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Paolo Protti: Una tassa iniqua

Trade

10/02/2011

Paolo Protti è Presidente Agis, Associazione Generale Italiana Spettacolo.

Il dado è tratto. Nonostante la fortissima reazione degli esercenti cinematografici, che sono i più direttamente colpiti da questa tassa, il Governo ha varato il maxiemendamento che contiene l'introduzione, dal 1 luglio 2011 al 31 dicembre 2013, della tassa di 1 euro sul biglietto cinematografico. Vengono escluse dal prelievo le sale parrocchiali. L'effetto per lo spettatore sarà di un aumento del costo del cinema che potrà variare da un +14% per le sale che praticano il biglietto a 7/8 euro, fino ad un 25% per le sale più piccole, che praticano un biglietto di 4/5 euro.

La misura - si legge nella proposta - dovrebbe fruttare 45 milioni nel 2011 e 90 milioni nel 2012 e 2013, che seriranno per finanziare gli sgravi fiscali alla produzione cinematografica. L'eventuale maggior gettito tornerebbe allo Stato per essere riassegnato ad un "Fondo per la produzione, distribuzione, esercizio e industrie tecniche".

La cosiddetta Tassa di scopo inserita dal Governo nel maxiemendamento 'milleproroghe' sta infiammando gli esercenti cinematografici. Ci spiega meglio cosa sta succedendo?

Il governo ha inserito un maxiemendamento dove si stabilisce un prelievo di 1 euro sul biglietto del cinema per trovare risorse che dovranno servire, secondo il Ministero, a finanziare gli incentivi alla produzione. Di tutta la filiera di sfruttamento del prodotto cinematografico (sala, dvd, internet, pay x view, pay tv, free tv etc) solo la sala cinematografica, che dopo anni di difficoltà sta dando finalmente dei buoni risultati, viene colpita da questo provvedimento. Un provvedimento quindi che sottrae soldi a noi oltre che ai distributori, impedendoci di fare una politica articolata dei prezzi, penalizzando le fasce più deboli, cioè penalizzando i cinema più piccoli, le monosale e le piccole multisale che sono quelle che danno il pieno sostegno alla programmazione di cinema di qualità e di cinema italiano. Quindi per favorire la produzione nazionale si va a ferire chi è il primo a sostenerla. Questo è il grande errore che vogliamo che si capisca. Si corre il rischio di far chiudere una tipologia di strutture che sono proprio quelle che, a parole, si sbandiera debbano rimanere aperte, poi le si mette in condizione di essere le prime a morire. Perché se è ingiusto e pesantissimo (circa il 14%) l'aggravio di un euro sul biglietto da 7-8 euro, diventa insostenibile nella sala che pratica prezzi più bassi. Per una sala che ha un biglietto di 4 euro diventa un aumento del 25%. E poi perché prendere soldi solamente dalle sale e non dai provider internet o dalle televisioni a pagamento, che dallo sfruttamento del cinema stanno ottenendo innegabili vantaggi?

Quindi lei ritiene che questo provvedimento deciso per sostenere il cinema italiano alla fine danneggia proprio quelle sale che sono deputate per la programmazione di quel tipo di cinema? 

Agli occhi degli esperti ciò è del tutto evidente, dobbiamo farlo capire anche agli altri. Il timore è che da parte dello Stato la spinta maggiore sia  non di porre le condizioni di una legge di sistema, ma porre le condizioni per fare cassa e pagare dei debiti pregressi che ha nei confronti di tutti: in piccola parte anche nei confronti degli esercenti ma in massima parte nei confronti della produzione. Debiti accumulati dei quali però lo Stato è responsabile e che non può scaricare su di noi o comunque soltanto su di noi. In questo momento soltanto noi stiamo alzando la voce, gli altri, per una serie di interessi particolari, o non alzano la voce o addirittura sono favorevoli.

Non le sembra di correre il rischio dell'isolamento? 

Stiamo conducendo una battaglia per far capire a tutti come stanno le cose e quindi per evitare l'isolamento. Non ci sentiamo isolati perché abbiamo avuto la testimonianza della condivisione delle nostre preoccupazioni da parte di tutti, da un produttore come Lucisano, un autore come Emilio Greco, e la totale condivisione da parte dei sindacati. Abbiamo poi la condivisione, anche se parziale o sfumata, degli altri produttori e dei distributori. Diciamo che in questo momento noi siamo in prima linea mentre gli altri sono più attendisti.

Quali sono i tempi ed i margini di questa battaglia?

E' prevedibile che il Governo cercherà di farla passare proprio in questi giorni attraverso il maxiemendamento sul decreto “Mille Proroge”  ma è un fatto quasi fittizio perché la si vuole collegare alla situazione del FUS ma è uno stratagemma perché non è chiaramente una legge di sistema, è un provvedimento tampone, con il rischio poi che ciò che è tampone possa diventare semi-definitivo e  quindi un danno ancora peggiore.

Quale sarà la vostra portesta?

Confermo che ci sarà una reazione. Sul come verrà articolata prenderemo insieme una decisione nel momento in cui si dovrà decidere. Certamente non si esclude nulla, soprattutto un’azione che faccia capire ai consumatori che si sta perpetrando un qualcosa che è anche contro di loro, contro le loro tasche, non solo le nostre.

 

Dopo anni di tentennamenti adesso  quasi tutti i Distributori sembrano voler riabbracciare le Giornate Professionali Estive. Dando ragione a chi, come Lei, le ha sempre difese.

Prima di parlarne vorrei vedere il raggiungimento del risultato in modo concreto. Ci stiamo lavorando e posso affermare che ci sono tutti i presupposti per farle. Saranno con una formula intermedia fra le Giornate Professionali di Cinema e quelle dell’Expo di Amsterdam. L’auspicio è che al di la’ della soddisfazione personale, è importante che finalmente si capisca che farle é utile sia per gli esercenti che per i distributori, e questo non soltanto dal punto di vista dell’ottimizzazione dell’impegno economico, ma soprattutto da quello di ritrovarsi insieme senza escludere nessuno, fermo restando che la libertà delle case di distribuzione non è messa in discussione. Quando però ci si rivolge ad una categoria, credo sia giusto coinvolgerla tutta e creare un momento di attenzione e di condivisione dei propri progetti.

Si parla già di qualche location in modo specifico?

Sono in ballo alcune location ma preferirei non parlarne perché più di una si è proposta. Sono tutte location di appeal anche a livello turistico, legato al periodo ma preferisco non espormi. Mi auguro di poter sciogliere questo punto interrogativo nel giro di un paio di settimane.

Scritto da Piero Cinelli
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