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Oh, Superman!

Attualità, Recensioni

02/11/2011

La Kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo

L’esordio dietro alla macchina da presa dello scrittore e sceneggiatore Ivan Cotroneo non poteva essere più felice e riuscito.

Prodotto dalla Indigo di Nicola Giuliano e Francesca Cima, le stessi menti creative alle spalle del successo di giovani autori come Paolo Sorrentino, Andrea Molaioli, Pietro Marcello e Giuseppe Capotondi, La kryptonite nella borsa è tratto dall’omonimo romanzo dello stesso Cotroneo che guida lo spettatore in una Napoli degli anni Settanta, vista attraverso gli occhi di un bambino alle prese con la per lui “misteriosa” crisi coniugale dei suoi genitori. Con una splendida Valeria Golino in una delle sue migliori interpretazioni di sempre, il film intriso di humour e liricità, di eccentricità e passione, è una vera bella sorpresa per lo spettatore che si trova dinanzi un film vintage incentrato sull’enigmatico rapporto tra un ragazzino e il fantasma o proiezione mentale del cugino che credeva di essere Superman e perquisiva tutti gli abitanti del palazzo di un popolare rione napoletano in cerca della pericolosissima kryptonite. Sfruttando un meccanismo molto simile a quello instaurato tra il personaggio di Woody Allen e Bogart in Provaci ancora Sam, Cotroneo riflette sul mondo degli adulti senza retorica e, soprattutto, con un’ingenuità che sembra appartenere ad un’epoca in cui i discorsi della gente non erano intrisi solo di soldi e oggetti, ma erano fatti anche di sentimenti e piccole, grandi ambizioni.

Il creatore di Tutti pazzi per amore e co-sceneggiatore di alcuni tra i film più riusciti di Ferzan Ozptek e Maria Sole Tognazzi, costruisce intorno a questo nucleo narrativo un’impressionante quantità di personaggi eccentrici e commoventi, portati sullo schermo in maniera perfetta da attori di un enorme talento, sfruttato in pieno da Cotroneo: Luca Zingaretti, Cristiana Capotondi, Fabrizio Gifuni e Libero De Rienzo insieme alla già citata Golino offrono quindi una serie di personaggi affascinanti in grado di dare vita ad un vero e proprio immaginario umano che agli occhi di un bambino come quello del film non può che risultare ‘epico’.

Divertente e interessante, il film gioca anche con una serie di tematiche che prendono spunto dal presunto esaurimento nervoso della protagonista per andare a toccare temi e situazioni nuovi e antesignani di una nuova era.

Una sensibilità molto femminile soffia come una brezza gentile su questa storia elegante fatta di momenti divertenti, di situazioni commoventi e di attimi di grande emozione. Uno sguardo intrigante e intrigato da un mondo più profondo di quanto l’essere apparentemente variopinto riveli di primo acchito.

La Napoli di Cotroneo assomiglia, un po’ a quella del Decrescenziano Bellavista con cui condivide l’unità di tempo e di spazio, ma che si rifà, in fondo, ad una filosofia tutt’altro che epicurea. Ivan Cotroneo va oltre l’apparenza e l’estetica del luogo comune, per una narrazione leggera in maniera giusta in grado di fare divertire, ma anche un po’ riflettere lo spettatore sulle contraddizioni e le scelte che si debbono affrontare nella nostra esistenza.

Un film intelligente e colorato che costituisce la certificazione del grande talento di Ivan Cotroneo come regista. Una carriera che non può e non deve essere trascurata e cui bisognerà presto dare un seguito. 

Scritto da Marco Spagnoli
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