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Nymphomaniac: la nostra (epica) ossessione quotidiana

04/04/2014

Con una perfetta operazione di marketing in grado di "solleticare" qualsiasi palato, Lars Von Trier torna al cinema con il suo ultradiscusso Nymphomaniac, un film più intelligente e interessante di quanto si potrebbe pensare. 

Non un porno nel senso 'tecnico' del genere, bensì un dramma a sfondo aerotico ed esplicito, in cui la sessualità diventa una metafora abbastanza drammatica della solitudine del presente.

Una pornografia dell'anima e del male di vivere anima il film interpretato da un cast importante con nomi che vanno da Uma Thurman a Shia LeBouf, Nymphomaniac parte dall'enigmatico incontra Joe, una ninfomane intepretata dalla 'musa' del regista danese, Charlotte Gainsbourgh con Stellan Skarsgaard, un mite filosofo e matematico che prova a

decodificare e a comprendere la singolare vita della donna che si presenta a lui come 'una persona cattiva'.

Il racconto della ninfomane è un'esplorazione poetica e filosofica dell'esistenza, cui si guarda dai 'bassifondi' di un'abiezione sessuale dove il piacere erotico viene mutuato in un'ossessione quotidiana di cui abbiamo tutti i dettagli anatomici e sessuali con Von Trier che, divertito, insiste su un'insolita quanto pruriginosa

galleria di "Freaks" e persone normali che si alternano in un crescendo di situazioni banali, estreme o - francamente - ridicole.

Nymphomaniac, però, non è uno 'scherzo' e rispetto anche ad altri film di Von Trier la ricerca del grottesco è secondaria rispetto ad una serie di interpretazioni meditabonde e di natura filosofica che possono fare sorridere, ma anche - comunque - lasciano qualche pensiero.

Von Trier, infatti, è stato bravissimo ad organizzare una peraltro elegante campagna di marketing e di polemiche per lasciare sembrare che il film fosse qualcos'altro rispetto a quello che è davvero, ovvero un apologo dal forte sapore letterario sul sesso e sul nostro presente, deformati attraverso 

un racconto tra il folle e il triviale, tra il lirico e l'estremo, in cui il cinema in quanto tale domina la narrazione attraverso una regia in grado, sin da subito, di creare un'atmosfera ipnotica fatta di corpi nudi, di orgasmi finti oppure sublimati in una sorta di estasi laica piena di personaggi ridicoli anche nella loro serietà.

Un film in grado di prendere alla sprovvista, di divertire, di disgustare e anche di annoiare, in una girandola sontuosa ed elegante di momenti estremi e drammatici in due volumi da vedere, perché collegati da fasi differenti della vita della protagonista: da giovane interpretata dall'esordiente Stacy Martin e nel secondo volume da Charlotte Gainsbourgh

non più in funzionre di mera 'narratrice'. 

Certo, Nymphomaniac resta un film d'autore che potrebbe risultare incomprensibile a molti nella sua drammaticità, ma - al di là - di questo sbilanciamento di ridicolo e patetico, di estremo e banale il suo fascino sta tutto nel crescendo voyeurista di una storia interessante e plasmata da un autore intelligente e astuto come Lars Von Trier

che prende pulsioni popolari e le fa diventare qualcos'altro in grado di interessare lo spettatore o perfino di "respingerlo". Un film da amare, da odiare e - comunque - che nella sua costruzione originale e classica al tempo stesso non passa inosservato.  

Scritto da Marco Spagnoli
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