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Passione di John Turturro: Viaggio d’autore nel cuore pulsante di una città

Attualità, Recensioni

22/10/2010

Non un documentario, bensì un vero e proprio film: un’opera d’arte fortemente personale e originale diretta da John Turturro.

Un lavoro intimo e geloso delle proprie scelte dove la musica, la canzone napoletana, diventa l’epicentro e il tessuto connettivo di un lavoro personale che più o meno inconsapevolmente sembra seguire la definizione del cantautore canadese Leonard Cohen secondo cui “la vera santità ha i piedi nel fango e la testa nei cieli.”

John Turturro dirige Passione in maniera attenta e autoriale, un film che, senza compromessi, partendo dall’idea del produttore Carlo Macchitella di fare una sorta di Buena Vista Social Club partenopeo, si perde volutamente tra i vicoli di Napoli dove inseguiamo Turturro e la sua macchina da presa in una sorta di smarrimento del filmaker americano dinanzi Napoli e i suoi testimonials come Raiz, Peppe Barra, Peppe Servillo  e tanti altri.

In questo senso chi ama la canzone napoletana e conosce la sua storia potrebbe restare deluso, perché Passione non è un saggio, bensì un percorso intimo che sceglie in maniera autonoma e ironica di chi parlare e soprattutto, come farlo. Assenti Roberto Murolo, Roberto De Simone e il fenomeno nuovo e unico dei Neomelodici, Turturro concentra la sua attenzione su Renato Carosone, Fiorello e molti altri rivendicando il potere e il dovere di una scelta dichiaratamente non ortodossa di seguire il proprio istinto nell’approccio con Napoli e la sua storia musicale bimillenaria.

Passione poi enfatizza le contaminazioni di generi e di stili presenti nella tradizione della città, giocando sull’incontro di culture differenti in un crescendo emotivo e narrativo dove la musica è e resta al centro della storia.

Colpisce lo spettatore che una Star hollywoodiana realizzi in Italia una storia priva di compromessi commerciali e artistici, che prosegue a tutti gli effetti il percorso di regista intrapreso da film complessi e sofisticati quali Mac, Illuminata, Romance & Cigarettes in cui Turturro mette in mostra un gusto e una raffinatezza unici nella scelta di temi e soggetti diversi dalla sua esperienza di attore per altri grandi autori come, su tutti, i Fratelli Coen.

In qualità di regista, e questo è la spiegazione del senso ultimo del lavoro svolto, per Passione, Turturro opera scelte personali: non nazional – popolare, ma apparentemente accessibile, Passione offre un duplice piano di lettura: da un lato ‘avventura musicale’ dichiaratamente personale e, per certi versi, festosa. Dall’altro sguardo altrettanto originale e forse malinconico su un passato di Napoli che tocca le radici italiane del regista che ammanta la propria nostalgia di note e di movimenti.

Passione, quindi, offre allo spettatore la possibilità di un incontro con Napoli mediata attraverso la sensibilità di un regista straniero che sfrutta la propria distanza per sfuggire al cliché e il proprio istinto per proporre con energia un’immagine della città e della sua storia, raccontata attraverso le proprie emozioni.

Un’opportunità unica che potrà stupire e, perfino, lasciare perplessi storici e musicologi, ma certamente divertire moltissimo il pubblico e, senza dubbio, fargli scoprire il desiderio di perdersi, come Turturro, nel cuore pulsante di una città senza tempo, dove la musica è espressione e parte integrante di una cultura unica al mondo, così come lo è Passione il cui titolo gioca sul doppio riferimento al sentimento che anima la musica e la città di Napoli, nonché ad una delle più belle canzoni della storia della musica mondiale.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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