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Pearl Harbor 2.0

Attualità, Recensioni

13/04/2012

Recensione di Battleship di Peter Berg

Pur con i suoi innegabili difetti sul piano narrativo e con un utilizzo eccessivo di stereotipi prevedibili, Battleship è un film divertente con dei momenti molto buoni rispetto ad altri francamente ridondanti. Un blockbuster dal sapore estivo che pur facendo il verso a Independence Day e, perfino, a Top Gun è piuttosto una sensibile rivincita a tavolino della disfatta americana di Pearl Harbor, rimasta una ferita aperta nel cuore di una nazione. E’, infatti, alle Hawaii che una flotta congiunta composta dalle marine di tutto il mondo si trova a fronteggiare un attacco alieno. Questa volta, però, per quanto impreparati a fronteggiare gli invasori extraterrestri i marinai americani e giapponesi (i nemici di una volta diventano un alleato prezioso…) combattono una spettacolare battaglia navale senza esclusioni di colpi contro il nemico più potente e certamente pericoloso che abbia mai solcato i mari del nostro pianeta.

A capo dell’ultima nave superstite, un ufficiale particolarmente irresponsabile di cui conosciamo le traversie personali e sentimentali che gli impediscono di svolgere al meglio il proprio dovere e di fare fronte alle proprie potenzialità che tutti gli riconoscono.

La fatalità del caso lo obbliga a trovarsi sulla sedia del capitano dell’ultima nave rimasta in un momento drammatico dove dovrà finalmente venire a patti con la propria personalità e diventare, finalmente, il leader che tutti si aspettano egli possa essere.

Protagonista del film il non particolarmente espressivo Taylor Kitsch, reduce dal disastro di John Carter, alle prese con un cast di talenti molto vari tra loro che vanno dalla cantante Rihanna all’ex modella Brooklyn Decker, da Stellan Skarsgaard a Liam Neeson, fino ad arrivare all’attore nipponico Asano Tadanobu.

Ed è la colonna sonora composta soprattutto dalle canzoni degli AC / DC a commentare dinamicamente la strategia di uomini e donne pronti a fronteggiare un nemico certamente più forte e apparentemente imbattibile.

Animato da quell’ironia e quel sarcasmo tipici di un certo tipo di cinema bellico, Battleship ha il suo momento migliore che rende il film particolarmente simpatico, quando i nuovi marinai ipertecnologici devono chiedere aiuto ad un gruppo di reduci per fare salpare la corazzata ovvero “Battleship” Missouri che dà il titolo al film. Quando gli allegri nonnetti salgono a bordo, la storia ha una marcia in più che rende godibile fino alla fine una trama altrimenti banale che arriva ad un finale apertissimo a nuovi sequels.

Sebbene non esaltante, soprattutto per uno stile di regia forse troppo estetizzante e sfavorito da un montaggio eccessivamente veloce, Battleship ha, in compenso, un buon ritmo e dimostra un certo fascino, visto anche un copioso utilizzo di navi e battelli militari che il cinema americano non faceva, forse, dai tempi di Caccia a Ottobre Rosso.

Certo, alcuni momenti potevano essere migliorati, eppure la buona dose di retorica militare che obbliga gli uomini ad andare perfino oltre il proprio dovere nei momenti più disperati, dona una particolare dignità ad un film in cui il rigore e la strategia militari sono l’arma vincente per battere la superiorità tecnologica del nemico.

Una pellicola ipertecnologica, commerciale di ampio respiro con momenti molto interessanti con l’unico rammarico che degli alieni, in fondo, si sa davvero molto poco. Forse, troppo poco…

 

 

 

 

Scritto da Marco Spagnoli
VOTO
 

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