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Pacific Rim, il grande Blockbuster dell’Estate 2013

Recensioni

08/07/2013

Del Toro Scatenato!

Il regista messicano Guillermo Del Toro ha ufficialmente risolto i problemi meteorologici in Italia.

Venga pure il diluvio, perché tanto al cinema c'è Pacific Rim il grande blockbuster di questa estate 2013 capace di essere tante cose insieme e al tempo stesso una rilettura moderna e originale letteralmente sorprendente di tante suggestioni del passato dai fumetti al cinema. 

Una produzione talmente riuscita da fare apparire la pur interessante saga di Transformers come una vecchia confezione di Meccano un po' consumati...

Pacific Rim è la rilettura di un po' di tutto: dai film di Godzilla e degli altri mostri giapponesi, fino ad arrivare ai Power Rangers, passando per i manga e le serie televisive che hanno allevato generazioni di Italiani, appassionati a storie di coraggio, dignità e lotta, nonostante tutto

provenienti a partire dagli anni Settanta dal Giappone.

Un film di fantascienza interessante e abbastanza autoiroico, ma soprattutto spettacolare dove i combattimenti hanno senso fino all'ultimo (ehi Superman!) e non sono dei meri e scontati "riempitivi".

Guillermo Del Toro sorprende il pubblico con la sua intelligenza narrativa nel costruire una storia in cui Independence Day è 'reloaded' grazie alla storia dei Mostri e dei Cacciatori - dal tedesco Jaeger -  sublimati in gigantesche macchine d'acciaio guidate da coppie di piloti che per farle funzionare al meglio devono  

stabilire un profondo legame psicologico.

Anche se la sceneggiatura del film è abbastanza prevedibile in quanto basata su meccanismi narrativi conosciuti, l'introduzione di un personaggio femminile interpretato dalla giapponese Rinko Kikuchi (Babel) rende il film particolarmente brillante e radicato nell'immaginario orinetale e internazionale che, di fatto, lo ha plasmato.

L'attacco alla Terra proviene dal profondo dell'Oceano, attraverso un portale tra due universi che ha un punto di contatto nella breccia sottomarina nel pacifico che dà il titolo al film. In gioco c'è la sopravvivenza della razza umana e a provare a salvare il pianeta ci sono 'eccentriche' squadre di piloti provenienti dai territori dove Hollywood, oggi, ha più successo.

Cinesi e Russi hanno i loro Jaeger, noi Italiani, invece, siamo qui a guardare un film globale che non tocca minimamente il nostro paese che, forse, nel 2020 quando è ambientato il film non interesserà più nemmeno i mostri Kenjiu (in giapponese). 

Al di là della trama in cui un pilota sopravvissuto ad una castastrofe e con un grande dolore nel cuore si rivelerà determinante per provare a vincere l'ultima guerra dell'umanità, la gemiaiità di Del Toro sta tutta nel creare un film molto dinamico, ma -al tempo stesso - fortemente radicato in un immaginario narrativo 

 orientale, riletto secondo una sensibilità autoriale che ci risparmia la retorica dell'arroganza di alcuni eroi cinematografici americani.

Il paragone con Transformers, ad esempio, segna molti punti a favore di Pacific Rim perché al di là del profilo visivo, il film è una storia di soldati che combattono una guerra contro

mostri enigmatici che solo ad un certo punto vengono 'decifrati' da due buffi scieniziati, forse, un po' troppo sopra le righe. Non ci sono deroghe a belle donne vestite in maniera succinta o a momenti comici slegati dalla narrazione. Del Toro è concentrato sulla narrazione e sui segreti personali dei protagonisti che, pian piano, vengono

rivelati allo spettatore. 

Non mancano momenti più leggeri come l'esilarante cameo del veterano Ron Perlman che dopo Hellboy torna a collaborare con Del Toro nel ruolo di uno spacciatore di sostanze ricavate dal corpo dei Kenjiu. Attenzione, però: l'ex Berengario del Nome della Rosa  ha il suo momento d'oro dopo i titoli di coda.

Pacific Rim è un film estivo, certamente, molto commerciale, ma anche una pellicola di fantascienza che richiama alla memoria le tante storie di Robot guidati da umani che da Goldrake in poi hanno sempre esaltato il pubblico italiano.

Senza dubbio il Blockbuster più spettacolare e gradevole di questa estate in virtù di una grande ironia, ma anche di una potenza narrativa che giocando con elementi noti e cliché, non perde un colpo due ore di durata di film, trasformando una storia corale nella battaglia senza quartiere per la sopravvivenza della razza umana, rispetto

questi giganteschi mostri, particolarmente brutali e nei cui confronti non si può provare alcuna pietà.

Un film che deve tutto al suo sceneggiatore e regista Guillermo Del Toro che porta sullo schermo un film pienamente globale e che pur rimanendo nel reame del cinema commerciale ha molti momenti ampiamente spettacolari ed esaltanti, enfatizzati da un 3D veramente riuscito che veramente senso e, una volta tanto, per nulla fastidioso.

 

 

Scritto da Marco Spagnoli
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