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Oscar: the winner is ...

Attualità, Eventi

22/02/2011

Ci siamo. Tra qualche giorno (domenica 27 febbraio, diretta Sky, dal Kodak Theatre di Hollywood a partire dalle ore 23,55) si celebra la 'madre di tutte le Premiazioni'. E' la notte delle più celebri statuette dorate della storia, quelle che garantiscono, oltre alla gloria, l'immortalità. Un rito che si compie da 83 anni, e che ha una copertura mediatica planetaria.
L'attesa, per quanto le previsioni sono pressoché unanimi, è grande. E aumenta man mano che ci si avvicina all'evento. La cerimonia verrà condotta da una coppia molto 'cool': Anne Hathaway (in questi giorni nelle sale con Amore & Altri Rimedi) e James Franco (che oltre a presentare la serata è candidato all'Oscar come miglior protagonista per 127 Ore di Danny Boyle).
Intanto qui sotto potete vedere un divertente video che mostra come Anne Hathaway si stia allenando a parlare ' a raffica'.

Ma nell'attesa vale la pena anche vedere quali sono i grandi favoriti, le sfide più cruente e magari cercare di indovinare cosa potrà succedere.

Miglior Film
Cominciamo dal Premio maximo, la statuetta più pesante, quella attribuita al 'miglior film' che vale, da sola, svariate decine di milioni di dollari in 'valore aggiunto' al film vincitore. Le previsioni danno come super-favorito Il discorso del Re di Tom Hooper. Un film che sembra ritagliato per l'Oscar. Ha dei quarti di nobiltà che nessun altro film può vantare, una storia a suo modo di redenzione, una evoluzione piena di suspence, una parentela ed una fortissima eco nella Storia con la S maiuscola. L'altro candidato più accreditato è The social network, che dà una rappresentazione magistrale della svolta storica del mondo in cui viviamo. Ma a differenza della pellicola precedente la percezione epocale non è ancora ben percepibile. Non per problemi di racconto, perché il film è diretto magnificamente da David Fincher, ma piuttosto per una oggettiva difficoltà del pubblico ad elaborare la portata di questi eventi. Asciutto, diretto, lineare, il film di Fincher trasuda intelligenza umana e registica. L'altro candidato forte della vigilia è Il Grinta (True Grit) dei fratelli Coen. Uno splendido racconto sospeso tra lo spirito di John Wayne e quello di Mark Twain. Storie di frontiera viste con gli occhi puri e testardi di una ragazzina di quattordici anni. Un'elegia di un'epoca e di un genere morto e sepolto, come il corpo dello sceriffo killer Copburn, narrata dai Coen con diligente e appassionata grazia e qualche guizzo di ironia. con la consueta classe, ma senza il colpo di genio che ci si attende, immancabilmente, da personaggi del loro calibro. La vera sorpresa potrebbe venire da The Fighter di David O. Russell, una pellicola che potrebbe mettere KO tutte le altre. E' la storia (vera) di un pugile non particolarmente dotato, un incassatore al limite della tollerabilità che cerca di piazzare, quando il suo rivale non se lo aspetta più, il colpo vincente. Una storia durissima, di pietà e devozione, forse malriposta, di un piccolo uomo che non crede in se stesso - forse soltanto nel suo sinistro - e della sua ingombrante e miope famiglia. The Fighter ha due assi nella manica, la parabola di un uomo della strada che riesce a mettere al tappeto il campione in carica e l'appartenenza ad un genere come quello pugilistico che piace tradizionalmente ai membri dell'Academy (vedi gli Oscar di Million Dollar Baby e Rocky e quello di De Niro per Toro scatenato). Last but not least l'interpretazione memorabile sia di Wahlberg ma soprattutto del fratello tossico Christian Bale, quest'ultimo  Oscar annunciato come attore non protagonista.

