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Pensando a LEI

06/03/2014

LEI, ovvero HER di Spike Jonze, vincitore – meritevole – dell’Oscar per la migliore sceneggiatura originale, risulta essere estremamente interessante sul piano della narrazione. Delicato e divertente, il film brilla per la sua energia ed originalità derivata anche dal grande talento creativo del suo autore.

La storia di uno scrittore di lettere altrui in futuro prossimo venturo che soffre per la sua separazione, è soprattutto il racconto di una grande solitudine. Un amore difficile da colmare viene rimpiazzato da un sistema operativo evoluto che basandosi sulle esperienze dei suoi programmatori prende coscienza e diventa una sorta di ‘fidanzata’ perfetta, intelligente, brillante, complice con cui fare sesso virtuale, ridere, scherzare e vivere una vita differente.

A differenza dello Skynet di Terminator, di Hal 9000 di Odissea nello Spazio e del Vger di Star Trek, le conseguenze di un’intelligenza artificiale che prende coscienza di se stessa, sono meno ‘letali’ per la razza umana, ma – certo – non meno profonde e devastanti per quello che significa essere umani. Si può, infatti, sopravvivere e combattere contro macchine violente e spietate, ma non si può fare a meno di soccombere dinanzi a chi ti ama e a chi sembra capirti più di ogni altra persona tu abbia incontrato prima. Un po’ come nell’interessante e recente Ruby Sparks, abbiamo un’altra volta un uomo che si trova dinanzi alla ‘donna perfetta’. Questa qui non ha un corpo, è vero, ma come si dice nel finale di A qualcuno piace caldo, ‘Nessuno è perfetto’ eppoi, forse, la fisicità è un po’ ‘sopravvalutata’ se dinanzi a te hai la donna della tua vita. E non importa se esiste solo collegandoti al tuo computer o al tuo Smartphone… LEI c’è e c’è più di tante altre persone, perché oltre a darti retta, ti è in qualche maniera ‘devota’.

Ti ama davvero oppure è solo un programma? Ti vuole, ti desidera, capisce il tuo lavoro e lo apprezza oppure ‘finge’? Domande cui non è semplice rispondere, ma che, forse, sembrano perfino perdere di senso, perché LEI c’è. E – soprattutto - c’è ‘sempre’: di notte, di giorno, la domenica, LEI non dorme mai, e un po’ amante, prostituta, moglie, compagna e madre, ti asseconda nei tuoi desideri, offrendo un punto di vista divertente e intelligente. Una donna perfetta di cui non ci si può non innamorare. Il film, poi, prende degli sviluppi inattesi sospesi tra l’umano, troppo umano nietzschiano e il metafisico, ma questo è solo un piacevole sviluppo narrativo di un apologo complesso e divertente, commovente e dall’alto valore simbolico che vuole parlare di noi, del sesso, della solitudine e dell’aggiornamento digitale di sentimenti antichissimi come l’amore, l’amicizia e la ricerca della felicità.

Un film importante in cui l’ispirazione fantascientifica colpisce soprattutto per la sua informale solennità, resa ancora più forte ed evidente da un’interpretazione molto forte di Joaquin Phoenix nel ruolo del protagonista. La voce di LEI, del computer Samantha è – in originale – di Scarlett Johansson, mentre – in italiano – è di Micaela Ramazzotti, che offre un’altra prova di grandissimo talento in quello che non è un doppiaggio, ma una vera e propria interpretazione vocale perfetta, elegante e seducente al punto da confermare l’impressione che l’attrice romana sia in uno stato di grazia al punto da essere la migliore interprete italiana della sua generazione.

LEI è un film che – in particolare-  il pubblico maschile potrà apprezzare, perché è una riflessione sull’amore e la passione per le donne superando gli errori, le incertezze, le superficialità nella ricerca di una compagna. Un essere intelligente e autoironico, capace di soffrire e di gioire al tuo fianco come la donna della tua vita che, forse, non hai ancora incontrato o che hai perduto.

LEI è un film sull’amore e sulla vita. Nonostante tutto, superando barriere e schemi che nel presente possono costituire un problema, ma che, forse, in un’altra epoca apparterranno alle “superstizioni” del passato.     

Scritto da Marco Spagnoli
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