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Panda Scatenato. Intervista a Fabio Volo!

Attualità, Interviste, Personaggi

23/08/2011

“Forse questa dichiarazione mi renderà “l’antierotico” per eccellenza, ma credo di assomigliare molto al protagonista di Kung Fu Panda e, del resto, il primo film per me è stato un’esperienza bellissima che, in qualche maniera, richiamava la mia vita: in Po c’è davvero qualche elemento della mia biografia. Grazie a lui, poi, sono diventato l’eroe dei figli dei miei amici per i quali spesso devo ‘fare il Panda’ per telefono.” Scherza Fabio Volo che torna a prestare la voce all’irresistibile personaggio creato dalla DreamWorks Animation nella sua seconda avventura cinematografica. Il simpatico Panda che, nel primo capitolo, aveva scoperto di essere un maestro del Kung Fu, adesso, si trova dinanzi una sfida più complessa che lo porta a riflettere sul mistero delle sue origini. “Altro che cartoni animati, questi film d’animazione sono bellissimi perché hanno delle sceneggiature meravigliose!” Dice Volo “Strutture narrative complesse e intelligenti che piacciono sia ai bambini che agli adulti. Sono storie in cui tutti possono trovare qualcosa.”

In cosa sente di assomigliare a Po?

Probabilmente nella sua goffaggine. Sia io che Po sembriamo degli ‘improvvisati’, perché evitiamo di sembrare troppo sicuri di noi e di darci delle arie. In realtà sia io che lui lavoriamo duramente per ottenere dei risultati. Nel mio caso particolare, poiché credo di avere un talento limitato, trascorro molte ore a prepararmi per qualsiasi cosa faccia. Del resto il primo film ricorda quello che è successo anche a me: quando volevo fare leggere a qualcuno quello che scrivevo, tutti mi sconsigliavano di farlo. Nessuno pensava, esattamente come succede per Po, che io potessi farcela in un altro ambito oltre quello televisivo. Tutti avevano sempre dei buoni motivi per dirmi di lasciar perdere questo tipo di sfida. Non si trattava di critiche, tutt’altro…questo tipo di consigli mi arrivavano proprio dalle persone che più mi volevano bene. Il loro desiderio era quello di proteggermi. Devo ammettere che il loro punto di vista era corretto, ma io, come Po, sapevo di dovere provare a inseguire quello che, oggi, sono riuscito a raggiungere.

Al di là del desiderio, però, quanto è importante rischiare su se stessi?

Se mi devo dare un merito è proprio quello di avere sempre voluto rischiare. Se c’è da fare un salto nel buio, nella vita come nel lavoro, lo faccio. Credo di essere stato sempre ‘ricompensato’ dalle mie scelte. Forse non vieni ripagato con esattamente il risultato che ti aspettavi, ma certo – dopo la tua prova di coraggio – sei cambiato e, forse, perfino molto diverso se non addirittura “migliore”. Il premio, quando accetti il rischio, è molto più di quanto ti aspettavi.

Un esempio?

Quando scrivi un libro e questo va bene, il tuo premio non è solo il successo con tutto quello che comporta,, bensì qualcosa di più profondo. Il coraggio di rischiare è stato ripagato dalla consapevolezza che le cose sono andate bene e quindi ti senti di potere rischiare ancora e affrontare un’altra sfida. Nella mia vita, tutto quello che faccio, punta a rigenerarmi e farmi evolvere. Ogni volta acquisisco una forza, una sicurezza e una spinta a rischiare ancora. Non con arroganza, bensì perché credo che la vita sia proprio questo: incontrare ciò che è inaspettato riuscendolo a guardare da un altro punto di vista.

Lei, nel suo lavoro, fa spesso delle considerazioni importanti di carattere non ideologico, ma – certamente – politico e sociale. Avverte una certa responsabilità?

Io sto sempre molto attento a quello che dico, perché ho grande rispetto per chi mi ascolta. Non mi piace essere frainteso e, al tempo stesso, rifiuto l’idea che qualcuno possa considerarmi un ‘maestro’. E’ una responsabilità che non mi interessa e che non voglio: quando qualcuno si avvicina a me e mi dice che sono il suo ‘guru’ non solo non mi ‘gaso’, ma semmai mi spavento. E tanto. Non faccio il falso modesto, ma sinceramente non credo di potere essere il maestro di nessuno. Sono uno che ama la vita e tutto quello che dico va in sua difesa. Non mi piace pensare che le persone possano accontentarsi dell’opinione che gli altri hanno di loro. Spesso si tratta di stratificazioni di falsità inaccettabili. Se qualcuno sogna di fare qualcosa, deve provarci o, lungo il suo cammino, capire dove lo porterà il suo desiderio di essere qualcos’altro. La responsabilità l’avverto come persona e non come personaggio.

Tornando a Kung Fu Panda cosa prova quando si rivede?

Queste storie sono così coinvolgenti che vedo il film sia in italiano che inglese e, ogni volta, magicamente mi perdo nel mondo di questi personaggi straordinari. Quando doppi, visto il largo anticipo che il doppiaggio ha rispetto all’uscita, vedi solo degli spezzoni in maniera frammentata e così, nonostante tu conosca la storia, quando vai a vederlo, non l’hai ancora apprezzato nella sua versione integrale e definitiva. Quando ho visto Kung fu Panda al cinema per la prima volta ho dovuto rivederlo subito una seconda per seguire il mio doppiaggio dal punto di vista professionale. Mi ero talmente perso in quello che vedevo da arrivare quasi a dimenticare che la voce di Po era la mia.

Scritto da Marco Spagnoli
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