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Oscar: gli sconfitti

Attualità

28/02/2011

Due titoli su tutti: The Social Netwok e soprattutto True Grit (Il Grinta). Il primo dato quasi alla pari con Il discorso del Re ha dovuto accontentarsi di un bottino ridotto con tre oscar 'tecnici': sceneggiatura non originale, montaggio e colonna sonora. Molto peggio Il Grinta dei fratelli Coen, che nonostante le dieci candidature è tornato a casa a mani vuote. Sono le imperscrutabili dinamiche dell'Academy, che nel giro di meno di un mese possono innalzarti agli altari e gettarti nella polvere poche settimane dopo. Un trattamento del genere Il Grinta non se lo meritava. Perché la candidatura come miglior attrice non protagonista di Hailee Steinfeld, la piccola impertinente e coraggiosa che ruba la scena a Jeff Bridges, o quella del direttore alla fotografia Roger Deakins avrebbero meritato almeno un riconoscimento per un film non certo banale. 

Altro grande (quasi) escluso Inception di Christopher Nolan, anche se il film era stato già sforbiciato in partenza dalle nomination, ed era improbabile che avrebbe potuto vincere la statuetta massima. Comunque anche il blockbuster d'autore di Nolan ottiene dei notevoli premi di consolazione ovvero quattro statuette (fotografia, suono, missaggio suono ed effetti speciali). Zero statuette invece per Un gelido inverno, un film forse sopravvalutato dalle quattro nomination (Miglior film, Miglior attrice  (Jennifer Lawrence), Miglior attore non protagonista (John Hawkes) e Miglior sceneggiatura non originale). Passando ai duelli rusticani tra gli attori, Colin Firth non ha lasciato speranze a nessuno, fin dall'inizio. Pertanto i vari Javier Bardem (Biutiful), James Franco (127 Ore) e Jesse Eisenberg (The social network) si erano già messi l'anima in pace. Anche Christian Bale miglior attore protagonista per The Fighter aveva lasciato poco margine all'altro major player in questa categoria ovvero Geoffrey Rush, perfetto contraltare di Colin Firth ne Il discorso del Re che molti prevedevano di veder vincere in tandem con quest'ultimo. Anche la vittoria di Natalie Portman per Il Cigno Nero non ha certo meravigliato nessuno. L'unica che avrebbe potuto in qualche modo contrastarla è Annette Bening per I ragazzi stanno bene. Una storia piuttosto anticonvenzionale, che gli Oscar apprezzano molto, ma sempre fino ad un certo punto. Tra le attrici non protagoniste ha prevalso il cinismo e l'avidità di Melissa Leo, rispetto anche all'altra interprete del film Amy Adams ed alla piccola Hailee Steinfeld di Il Grinta e Helena Bonham Carter, nobile e paziente moglie del Re Colin Firth. Dove la lotta è stata ancora più aspra, e ci si aspettava un verdetto diverso rispetto ai pronostici, è nella categoria di miglior regia dove ha trionfato ancora una volta il discorso del Re con Tom Hooper, lasciando al palo gli altri notevolissimi candidati a cominciare da David Fincher di The Social network, i fratelli Coen di Il Grinta, David O. Russell di The Fighter e Darren Aronofsky di Il Cigno Nero. Nella categoria film animato la vittoria di Toy Story 3 era oltre che certa, ovvia. Infine un'ultima parola sull'Oscar al miglior film straniero vinto meritatamente dal danese In a better wold di Susanne Bier. Una vittoria che non dovrebbe togliere nulla agli altri due favoriti della vigilia ovvero il canadese La donna che canta (Incendies) e lo spagnolo Biutiful.

Scritto da Piero Cinelli
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