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Posti in piedi in paradiso: Tre Vite Difficili!

Attualità, Interviste

24/02/2012

Era il 1982 quando usciva Borotalco e un Carlo Verdone pacato ma emozionato incontra la stampa per parlare del suo nuovo lavoro: Posti in piedi in paradiso, in arrivo il 2 marzo nei cinema per Filmauro. “Sono passati trent’anni – afferma Verdone – da Borotalco e sono ancora qui, volevo ringraziare il pubblico e anche il destino per essere stato così benevolo con me e avermi donato una carriera ricca di grandi soddisfazioni”. Soddisfazioni assolutamente meritate nel suo caso e, questa ultima pellicola, ne è l’ennesima conferma.

Si piange letteralmente dal ridere durante la visione di Posti in piedi in paradiso, ma il registro della commedia è utilizzato come vero e proprio strumento chirurgico per raccontare un problema grave, gravissimo, una vera emergenza sociale, con serietà e ironia. Ovvero la storia di tre uomini, separati, con lavori precari che al venti del mese non hanno più un euro. Insomma, la storia di milioni di persone che vivono in questo Paese.

Ulisse (Carlo Verdone), Fulvio (Pierfrancesco Favino) e Domenico (Marco Giallini) sono tre uomini divorziati, con famiglie a carico, la cui carriera professionale è colata a picco, e che si ritrovano a dovere andare a convivere per riuscire a sbarcare il lunario. Ma essendo estremamente diversi, da questa unione forzata, sotto lo stesso disastrato tetto, escono situazioni esilaranti con un’attenzione sempre vigile alla realtà. Non vi è nulla di stereotipato o di scontato in Posti in piedi in paradiso, ognuno di noi si potrà ritrovare in questi personaggi: nelle loro sfighe, nei loro drammi, nei loro differenti modi di affrontare le avversità.

Verdone che è cresciuto in tutti i sensi, come attore e, in questo caso evidenziamo il lato da regista, ha scritto il film insieme al fedele Pasquale Plastino e Maruska Albertazzi. Una sceneggiatura eccellente supportata da attori davvero straordinari, oltre a Favino e al gigantesco Giallini, ricordiamo Micaela Ramazzotti, Nicoletta Romanoff, Diane Fléri.

“A questo punto della mia carriera – afferma Verdone – non riesco più a vedere il mio lavoro non attento alla realtà che stiamo vivendo. E, spesso la sfida di raccontare alcuni aspetti, tutt’altro che comici di questi ultimi anni, è il tentativo che più mi interessa. Per Posti in piedi in paradiso ho preso il problema degli uomini divorziati con ex-moglie e figli a carico per narrare dei milioni di persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese, per mettere in evidenza una vera e propria emergenza sociale che c’è in Italia. Una nuova categoria di poveri. Un problema enorme che ho raccontato attraverso il registro della commedia che per me, da sempre, riesce a mettere a fuoco la drammaticità della realtà meglio che i film drammatici. Posti in piedi in paradiso è, per me, a tutti gli effetti una tragi-commedia”.

“Per fare ciò - ha continuato il regista/attore – serve equilibrio, senso della misura e serietà. Prima di tutto nella stesura della sceneggiatura, sapendo dosare le battute con frasi che riportano alla quotidianità e, attori, che sappiano impersonare le maschere vere che vuoi raccontare. Io ho avuto tutto questo per questo film. Attori incredibili che si sono messi al servizio di una sceneggiatura alla quale abbiamo lavorato davvero fin nei minimi dettagli. Detto questo non ho la presunzione di pensare di avere realizzato un film che racconta il nostro Paese, ma un bello spaccato di certo sì. La presunzione che invece ho, è che mi piacerebbe che, alla fine della visione del film, qualche coppia riflettesse sul fatto che farsi la guerra non serve a nulla. Ci si fa solo del gran male a vicenda e, in particolare, lo si fa nei confronti dei propri figli”.

“A proposito di figli – dice Verdone – questo film è anche un manifesto a favore dei giovani. Perché sono fermamente convinto che ci siano tanti giovani molto più maturi, sensibili e responsabili dei propri genitori. Come non ho voluto assolutamente raccontare di donne isteriche e mostruose e uomini vittime. No. I miei protagonisti sono tutti, proprio tutti, esseri molto ‘umani’, nel miglior senso del termine. Ovvero con le loro debolezze, miserie, drammi, differenze ma anche con la loro dignità e vitalità”.

Dopo avere visto ultimamente tante commedie, per la prima volta ci sentiamo di dire che Posti in piedi in paradiso, rende onore ad un genere che è stato il cavallo di battaglia del nostro cinema. Forse, nemmeno Carlo Verdone è pienamente conscio di quale fedele, drammatico e realistico ritratto del momento che stiamo passando sia riuscito a fare.

Un film non salva il mondo e non ci salva dalla crisi ma può essere lo specchio di quello che stiamo vivendo. Quindi, saranno passati già trent’anni, ma quando il tempo porta a questi risultati vuole dire che è servito per vedere il presente. Un presente scomodo, difficile, miserabile ma di fronte al quale non si può più fare finta di niente.

“La bellezza salverà il mondo”, ha detto Fëdor Dostoevskij e, se ora l’abbiamo persa di vista, cerchiamo di recuperarla, unendo le forze, nella vita di ogni giorno, con dignità, coraggio, e anche con grandi risate, per guadagnarci tutti almeno un ‘posto in piedi in paradiso’!

Scritto da Nicoletta Gemmi
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