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Personaggi in cerca d’autore, autore alla ricerca di personaggi

Attualità

17/03/2010

Ispirato alla commedia scritta per il Teatro dell’Elfo da Alessandro Genovesi che ne è anche il co-sceneggiatore, Happy Family è uno dei più riusciti e interessanti film diretti da Gabriele Salvatores negli ultimi anni. Un lavoro intimo e divertente sulla creatività e sulla necessità di raccontare, inventando delle storie, ma anche per continuare a dire la verità. Quella che secondo i protagonisti è l’unica maniera per ottenere la fiducia del pubblico e delle persone. Una sincerità che non richiede il realismo, anzi, ma che parlando d’altro ci racconta di noi e della nostra società alla ricerca, come sempre, di qualcos’altro. Il film ha per protagonista Fabio De Luigi in un ruolo che è dichiaratamente l’alter ego di Salvatores nei panni di un autore alle prese con la creazione di un film e la scrittura di una sceneggiatura. Realtà e fantasia si confondono progressivamente con i personaggi che invadono lo spazio vitale e perfino lo schermo del computer dello sceneggiatore, insorgendo contro il finale prescelto dall’autore e pretendo qualcosa di più, fino ad arrivare ad un happy ending che di questa pellicola è la degna e migliore conclusione possibile. Una pellicola brillante, visivamente eccitante, che pur richiamando con varie citazioni una serie di film, mostra, ancora una volta, il grandissimo talento del cineasta milanese che offre un punto di vista, impreziosito da personaggi esilaranti e da un’atmosfera straordinaria, in virtù di un vero e proprio parterre di attori straordinari con alcuni come Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio che tornano a lavorare con Salvatores dopo vent’anni. In questo senso, Happy Family è molto di più di un ritorno al passato, ma semmai una prospettiva interessante su un futuro dalle potenzialità innovative.

Salvatores, con la sensibilità dimostrata in tutti questi anni, costruisce una commedia molto gradevole che nonostante qualche ridondanza in alcuni dialoghi (un peccato meno che veniale…) pur affrontando la finzione, ci parla della nostra realtà, delle ambizioni e delle speranze per noi o per le persone che ci circondano. Un film su persone felici o che provano ad essere tali, nel contesto visivo di un ondo inventato con una splendida sequenza di Milano di notte, dove i tasti di un pianoforte che segue i notturni di Chopin sembra commentare la notte meneghina, come la Rapsodia in Blu di Gershwin commenta la New York di Woody Allen in Manhattan. Divertente e intelligente, spiritoso, ma denso di emozioni, leggero, ma rilevante questo film in cui cinema e realtà si rincorrono, è uno dei pochi film prodotti in Italia che dimostra immediatamente la forza di un respiro internazionale, grazie alla sensibilità del suo autore, e, soprattutto, in virtù dell’universalità di un messaggio che parla di amore, di vita, di morte, di cinema, ma soprattutto di felicità. Quella che il cinema ci ricorda essere a portata di mano e che citando la cultura pop da Pirandello a Simon & Garfunkel è molto più facile da raggiungere di quello che si pensa.

Scritto da Marco Spagnoli
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