questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Parigi, ti amo (e ti detesto anche un po??) - Intervista a Julie Delpy

15/09/2008
2 giorni a Parigi segna il ritorno di Julie Delpy dietro alla macchina da presa a cinque anni di distanza dal suo esordio Looking for Jimmy.
Attrice, sceneggiatrice, produttrice, montatrice e – perfino – fotografa sul set e autrice di parte della colonna sonora, la poliedrica interprete parigina guarda alla sua carriera con grande serenità, consapevole di essere entrata in una fase nuova del suo lavoro.
Attualmente impegnata nella fase di preproduzione di The Countess, ambientato nel sedicesimo secolo, storia in costume di intrighi e crudeltà “Un soggetto non troppo allegro” ammette, la Delpy che spiega in maniera molto semplice quali siano le sue principali problematiche legate alla realizzazione di un film
“La cosa più difficile non è mai il lavoro in quanto tale: dirigere e montare una scena, scrivere una sceneggiatura, scegliere gli attori non è nulla in confronto all’aspetto produttivo economico. Fare le copie del tuo film in Dvd per mandarlo ai Festival, superare gli imprevisti durante la lavorazione e – soprattutto – cercare i finanziamenti. Queste sono le cose più difficili quando si fa del cinema. La parte creativa è, paradossalmente, sempre meno difficile rispetto a quella finanziaria.”
Qual è il fascino cinematografico di Parigi per una parigina come lei?
E’ una città che conosco molto bene. La amo perché ci sono nata e vissuta e perché ho studiato lì. Ho una visione di Parigi molto personale. E’ una città che adoro e che detesto. Ci ho vissuto. Conosco una Parigi diversa e più difficile da quella che si vede abitualmente al cinema. Io ho voluto nel mio film offrire due immagini di questa città: una più affascinante e accattivante e un’altra in cui c’è la stessa violenza presente nel resto del mondo. La adoro, perché non è una Disneyland fatta di cartapesta, ma al tempo stesso la odio. Per questo motivo ho trovato divertente raccontare la storia di due persone in conflitto tra loro in un luogo romantico che potrebbe essere ‘da sogno’.

Lei, però, ha lasciato la Francia per vivere negli USA…
Ne avevo abbastanza dell’universo troppo chiuso del cinema francese. Sono andata negli Stati Uniti consapevole di vivere qualcosa di differente rispetto al ‘Sogno Americano’. So di essere troppo onesta e sincera per il cinema che si fa in Francia.
Da dove nasce l’esigenza di questo film?
Ho cominciato a pensare alla realizzazione 2 giorni a Parigi circa sei anni fa. Un mio amico mi ha saggiamente convinta a considerare un progetto a basso budget per la mia opera prima, e anche a orientarmi su un soggetto non dissimile da quelli per cui il mio pubblico mi conosce. Quando ho scritto Prima del tramonto per Richard Linklater, ho capito che un progetto che si limitasse allo stesso budget avrebbe avuto molte più chances di essere prodotto. Allo stesso tempo desideravo però realizzare qualcosa di profondamente diverso. In un certo senso, volevo realizzare l'opposto.
E’ vero che i film sono un’esperienza collettiva, ma come regista per me è naturale seguirne ogni dettaglio dall’inizio alla fine. Forse non avrei avuto neppure i soldi per pagare tante persone e forse sono una maniaca di controllo, ma – probabilmente – la realtà principale è un’altra: come sceneggiatrice, come regista, come montatrice sentivo il bisogno di accompagnare questo lavoro passo dopo passo. Non è che questa storia sia più personale di altre che ho raccontato, ma avevo, comunque, il desiderio di seguirla in ogni istante del suo sviluppo. Questo non è un modello di lavoro che porterò avanti per ogni mio film. Sicuramente era l’unico possibile per realizzare 2 giorni a Parigi.
Come lavora sul set? Come fa a sdoppiarsi?
Non ho sviluppato una forma di approccio ‘precisa’ al lavoro: tutto è accaduto in maniera molto spontanea. Forse vivo una forma di schizofrenia che mi permette di rifiutare a me stessa la possibilità di fare l’attore che segue ‘il metodo’ di Strasberg. Del resto non sono mai stata un’attrice ‘cerebrale’ e non mi sono mai portata appresso nulla dei miei personaggi. Dico ‘Azione’ e corro sulla scena. Do lo ‘stop’ e sono fuori per guardare di nuovo dentro l’obiettivo. Arrivo a sdoppiarmi. Davanti all’obiettivo sono attrice completamente, mentre dietro alla macchina mi trasformo totalmente nella regista. Lo stesso quando, poi, monto il film. Il mio ego di attrice non esiste e se una scena bellissima non funziona, non importa. Julie Delpy attrice finisce sul pavimento della sala di montaggio come tutti gli altri.

Julie Delpy regista potrà, un giorno, fare a meno di Julie Delpy attrice?

Sicuramente. Quando dirigerò una storia che non necessita la mia presenza, potrò fare a meno di me. Ho già scritto delle sceneggiature dove non c’è un ruolo per me come attrice. Così come intendo continuare a recitare in film dove non sono la regista.

Perché cita ‘Viaggio in Italia’ di Rossellini?
Perché lo considero come uno dei più bei film mai realizzati sui problemi di una coppia e sul ‘miracolo’ riguardante la possibilità che le persone, poi, restino insieme. 2 giorni a Parigi è, ovviamente, molto differente perché parla di sesso ed è una commedia, ma Viaggio in Italia è uno dei miei film preferiti che mi ha molto commosso e toccato. Volevo rendergli un piccolo omaggio in una pellicola differente, ma affine come tematiche.

Chi sono i registi da cui si è sentita influenzata nell’approccio alla regia?

Sicuramente persone con cui ho lavorato davvero: Kieslowski, Richard Linklater, Godard e Volker Schlöndorff. Ho imparato moltissimo, però, anche dai registi con cui ho fatto dei pessimi film. Questo perché se uno deve imparare quello che va fatto, deve anche sapere riconoscere gli errori e le cose da evitare di fare su un set.
Durante questa intervista quando lei parla di argomenti collegati al business del cinema lo fa in inglese e non più in francese. Crede ci sia qualcosa di ‘freudiano’ in questo apparentemente involontario scambio linguistico?
(Ride) Forse…

Scritto da ADMIN
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA