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Piccole bugie tra amici apre la 27esima edizione di Festroia

Attualità, Eventi

06/06/2011
SETUBAL. Il 27 FESTROIA, Festival Internacional de Cinema, si è aperto il 3 giugno col film fuori concorso “Piccole bugie tra amici” del francese Guillaume Canet. In barba alla crisi, duecento i titoli in catalogo, con cortometraggi in numero superiore ai lungometraggi. Paese ospite la Turchia con un’interessante selezione di film, attori e registi. E tanto vale partire da un film turco di due anni fa, “Pandora ‘nin kutusu” (Il vaso di Pandora) di Yesim Ustaoglu che ben si coniuga con due film in concorso: “Mamma Gógó”  dell’islandese Fridrik Thór Fridriksson, e “La petite chambre” di Stéphanie Chuat e Véronique Reymond, prodotto da Svizzera e Lussemburgo. Tema comune gli anziani. Alzheimer nei primi due film, solitudine dell’ottuagenario nel terzo. Il film turco, premiato a San Sebastian come miglior film e migliore attrice, si apre a Istanbul dove due sorelle e un fratello, tra i trenta e i quaranta, appartengono alla classe media. Hanno probemi di incomprensioni familiari, ma la notizia che la madre che vive nel paese d’origine, sia scomparsa, sconvolge la loro vita. La ritrovano sui monti e la portano in cittá perché i segni della demenza senile sono evidenti.  Non sará facile prevenire tutti i suoi movimenti, ma l’anziana trova un amico nel nipote, che la riporta al paese e decide di vivere con lei. Interpretato da Tsilla Chelton, il film dura 112 minuti, e mostra in maniera impietosa comportamenti imprevedibili e autolesionisti dell’anziana.

Anche in “Mamma Gógó” la protagonista è una donna, madre di un regista che deve risolvere problemi finanziari, e vive in cittá. Qui la demenza si manifesta con dimenticanze: lascia aperti i rubinetti dell’acqua, lascia pentole in ebollizione, dimentica le chiavi di casa. E’ un pericolo per il vicinato, e non vuole rinuciare alla privacy. Quando il figlio riesce a metterla in una casa per anziani, tenta varie volte di scappare e rischia la morte per assideramento. Accanto al tema dell’Alzheimer, il regista da spazio anche alla vita del figlio e ai problemi nel fare accettare i suoi film dal pubblico islandese.

Il protagonista del film svizzero “La petite chambre”, è un signore di ottant’anni, lucido e bizzarro, interpretato da Michel Bouquet. Il problema è che suo figlio si deve trasferire in America per lavoro e non si fida a lasciarlo solo. Lui, peró, di trasferirsi in una casa per anziani non ne vuole sapere. Accetterá, sbuffando, che una nurse lo visiti quotidianamente. Gli inizi sono conflittuali, poi i due cominciano a intendersi. E la giovane donna, che ha perso il bambino in un incidente, lo porta a casa. L’anziano si trova a suo agio nella stanzetta del bambino, e dorme nel divano accanto alla culla. I problemi spuntano quando torna il marito della donna, al quale lei racconta che nella casa dell’anziano ci sono lavori in corso. Inevitabili piccoli attriti, ma l’anziano toglie il disturbo e si reca come turista sulle montagne. E li si perdono le sue tracce, ma un giorno arriva un plico dall’America. E’ il figlio dell’anziano che li ringrazia  e invia foto del padre: im memoriam. 

Scritto da Renzo Fegatelli
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