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Precious: un film ‘prezioso’ da amare e proteggere. Incontro con il regista.

Attualità, Interviste

25/11/2010

Oggi, 25 novembre, è la giornata simbolo scelta dal Consiglio delle Nazioni Unite per celebrare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E, oggi, è stato presentato Precious, film simbolo di questo argomento, oltre che la pellicola più premiata dell’anno. A Roma è arrivato il regista Lee Daniels (già produttore del bellissimo Monster's ball - L'ombra della vita) che ha realizzato un film che dovrebbero vedere tutti, ma proprio tutti. Dovrebbe uscire in 900 copie per il valore e lo stile con cui è raccontata questa terrificante storia. Ringraziamo però la Fandango che, con la sua solita oculatezza, ha acquisito Precious e lo farà uscire il 26 novembre in 50 copie.

Precious è una ragazza di Harlem, siamo nel 1987, è afro-americana, obesa, con una madre che la insulta e abusa di lei e un padre – chiamiamolo così perché solo geneticamente lo è – che la violenta ripetutamente tanto da metterla incinta due volte. La prima bambina nasce con la Sindrome di Down mentre il secondo è un maschietto sano. La ragazza è semianalfabeta ma molto intelligente, bravissima in matematica e con una fantasia che la salva dall’orrore in cui vive. Anche se i suoi veri salvatori saranno i professori della scuola Each One Teach One, in particolare la Signorina Rain (Paula Patton), che prenderà sotto la sua protezione la disgraziata ma determinata sedicenne. Un cast incredibile costituito per la maggior parte da attori non professionisti, ad iniziare dalla protagonista, Gabourney Sidibe, fino a star come Mo’Nique, Mariah Carey e Lenny Kravitz. Precious è straziante ma non indugia mai nella commozione, i fatti vengono esposti come in un film del neo-realismo italiano (forse per questo vediamo La Ciociara in televisione in una scena del film). Non ci sono ricatti emozionali, sentimentali, ‘solo’ l’esposizione di quanto può essere brutta e ingiusta la vita. E, in fatto di violenze domestiche, che avvengono all’interno del nucleo famigliare, anche noi italiani ne sappiamo qualcosa...


Il film è tratto dall’omonimo libro scritto da Sapphire (lo trovate nella collezione Fandango Libri). Mister Daniels quando ha letto il romanzo e come si è avvicinato a questa storia? “Devo ammettere  - ci dice il regista afro-americano – che il libro di Sapphire l’ho letto circa quindici anni fa. Io provengo da una famiglia dove le botte, gli abusi erano la normalità. Ho visto mia madre picchiata più volte da mio padre e io stesso ho subito molte violenze. Quindi l’argomento mi era, purtroppo, famigliare. Inoltre non era solo dentro le mura di casa mia che avvenivano aggressioni di questo genere ma, anche, in altre che alloggiavano nel nostro stesso quartiere a New York. Ad esempio a sette anni mi ricordo perfettamente di una mia amica che allora aveva cinque anni che un giorno venne a casa mia completamente nuda e con il corpo ricoperto da frustrate. Era stata sua madre. Per me è stato un tale shock che ho provato un imbarazzo totale per lei perché era lì nuda, inerme, che chiedeva aiuto a me e mia madre. Chiaramente noi l’abbiamo aiutata ma eravamo anche altrettanto consapevoli che non sarebbe cambiato nulla una volta che lei tornava a casa sua. Quindi quando ho letto il romanzo sono stato catapultato letteralmente nel mio passato. Un pugno, dritto allo stomaco mi ha colpito e ho pensato: ‘Devo raccontare questa storia’. Non è stato facile perché io lavoro come cineasta indipendente ma ci sono riuscito, con l’aiuto di molti amici famosi e potenti. E la cosa più straordinaria che è successa è che sono guarito. Questo film mi ha riappacificato con il mio passato, con la mia non felice e spensierata infanzia”.

