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Oliver Stone: Wall Street 2 non è un sequel ma una storia nuova

Attualità, Interviste

11/10/2010

E’ arrivato a Roma Oliver Stone per presentare il suo ultimo film Wall Street: il denaro non dorme mai che arriverà nelle sale italiane il 22 ottobre in un centinaio di copie per la 20th Century Fox. Stone uomo e regista tosto che cerca sempre di dare il massimo sia nelle sue opere che negli incontri è un fiume in piena. E ci tiene ad affermare subito che: “Wall Street: il denaro non dorme mai – dice il regista – non è stato realizzato ‘solo’ per vedere com’è diventato il personaggio di Gordon Gekko (interpretato da un sempre strabiliante Michael Douglas ndr.) ventitre anni dopo il primo film. Ma è una storia nuova, fresca, perché i tempi sono cambiati. Tra l’altro di tutti i personaggi che popolano questa vicenda solo Gekko proviene dal mio film del 1987 (a parte un cameo di Charlie Sheen che era il mentore di Gekko ndr.). Ora quello che mi interessava analizzare è la morale, l’etica di quest’uomo dopo che ha passato otto anni in carcere e si ritrova di nuovo in mezzo alla finanza ma con personaggi nuovi e strategie diverse. Nel 1987 il sistema si basava sui singoli agenti che condizionavano l’andamento della Borsa. Ora sono le grandi compagnie a dettare le regole del gioco. In Wall Street Gekko faceva il monologo sull’avidità, ora scopre che l’avidità è legale. Anzi è incoraggiata, è diventata una qualità. Quindi mi auguro che vedendo questo film la gente pensi che gli anni ottanta sono finiti e che siamo di fronte ad un altro tipo di crisi finanziaria ancora più devastante”.

Mister Stone cosa pensa quindi della situazione attuale, siamo di fronte al baratro o c’è ancora una speranza? “Francamente non lo so. – afferma Stone – Mio padre ha fatto il broker, l’agente di borsa per tutta la vita e mi ha raccontato e insegnato molte cose. Avendo anche io una certa età di crisi ne ho già viste tante da quella della Guerra del Vietnam, al periodo di Reagan  alla bolla di Internet fino a quest’ultima che ha colpito soprattutto gli investimenti immobiliari. Crisi che si alternavano a momenti di ripresa dove la gente ricominciava a vivere al di sopra delle loro possibilità. Detto questo le persone continuano a vivere, a sposarsi, a viaggiare, cercano di trovare un lavoro... se abbiamo toccato il fondo oppure questo deve ancora arrivare onestamente non lo so. Non sono però pessimista. Nel mio film alla fine il personaggio di Shia LaBeouf chiede a Douglas se la prossima bolla sarà verde... Me lo auguro perché vuole dire che riguarderà le energie pulite quelle alternative, rinnovabili che vedo come unica soluzione per investire in qualcosa di produttivo e socialmente utile”.

