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Piccoli Omini Verdi – Bianco – Rossi: A Venezia trionfa la fantascienza all’italiana

Attualità

29/08/2011

Il rapporto tra l’Italia e la fantascienza cinematografica non è mai stato facile.

Il nostro paese ‘ammalato di verismo’ come lo ha definito qualcuno, è stato spesso ostile in passato a decretare grande successo a film, saghe e prodotti fantascientifici che altrove sono entrati direttamente nell’immaginario collettivo.

Al Festival di Venezia, però, per la prima volta nella storia, ben tre film italiani di cui uno addirittura in concorso hanno a che fare con gli Alieni o, comunque, con un’atmosfera pienamente legata al cinema SFX.

L’Ultimo Terrestre del fumettista Gianalfonso Pacinotti in arte Gipi descrive, ad esempio, la settimana precedente un’invasione aliena con gli extraterrestri che seppure iconograficamente molto vicini ai piccoli omini verdi di Roswell sono dotati della caratteristica tutt’altro che secondaria di sapere discernere il bene dal male.

Una qualità abbastanza insolita nell’Italia di oggi che fa da sfondo anche a Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno dove l’anatema di un industriale ultra leghista interpretato da Diego Abatatuono, proprietario di una televisione locale, porta all’improvvisa sparizione di ‘alieni legali’ ovvero oltre un milione di extra comunitari immigrati che si dissolvono come nel miglior episodio di X FIles.

La loro inspiegabile abduction manderà un intero paese (il nostro) a scatafascio, obbligando tutti gli Italiani a fare i conti con quello che significa non avere più qualcuno su cui scaricare invalidi, frustrazioni, inquietudini e angosce, nonché una vasta manodopera da sottopagare e sfruttare.

Terzo film immediatamente riconducibile a mondi extraterrestri e ai loro abitanti è L’Arrivo di Wang dei Fratelli Marco e Antonio Manetti in cui una traduttrice viene in contatto con uno straniero misterioso che deve essere interrogato da un agente pronto a tutto. Quando l’identità dell’uomo le sarà rivelata, la donna si renderà conto di non avere a che fare con una persona qualunque. Anzi.

Quella di questi tre film è fantascienza tricolore che pur venendo utilizzata per raccontare storie molto italiane, intimamente legate alla nostra realtà sociale e perfino politica, vive l’influenza visiva e narrativa della grande tradizione internazionale, dando vita a contaminazioni affascinanti e sorprendenti.

L’apertura di una nuova generazione di registi e autori italiani al cinema fantascientifico è una grande ricchezza, soprattutto, perché il fantastico, come ad esempio ne Il Giudizio Universale di Vittorio De Sica o Il Disco Volante di un giovanissimo Tinto Brass è stato in passato sfruttato per raccontare in maniera diversa e nuova storie molto italiane e personaggi molto terrestri con risultati notevolissimi.

Guardare verso le stelle, alle volte, è la maniera migliore per riflettere su questioni molto terrene e socialmente rilevanti che avvicinano e non distanziano affatto dalla verità e tantomeno dalla realtà.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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