Miglior Regia
In genere l'Oscar per la miglior regia segue quello del miglior film. Relegando questo importantissimo riconoscimento ad un ruolo minore. Non credo che quest'anno possa ripetersi questa prassi. Perché se è molto probabile che Il Discorso del Re vinca la statuetta di miglior film, è molto meno probabile che Tom Hooper che l'ha diretto riesca a raddoppiare. Perché se il film è indubbiamente da Oscar è tutto merito degli attori. La regia ha svolto un lavoro egregio, funzionale e attento. Niente di più e niente di meno. Molto più meritevole, a parer nostro, David Fincher per The Social Network, nella sua rappresentazione del vuoto che sta dietro la genialità e la modernità o David O. Russell, nella messa in scena del fuoco che si nasconde in tutti gli esseri umani.

Interpretazioni Maschili
Anche nella categoria attori protagonisti Il discorso del Re ha messo una ipoteca grande come un palazzo (reale). E' un film che deve tutto al corpo, alla postura, alla mimica facciale, allo studiato balbettio di Colin Firth. Una interpretazione da antologia, che non si limita alla perfetta fisicità del ruolo del Principe che diventa Re, ma restituisce il percorso morale di un uomo che deve vincere i propri fantasmi per accettare fino in fondo le responsabilità che la Storia gli ha messo davanti. Una sfida difficilissima da vincere per gli altri candidati, il sempre grandissimo Javier Bardem di Biutiful, che però questa volta non inventa niente di nuovo, o lo spiazzante James Franco che deve misurarsi con una storia di estrema sopravvivenza. Forse il candidato con più chance è ancora Jesse Eisenberg di The Social Network, ovvero l'impossibilità di fare amicizia del creatore del network globale dell'amicizia.
Una vera e propria sfida a due invece avrà luogo, a nostro parere, nella categoria attore non protagonista.  Il favorito è Christian Bale di The Fighter.  E' dimagrito 20 chili per questo ruolo e si è immerso fino in fondo nell'anima inaffidabile e oscura di un ex campione sprofondato nell'inferno della droga, che cerca la rivincita sulle spalle del fratello. Ma anche qui si fa sentire l'ombra lunga di Il discorso del Re con Geoffrey Rush, bizzarro logopedista australiano che la sorte mette sul cammino del Principe di Galles. A differenza di Colin Firth, che gioca di sottrazione concentrandosi sulla mimica del linguaggio, Rush gioca di moltiplicazione, caricando il suo personaggio, peraltro ex attore nella vicenda filmica, di una personalità forte e bizzarra. E' lui a tutti gli effetti il comprimario della scena, in un confronto di talenti e di scuole di recitazione.

Interpretazione Femminile
Nella categoria principale di miglior attrice protagonista la grande favorita è Natalie Portman per Il cigno nero (The black swan). Il critico americano Roger Ebert punta su di lei, con queste motivazioni (che condividiamo in pieno): ”Sono tutte bravissime le candidate di questa categoria. Ma lei ha dovuto dare qualcosa di più. Ha dovuto superare l'asticella. Questo gli è stato richiesto dalla logica del suo ruolo, che aveva l'Oscar già iscritto nel copione."
Tutto aperto invece il discorso per il ruolo di attrice non protagonista. A nostro parere partono tutte sulla stessa linea sebbene The Fighter per la legge dei grandi numeri potrebbe prevalere, visto che ha due interpreti a sfidarsi in questa categoria, la amorevola fidanzata del pugile Amy Adams e la madre manager e opportunista Melissa Leo. Ma anche Helena Bonham Carter per la legge del traino potrebbe prevalere per il ruolo di moglie devota e intelligente del sovrano di Il discorso del Re. Infine anche Hailee Steinfeld, la piccola impertinente e coraggiosa di Il grinta (True Grit) riscrive a suo modo le regole del western, rubando la scena a due grandi come Jeff Bridges e Matt Damon.

Film Straniero
La nostra preferenza va a La donna che canta (Incendies), ma sia Un mondo migliore che Biutiful (con il valore aggiunto di un attore come Javier Bardem) sono altrettanto papabili.

Scritto da Piero Cinelli
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