Il film ha moltissimi pregi. E’ secco, racconta i fatti senza volere strappare la lacrima facile e ruffiana allo spettatore. I meriti sono suoi, dei suoi collaboratori, del romanzo e, soprattutto, del fantastico cast che ha messo insieme. Come ha fatto? “Come potete ben capire  - continua Daniels – non potevo chiamare quelli che si occupano di casting a Hollywood e dire che mi serviva una ragazza di colore bruttina e molto grassa. Non ce l’hanno. Così mi sono messo a girare per i MacDonalds, la metropolitana, le stazioni di New York. Ho trovato 400 ragazze che corrispondevano alle caratteristiche che doveva avere Precious. Poi siamo arrivati a dieci. Un giorno, poco prima della scelta definitiva, è arrivata nel mio ufficio Gabourney, ha recitato una delle scene più difficili e tragiche del film e, da allora, non ho più avuto dubbi. La mia protagonista era lei. Mo’Nique che interpreta la madre e che ha vinto l’Oscar per questo film è un’attrice comica molto famosa negli States, a maggior ragione, capirete quanto è brava dato che qui di comico non c’è proprio nulla. Il suo personaggio è tanto patetico quanto brutale. Per il ruolo dell’assistente sociale l’avevo proposto ad Helen Mirren ma lei non poteva, aveva troppi impegni, e Mariah Carey si è proposta. Non ce la vedevo. Poi senza trucco e in abiti dimessi è risultata perfetta. Come pure Paula Patton che è un’attrice sublime e, invece, Lenny Kravitz è praticamente mio fratello. Siamo uniti da una profonda amicizia e ha accettato subito. Il merito di queste partecipazioni straordinarie è anche tanto il frutto dell’intenso lavoro di Oprah Winfrey che è tra i produttori esecutivi del film. Essendo una delle donne più potenti d’America, difficilmente qualcuno le dice di no”.

“Però ci tengo a ringraziare anche tutte le ragazze che fanno le compagne di classe di Precious alla  Scuola Alternativa Each One Teach One perché sono tutte prese dalla strada, nessuna di loro aveva mai recitato e hanno interpretato, magistralmente, loro stesse. Come del resto ha fatto Gabourney”.

Senta nel film si vede la protagonista che guarda alla Tv La Ciociara di Vittorio De Sica. Era nel libro o è un suo omaggio al cinema italiano?
“Non era nel libro – afferma Daniels – è come avete detto voi un mio omaggio al cinema italiano. Io sono cresciuto con i film italiani, spagnoli e francesi. In più il film di De Sica – per la storia che racconta – mi ha permesso di fare un contraltare tra il rapporto che c’è tra Sophia Loren e la figlia con quello tra Precious e Mary. Non so quante persone hanno colto questo parallelo negli Usa perché La Ciociara non è un film conosciuto dalla maggior parte della popolazione. Penso che solo alcuni più esperti di cinema ci abbiano pensato. Ma per me è un momento molto importante nella narrazione della vita di questa ragazza”.

Lei fino ad ora ha fatto il produttore, questo è il suo secondo lungometraggio, visto il successo che ha avuto ha altri progetti all’orizzonte?
“Moltissimi. E vi devo dire che sono piuttosto emozionato di parlarne qui a Roma perché uno ha avuto il benestare di Dino De Laurentiis prima che ci lasciasse. Dino ha adorato Precious. Un giorno mi ha chiamato a casa sua e mi ha chiesto che cosa avrei fatto dopo un film del genere... Io gli ho confessato che il mio film della vita è Le notti di Cabiria e che lo avrei voluto rifare in musical con un cast di afro-americani. Lui mi ha detto sì, scrivi il soggetto e fallo. E così ci sto lavorando. Poi ho un’altra idea in testa ed è la vicenda di un maggiordomo, sempre di colore, che ha lavorato per cinque Presidenti degli Stati Uniti diversi e attraverso di lui raccontare cosa avviene, con il passare del tempo, nella vita quotidiana alla Casa Bianca. Ammetto però, lo dico a voi anche perché è una speranza che sento davvero come necessità, non vorrei rimanere relegato a raccontare esistenze di gente di colore. Vorrei diventare un regista con la possibilità di narrare qualsiasi cosa pensi valga la pena che diventi un film”.

Ci ha già detto il suo amore per il cinema europeo, e dobbiamo dire che si vede anche nel linguaggio cinematografico che ha scelto per Precious. Ma quali sono i registi che più ama o che sono maggiormente significativi per lei?Spike Lee – conclude Daniels – perché con i suoi magnifici film mi ricorda ogni volta quanto è importante riuscire a tenere sempre i piedi per terra. Federico Fellini per la sua immaginazione, unica al mondo, a mio parere e Pedro Almodovar perché è gay come me. Mi raccomando di comprendere la parola gay con il doppio significato che ha in inglese: omosessuale ma anche allegro”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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