questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Oscar 2015: vincitori e vinti

Attualità, Eventi

23/02/2015

E’ andato tutto come previsto. Spettacolo e Premi, con qualche gaffe inevitabile, qualche piccolo contrattempo, ma la collaudata macchina dell’Academy ha funzionato come un orologio. Birdman di Alejandro Gonzalez Iñarritu doveva vincere ed ha vinto, portando a casa la doppia statuetta di miglior film e miglio regia, lasciando a bocca asciutta Boyhood di Richard Linklater che si pensava avrebbe ottenuto almeno la statuetta di miglior regia. Ma i Premi, si sa, sono crudeli. Per uno che vince ci debbono essere quattro o più che perdono. Rivincono i messicani. Dopo l’ Oscar per la miglior regia dell’anno passato a Gravity di Alfonso Cuaron, un altro messicano Alejandro Gonzalez Iñarritu vince quattro Oscar con Birdman. Sean Penn che gli ha consegnato la statuetta, fa ridere tutta la sala con una battuta trash: “Chi ha dato la green card a questo bastardo?” Anche per gli attori è andato come previsto: due storie di lotta contro la malattia. E’ stato premiato il genio che non si ferma davanti alla devastante sclerosi progressiva di Stephen Hawkings, raccontato splendidamente da Eddie Redmayne ne La teoria del tutto. Ed è stata premiata la commovente lotta questa volta contro l’Alzeimer di Julienne Moore in Still Alice. Chi non si è commosso davanti a questo film? Nessuna sorpresa o quasi anche tra gli attori non protagonisti.  J. K. Simmons, il cattivissimo, ai limiti del sociopatico, insegnante di musica del piccolo film  Whiplash (che si è portato a casa tre statuette) vince accanto alla annunciatissima Patricia Arquette per Boyhood. Niente oscar militanti (come l’anno scorso con 12 anni schiavo. Si torna a premiare il talento. Tra i grandi esclusi giganteggia American sniper di Clint Eastwood, ma era scontato che l’anima liberal dell’Academy non avrebbe incoronato un film così immerso nella logica della guerra, e per par condicio anche sull’altro fronte, ovvero l’impegno dei diritti civili degli afroamericani,  viene data solo una statuetta per la miglior canzone (Glory) a Selma, il potente biopic di Martin Luther King Jr. 

Due premi di consolazione per l’Italia. Milena Canonero vince l’Oscar ai migliori costumi per Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Nona nomination e quarta statuetta per la bravissima costumista italiana, che ha già vinto per Marie Antoinette, Chariots of Fire e Barry Lyndon. Rivince indirettamente anche la Mostra di Venezia che come l’hanno passato per Gravity (che poi ha vinto l’Oscar) ha inaugurato la Mostra con Birdman. C’è da scommettere che quest’anno ci sarà la fila per aprire il festival di Venezia.

Scritto da Piero Cinelli
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA