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Percentuali più basse per i film italiani. Intervista a Giuseppe Corrado

Interviste, Trade

15/02/2011

“Questo è il classico provvedimento dove la politica prende il sopravvento sull’industria e dove la cosiddetta “ultima ruota del carro”, quella che nessuno prende in considerazione e che sembra non interessare a nessuno è proprio lo spettatore.” L’Amministratore Delegato e Presidente di The Space Cinemas, Giuseppe Corrado è molto amareggiato dal provvedimento che porta all’istituzione del prelievo sul biglietto di un Euro. “Una tassa iniqua che va contro gli interessi del pubblico, proprio il soggetto più importante di tutti, che noi cerchiamo sempre di tutelare e difendere. Mi stupisce che chi fa film non tenga conto degli spettatori e non sia preoccupato dal fatto che questo meccanismo messo in atto attraverso un ‘decreto blindato’, alla fine, rischi di ritorcersi contro la produzione stessa. Questa legge solo apparentemente serve a finanziare qualcosa, mentre, invece, il vero produttore dei film diventa proprio lo spettatore che, al botteghino, già paga il biglietto per quello che vuole vedere.  Io capisco che l’egoismo industriale della produzione abbia sollecitato una legge del genere, ma non immaginavo che ci fossero dei governanti così miopi e superficiali da accettare di prendere i soldi dai cittadini visto e considerato che lo Stato non ha più fondi per finanziare questo provvedimento.”

Questo prelievo sembrerebbe non tenere conto della complessità industriale del sistema cinema e del fatto che un prelievo sul biglietto possa, da un lato, portare alla contrazione del numero di spettatori e dall’altro a dei significativi minori introiti per quello che riguarda l’IVA. E’ un provvedimento che inoltre sembrerebbe perdere di vista uno scenario economico molto più ampio…

Noi stimiamo che potrà verificarsi un calo di spettatori compreso tra il 15 e il 20%: Ed è inverosimile che tutto questo accada in un momento storico difficilissimo in cui l’esercizio si trova davanti ad un rinnovo contrattuale del settore cinema. Abbiamo, infatti, già incontrato le organizzazioni sindacali per approcciare quali sono le loro richieste ed esigenze. L’approvazione di questa legge ci potrebbe impedire di affrontare il rinnovo del contratto almeno con riferimento alle loro richieste. Forse dovremo anche iniziare a pensare di ridimensionare alcune sedi periferiche. Può darsi, però, che mentre The Space e UCI, nonostante tutto, riusciranno a “tenere il mare” l’anello più debole della catena, ovvero le sale tradizionali, quelle di città e i milleduecento schermi che utilizzano proprio i film italiani si troveranno in qualche disagio molto più grave.  Ci sono, infatti, esercenti che praticano prezzi più bassi rispetto alle sale moderne e ai Multiplex, anche tenendo conto del fatto che i servizi offerti sono inferiori. Per loro l’aumento di un Euro rispetto ai cinque – sei di oggi, costituisce un importo stratosferico. Sono proprio queste sale ad essere ingiustamente messe a rischio dalla tassa. Non solo: c’è tutto un movimento di operatori del settore che viene penalizzato da queste scelte. L’esercizio cinematografico è una realtà economica importante che in Italia è un punto di riferimento per circa ventimila lavoratori. Basti pensare che solo The Space tra dipendenti e personale legato all’indotto occupa circa duemila persone.  Basta il buonsenso per capire che il nostro settore incontrerà delle difficoltà dagli sviluppi di quanto sta accadendo, con un sistema virtuoso che subirà, certamente dei danni. Un altro aspetto importante da sottolineare è che questa tassa impone un aumento del 15% medio ai biglietti. Un incremento ancora più assurdo se si pensa che dal Duemila ad oggi, nonostante l’entrata in vigore dell’Euro, il prezzo è aumentato del solo 13%. Tutti gli sforzi relativi al contenimento dei prezzi operato dall’esercizio nell’ultimo decennio sono stati vanificati in un solo colpo. E’ un paradosso che non sta né in Cielo e in Terra che arriva nel momento in cui il cinema funziona di più, viene riscoperto dal grande pubblico e si trova ad avere l’oggettiva possibilità di allinearsi con i mercati europei toccando la quota di centocinquanta milioni di spettatori. Una famiglia tradizionale sarà, di colpo, costretta a pagare un aumento di quattro Euro che è il costo di un biglietto ridotto.

Quali sono le soluzioni?

Credo che un politico, un operatore del settore, un produttore che abbia davvero a cuore le sorti del cinema e del mercato dovrebbe cercare meccanismi alternativi e più coerenti a fronte di una situazione che è oggettivamente complessa, rifiutando una tassa così demagogica. Bisogna partire dall’assunto che il cinema è una filiera che inizia con la sala e arriva fino a tutti gli altri sfruttamenti: home video, Free e pay television, Internet sono momenti dove viene sfruttato un film e una tassa del genere che intende funzionare davvero, dovrebbe penalizzare tutti gli operatori in maniera coerente rispetto al valore che il cinema rappresenta nel loro business. Colpire solo la sala risulta essere una scelta particolarmente miope, perché è proprio in questo primo sfruttamento che si determina il vero valore di un film. Meno gente va al cinema, meno varranno i diritti correlati al primo sfruttamento. Per la prima volta, oggi, l’esercizio cinematografico italiano è compatto e unito nel rifiutare questo prelievo e nel prospettare una serie di reazioni che, nel corso delle prossime settimane, andranno ad essere sempre più definite e chiare.

Come reagirà The Space a questa situazione?

Facendo gli industriali e non i sindacalisti o i politici. Non intendiamo utilizzare la protesta come mezzo per contrastare una legge iniqua. Dobbiamo, bensì, cercare di trovare espedienti, rimedi e soluzioni che permettano di far rendere conto a chi ha legiferato male delle problematiche sollevate dalle sue decisioni e a chi ha beneficiato di questo provvedimento di cambiare atteggiamento. Noi e UCI modificheremo immediatamente l’atteggiamento nei confronti dei film italiani.  Nei nostri Multiplex il 75% del fatturato arrivato dai film americani e solo il restante 25% con titoli italiani commerciali. Imposteremo una relazionalità diversa con i produttori di film nazionali e potremmo arrivare a non programmare più alcuni titoli che, spesso, abbiamo inserito in programmazione solo nell’ambito di una partnership dovuta a dei contratti quadro. Sfidiamo i produttori a sopperire a quel quaranta per cento di quota che rappresentano The Space e UCI. Nel momento in cui decideremo di programmare i film italiani che hanno beneficiato di questa legge, poi, rivedremo insieme alla distribuzione la percentuale di noleggio per andare a recuperare la marginalità persa per colpa del provvedimento. Se perdiamo, dobbiamo perdere insieme e, al tempo stesso, dobbiamo trovare delle strade per compensare quanto ci è stato tolto ingiustamente. Per principio sono consapevole del fatto che a fronte di ogni problema che si affronta si possono generare delle opportunità. The Space rappresenta ventuno milioni di spettatori e una quota di venti per cento di mercato. Nulla ci vieta, avendo a disposizione il più grande bacino di sale in Italia, visti e considerati i costi addizionali della distribuzione, di proporci anche come distributori. Qual è infatti il distributore che puo’ avere a disposizione tutte le nostre sale? Di fatto, siamo certamente più interessanti di altri soggetti che operano oggi sul nostro mercato.

In questo senso distribuireste anche film italiani?

E perché no?

Scritto da Marco Spagnoli
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