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Osvaldo De Santis: intervista

Attualità, Interviste, Trade

08/03/2012

Dopo tre mesi consecutivi di consistente diminuzione di spettatori, sembra che anche il cinema, soprattutto nel nostro paese, debba porsi il problema della crisi economica.
Ne parliamo con Osvaldo De Santis, Presidente e AD di 20th Century Fox Italy.


Si può parlare di un allineamento del cinema alla crisi generale dei consumi oppure si tratta solamente di un problema di offerta?

Il mercato risente di una situazione economica globale che nel nostro paese è diventata recessione. Una situazione che ha provocato una contrazione evidente dei consumi. Sebbene il cinema continui ad essere uno degli spettacoli più economici, credo che in questo momento di crisi, anche per un condizionamento psicologico, le persone abbiano cominciato a fare caso ad ogni singolo euro di spesa. Mentre per le fasce più deboli della popolazione che si sono ingrossate notevolmente in questi ultimi anni c'è anche un problema concreto: il costo dello spettacolo 'cinema' non si esaurisce con il biglietto, ma si somma a quello degli spostamenti per raggiungere la sala, del parcheggio, la eventuale pizza, i pop corn se ci sono i bambini...

Quindi la presunta anticiciclicità del settore stavolta è saltata?

In un momento in cui si assiste per la prima volta alla contrazione dei consumi alimentari è inevitabile che si stia più attenti anche alla spesa del  cinema.

Il calo colpisce soprattutto il cinema americano e un pò meno quello italiano.

Il prodotto americano ha in questo momento un minore appeal a causa di una eccessiva ripetitività.  Pertanto si deve confrontare con due problemi. Uno è quello della crisi economica, l'altro è il problema della crisi dei generi. A questi si aggiunge una crescente richiesta di cinema italiano, favorita anche da questo minore appeal del prodotto americano.

Cosa c'è che non funziona nei generi?

Ci sono alcuni generi del cinema americano che in Italia non funzionano.  Come la commedia che, a parte Woody Allen, sta praticamente scomparendo, perché il pubblico italiano tra una commedia italiana ed una americana sceglie quella italiana.  Anche il genere action, che nella stragrande maggioranza dei mercati, e principalmente in quello 'domestico' continua a funzionare, da noi non attira più, da tempo. Ma non tutti i generi sono in crisi. C'è  il prodotto per famiglie che continua ad andare benissimo. Non a caso è un genere che gli italiani non sanno fare, e quindi non c'è una concorrenza. Per quanto riguarda la nostra Società i risultati migliori li abbiamo ottenuti con Alvin, con Gulliver, con i titoli mirati al pubblico delle famiglie.


Eppure l'interesse nei confronti del cinema non è stato mai così forte. Grazie ad internet la gente adesso è informatissima.

Internet, i blog ed i social network nella loro anarchia e vastità stanno facendo saltare i meccanismi classici di promozione del cinema. Fino a qualche tempo fa con una forte campagna pubblicitaria ci si assicurava una buona partenza per un film. Adesso una campagna massiccia sui mezzi tradizionali non sempre funziona. E assistiamo spesso a film ben pubblicizzati e che magari hanno affrontato spese pubblicitarie consistenti, che da subito non funzionano, e viceversa ad altri film, poco conosciuti e pubblicizzati che ottengono risultati eccellenti. E' una specie di passaparola preventivo e ingovernabile.

A proposito di passaparola è soddisfatto del risultato di Paradiso Amaro?

Era il risultato che ci aspettavamo, abbiamo azzeccato in pieno le previsioni. E' un film molto bello, ma piuttosto sofisticato e con una certa distanza e freddezza nella vicenda interiore che lo rende meno fruibile ad un pubblico più vasto.

Tra poco arriva Titanic 3D. Cosa vi aspettate da questa importante riedizione? Inoltre pensa che la vicenda della Costa Concordia possa influire emotivamente sul pubblico?

No. La vicenda della Costa Concordia è una brutta storia di mare, legata alla cronaca giudiziaria, mentre la vicenda del Titanic, sebbene rifletta una storia vera, è una storia d'amore. Anzi è una delle più belle storie d'amore mai raccontate. Per questo motivo siamo sicuri che il film andrà molto bene. Certamente gli incassi non potranno essere misurati con quelli, eccezionali, del film originale (42 milioni nel 1997), ma siamo comunque molto ottimisti.


A proposito di successi, la Vostra Società presenta uno skyline di fine estate a dir poco esplosivo, con tre 'tentpole' in sequenza: Lincoln, Prometheus ed Era Glaciale 4.

Diciamo che abbiamo un settembre scoppiettante. Partiamo con un inizio stagione decisamente robusto. Li abbiamo messi in sequenza perché parliamo di tre film molto importanti ma completamente diversi. Si parte a fine agosto con l' horror, che un tempo rappresentava la classica offerta di fine estate, con Abraham Lincoln: Vampire Hunter (il titolo italiano sarà La leggenda del cacciatore di vampiri in 3D). Non è sicuramente un film di genere,  perché c'è la mano di Tim Burton, che lo ha prodotto e anche diretto in buona parte,  pertanto pieno di creatività sia nella storia che a livello visivo. Degli altri due titoli Prometheus di Ridley Scott ed Era Glaciale 4, credo sia inutile parlare.

Cosa pensa della nomina di Paolo Ferrari alla Presidenza della Fondazione Cinema per Roma?

E' la scelta migliore in assoluto che potevano fare. Non solo conosce come si fanno i festival, ma sa anche cosa i festival devono dare al cinema.

Il prossimo binomio Ferrari-Muller potrebbe spostare l'interesse dei distributori a favore di Roma, a discapito di Venezia?

Molto spesso le scelte non sono dettate da preferenze particolari, ma semplicemente dalle date di approntamento di un film che può essere pronto per Venezia o per Roma. Comunque ritengo positivo vedere una certa competitività anche in questo settore.

Scritto da Piero Cinelli
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