema come l’unica forma espressiva davvero completa. Non è stata una decisione consapevole. E’ stato qualcosa che sapevo di dovere fare. Non mi considero un tecnico, ma come qualcuno che ha una visione e delle cose da dire.

Il confronto con l’altro è diventato, fortunatamente, una costante per il nostro cinema. Quanto, però, è importante raccontare ‘gli altri’ in questo momento storico del nostro paese?

Mi piacerebbe vivere in una società in cui non si debba fare film sugli operai o sugli immigrati per parlare dei cosiddetti ‘altri’. In realtà io considero gli altri come qualcuno di noi, non come qualcuno diverso da noi per motivazioni estrinseche di religione, nascita, stato sociale e colore della pelle. Hai paura del buio racconta gli scontri e gli incontri tra sensibilità differenti e punti di contatto.

Come ha scelto le protagoniste?

In Romania ho fatto un casting molto classico dove ho incontrato un numero impressionante di attrici bravissime. In Italia, invece, ho scelto una ragazza in Lucania che non è una professionista.

E’ un film incentrato anche sull’elemento femminile?

Le donne le conosco meno degli uomini, anche se le amo di più. Un amico lo conosci, una donna, invece, non arriverai mai a conoscerla davvero. Mi piace la profondità e il mistero della femminilità. A questo, poi, bisogna aggiungere l’interessantissima quanto peculiare attitudine delle donne dell’Est Europa: il loro essere libera dall’orrenda tradizione cattolica che permea tutti noi e la loro straordinaria joie de vivre determinata dall’essere in un luogo che, come l’Italia e la Francia degli anni Cinquanta, ha appena visto finire il dramma collettivo che ha tenuto prigioniera la loro società. Per questo vivono una sorta di Nouvelle vague…

Scritto da Marco Spagnoli
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