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Paradise Faith, secondo capitolo della trilogia di Ulrich Seidl

Attualità, Interviste, Personaggi

01/09/2012

(Venezia) Ci deve essere qualche cosa in Austria che fa non amare il loro Paese agli austriaci. Raramente si trovano registi – bravissimi ma senza pietà – come gli austriaci, pensiamo a Michael Haneke e, di certo, Ulrich Seidl non è da meno.

Al Festival di Venezia, in concorso è passato Paradise Faith, che era dedicato a queste donne anzianotte, grasse e pure cattivelle che se ne vanno in Africa per turismo sessuale, chiedendo prestazioni a questi aitanti ragazzi che hanno bisogno di soldi. Questo è il primo film di una trilogia che Ulrich sta realizzando e il secondo è arrivato qui a Venezia in concorso, titolo: Paradise Faith. Paradiso/Fede. Il collegamento tra i due film è che le protagoniste sono sorelle, quindi Anna Maria, la devota che conosciamo in questo viaggio nella ‘fede’ è la sorella di Teresa, una del gruppo di signore per la quali il paradiso è, invece, qualcosa di molto più terreno, qualcosa che gli possono dare i vari amanti di colore in Kenya.

In questo film Ulrich Seidl cerca di capire cosa significhi portare una croce. Per Anna Maria, una donna sola di circa cinquant’anni, il paradiso è Gesù. Anna Maria dedica le vacanze a delle missioni religiose, per fare in modo che l’Austria ritrovi la via della virtù. Durante i suoi quotidiani pellegrinaggi a Vienna si reca di porta in porta munita di una piccola statua della Madonna. Quando un giorno suo marito, un egiziano di religione musulmana, paraplegico e costretto a vivere su una sedia a rotelle, torna a casa dopo anni di assenza, la vita di Anna Maria esce dai binari. Alle preghiere ed alle lodi ora si aggiungono i conflitti. Paradise Faith ripercorre le stazioni di un matrimonio che è una croce e, come nel primo, racconta una enorme solitudine che necessita di amore.

“L’idea di questo secondo capitolo – ha affermato Seidl – mi è venuta mentre giravo un documentario su Gesù e ho scoperto che veramente esistono donne, che vanno di casa in casa, con statue della Madonna per portare guarigione e speranza a tante famiglie. Vengono chiamate le ‘Madonne Pellegrine’. Questa idea mi piaceva, era un buon spunto per creare la sorella numero due, ovvero la sorella di Teresa che ho raccontato in Paradise Love, creando qualcosa di completamente diverso anche se unito da un medesimo disperato bisogno d’amore”.

“Le due donne – ha continuato il regista – hanno un problema simile. Sono tutte e due deluse dall’amore, dagli uomini, sono sessualmente frustrate e avvertono un grande desiderio di colmare il loro vuoto interiore in qualche modo… il sesso, la fede… Ognuno come avete visto lo affronta in modo diverso questo buco gigantesco, questo vuoto cosmico che sentono dentro di loro. Una cerca l’amore carnale, l’altra invece cerca l’appagamento nell’amore spirituale per Gesù, che però per lei è un uomo in carne ed ossa”.

Per quanto riguarda la terza e ultima parte della trilogia, Seidl ha detto che sarà ambientato in un campo per la perdita di peso rivolto agli adolescenti. “Ma anche in questo caso sarà il corpo e l’anima di una donna al centro della vicenda. L’intera trilogia tratta dell’amore ma l’amore porta anche con sé molto dolore e porta con sé il corpo di una donna. Questa corporeità al giorno d’oggi è soggetta ad un ideale di bellezza imposto dalla società, che per quanto mi riguarda non corrisponde affatto al mio ideale di erotismo. Ma noi siamo fatti di paradossi. Da un lato l’immagine ed il corpo delle donne si orientano verso essere sempre più snelle, magre e scattanti, e nello stesso tempo c’è un problema di obesità, soprattutto nei bambini e adolescenti, impressionante. Anche con il cibo si riempie la mancanza d’amore, e la mancanza d’amore non ha età. Come Anna Maria usa il suo corpo per espiare delle colpe, il corpo è per lei uno strumento da utilizzare a fini morali e nella sua sofferenza fisica però troviamo anche un certo desiderio sessuale. La terza protagonista sarà una adolescente obesa che odia il suo corpo e spera che nel mutarlo qualcuno potrà amare la sua persona. Corpo, anima, mente tutto è unito, e nella grande solitudine che ci circonda, ognuno di noi usa il suo corpo come un’arma per sopperire alla mancanza di quell’amore di cui tutti, nessuno escluso, ha bisogno per sentirsi una persona, per sentirsi riconosciuto dagli altri. Per esistere!”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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