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Pietro Scalia racconta il 3D di The Amazing Spider-Man e di Prometheus

Attualità, Personaggi

25/06/2012

(Aruba, Antille Olandesi) – E’ stata una Master Class di grande successo quella che il montatore italiano Pietro Scalia, nominato per quattro volte all’Oscar e vincitore di ben due statuette con JFK e Black Hawk Down, ha tenuto dinanzi alla platea del 3° Festival di Aruba. Lo storico collaboratore di registi come Ridley Scott e Oliver Stone ha ripercorso parte della sua lunga carriera illustrando al pubblico una serie di scelte tecniche e artistiche.

Montatore di due dei film più importanti dell’anno come The Amazing Spider-Man e Prometheus, Scalia ha spiegato come ha ottenuto un 3D molto riuscito per entrambe le produzioni “Quando ho iniziato a lavorare su questi film sapevo che avrei dovuto montarli direttamente in 3D e che questa sarebbe stata l’unica maniera per ottenere un perfetto equilibrio tra le immagini, senza mal di testa per nessuno, a partire da me, ovviamente.” Spiega Scalia “Ho iniziato a lavorare su The Amazing Spiderman dove tutta la produzione è stata interamente digitale. Addirittura le macchine da presa che sono state usate prima e avevano un continuo aggiornamento del software. Il modello di lavoro che ho sviluppato è stato estremamente utile per entrambi i film. Il mio approccio è stato molto determinato: ho montato indossando gli occhialetti e con monitor tridimensionali.

Questo perché volevo evitare l’errore di considerare il 3D come qualcosa che arriva alla fine della produzione e che viene messo insieme poco prima dell’edizione. Il 3D cambia completamente la percezione delle immagini e quindi va sfruttato a vantaggio del film come un movimento di macchina o un colore. Nella mia esperienza ho scoperto che il 3D cambia il ritmo del montaggio e che alcune cose che si possono fare in 3D non le avrei potute realizzare con una tecnica tradizionale.

La cosa più importante è capire il tempo di reazione dell’occhio davanti ad un’immagine per renderla piacevole e non disturbante come capita certe volte in altri film. L’occhio ha bisogno di un certo tempo per adattarsi a ciò che vede e un montaggio troppo veloce o sbagliato non fa altro che danneggiare l’apprezzamento della visione.” Pietro Scalia conclude “Ovviamente in film d’azione è difficile non avere un montaggio, in alcuni momenti, molto rapido, ma anche in quel caso sono riuscito a rendere il 3D meno invasivo e più vicino alla tecnica di ripresa tradizionale per consentire allo spettatore di non avere alcun fastidio.” Soddisfatto del risultato? “Moltissimo al punto che proprio per queste scelte di approccio fatte all’inizio della produzione, considero Prometheus uno dei migliori 3D in assoluto. Del resto Ridley Scott ha creato dei set molto grandi, perché è sempre stato consapevole del fatto che non si può barare con la geometria dello spazio, una componente fondamentale per un buon cinema tridimensionale.”

 

 

 

Scritto da Marco Spagnoli
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