Dato che ha avuto un padre che si è sempre occupato di economia e anche lei sa il fatto suo cosa pensa di Wall Street ora? “Io però non sono un esperto di economia, ci tengo a precisarlo. – afferma Stone – mio padre sì ma io ho fatto delle ricerche perché l’argomento mi interessa, ho passato parecchio tempo con degli esperti di economia a New York perché, prima cosa la sceneggiatura doveva essere credibile, poi è la mia città e voglio sapere cosa succede, come cambia. Wall Street non è un posto che la gente comune ama, dato che negli ultimi anni non si è investito per produrre ma si sono investiti soldi per fare altri soldi. E questo modo di agire si può definire: usura. Quindi credo che Wall Street sia destinata a cambiare per forza. Credo anche che il mondo non sia bianco o nero quindi ci sono anche dei broker onesti che hanno sempre lavorato cercando di fare il meglio per l’economia. Negli Usa abbiamo bisogno di Wall Street perché è il sistema capitalista che lo richiede. Io credo più in un mercato libero regolamentato. Proprio perché la lezione che mi è sempre arrivata da mio padre è stata quella di investire denaro per produrre: posti di lavoro, ricchezza, miglioramenti. Mentre, purtroppo, noi abbiamo assistito a banche che sono fallite a causa di gestioni illecite, con i titoli tossici, i conti offshore e tutto quello che è venuto a galla. E cosa hanno fatto queste banche quando si sono trovate in difficoltà? Hanno chiesto i soldi al governo americano tramite la Federal Reserve. Quindi le banche per prime sono state dei ladri. Io le avrei lasciate fallire, dato che hanno creato un sistema intrinsecamente disfunzionale. Sono dipendenti dalla morfina erogata dallo Stato. In una scena del film si assiste alla richiesta di 800 miliardi di dollari al governo per salvare una corporation, e questo è avvenuto veramente. Alcuni specialisti mi hanno fatto notare che prima occorreva salvare i prestiti ipotecari e poi le banche. Perché quello dei mutui, dei prestiti è stato un insulto fatto ai risparmiatori dato che le corporation si sono intascate i bonus – senza alcuna remora – che non erano loro. L’opinione pubblica questo lo ha capito ed è stato un affronto che, chiaramente, non è ancora stato smaltito”.

Nel suo film ci sono due scene in cui Frank Langella e Josh Brolin a capo di due delle maggiori banche americane incontrano i membri della Federal Reserve per chiedere soldi al governo. A cosa si è affidato per girare queste scene? “Sono state le due scene più difficili da girare – dice Stone – perché sulla Federal Reserve non ci sono molte notizie. E’ un organismo piuttosto misterioso. Quindi era una grande responsabilità scrivere quei dialoghi, quello che si dicono nelle stanze del potere questi uomini. Indubbiamente sono delle scene che mi hanno parecchio preoccupato”.

Senza svelare nulla sul finale, possiamo però dire che Gordon Gekko continua ad affascinarci più che mai eppure non è proprio cambiato moltissimo... Perché proviamo così empatia per questo personaggio? “Io penso che il merito maggiore sia di Michael Douglas e della sua interpretazione, sia nel primo che in questo film. In Wall Street riusciva a far sembrare il denaro sexy e in molti hanno poi intrapreso la carriera di broker. Più di vent’anni dopo è sempre un vincente. Esce dal carcere dopo otto anni, è fuori dal giro, sua figlia non lo vuole vedere eppure lui, grazie alla sua straordinaria intelligenza, – che non sempre utilizza a fin di bene – riesce a tornare nel giro e a ridiventare il numero uno. Se poi mi chiedete se ha un cuore? Non saprei. Forse un po’ sì dato che sa che ha un nipote in arrivo e pensa che un 10% di una determinata somma l’erede se lo meriti. Aggiungo, giusto per la cronaca, che Douglas è un ottimo attore perché lui nella vita è una persona esattamente all’opposto di Gekko”.

Che cosa si augura per il futuro? “Spero che questo periodo nero finisca presto, che ci sia un termine anche per questo disfacimento, a dispetto delle conseguenze. Tanto non è che ora siamo messi bene quindi non penso che se peggiorerà non ci salteremo fuori. L’importante è che la bolla, come nel mio film, metaforicamente espressa attraverso una bolla di sapone che gira nel cielo, si allontani sempre di più e che arrivi qualcosa di buono, di positivo. La società americana è al limite. E’ sommersa dal materialismo, dall’accumulo, e questo dai tempi di Reagan. Ecco perché nel film amo il personaggio di Jakob Moore, ovvero Shia LaBeouf che, nonostante faccia molti errori e sia scorretto in alcuni momenti, rimane un idealista. Vuole a tutti i costi trovare i soldi per finanziare un progetto di energia alternativa e quello rimane il suo obiettivo fino alla fine”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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