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Nostra (prima) Signora della solitudine - Recensione The Iron Lady

Attualità, Recensioni

24/01/2012

Ancora una volta nella sua carriera, Meryl Streep ci prende alla sprovvista e dopo che avevamo pensato di averle visto ‘fare tutto’, ecco che con un certo piacere scopriamo di esserci in un certo senso, “sbagliati”.

La sua mirabile interpretazione di Margareth Thatcher la prima donna ad essere diventato capo del governo in una nazione occidentale è semplicemente perfetta ed originale, nonché e pienamente meritoria di quell’Oscar che ogni anno, da queste colonne, ci troviamo ad invocare per l’attrice americana che conferma di essere la più grande interprete vivente insieme a quella Helen Mirren che, ironia della sorte, solo qualche anno fa aveva interpretato in The Queen l’altra grande donna della Gran Bretagna moderna, ovvero la Regina Elisabetta II.

The Iron Lady racconta la vita di Margareth Thatcher e ne ripercorre la sua carriera politica e la vita privata passando per i momenti più ‘salienti’: dai comizi del padre sindaco e proprietario di un piccolo negozio di alimentari all’elezione alla camera dei deputati, dall’elezione a primo ministro ai sanguinosi attentati dell’IRA che quasi l’uccisero a metà degli anni Ottanta, dalla guerra delle Falklands alla mediocre congiura di palazzo che diede fine al suo mandato dopo undici anni che cambiarono la vita della Gran Bretagna e del mondo intero.

Come nelle migliori piéce il film racconta la vita di Margareth Thatcher all’indomani della morte del marito che, come il fantasma di Bogart in Provaci ancora Sam diventa la coscienza della donna con cui dialoga costantemente pungolandola e prendendola in giro. Tra passato e presente la visione del marito della Lady di Ferro interpretato da Jim Brodabent diventa l’epicentro emotivo e privato di una storia pubblica che ha portato una donna controversa a cambiare radicalmente e non necessariamente solo per il meglio la Gran Bretagna moderna.

Odiata e osteggiata da milioni di cittadini britannici, la Thatcher di Meryl Streep è un politico vecchio stile che “vuole fare cose importanti e non diventare importante lei stessa”. Eppure questo ‘fanatismo conservatore’ che le ha permesso di sconfiggere chiunque sul suo cammino e, soprattutto, di vincere una guerra per le Falklands contro gli argentini, una ‘cricca fascista’ che l’aveva provocata, ha qualcosa di profondamente seducente. Al di là dell’elemento personale e addirittura privato  che il film mette in scena, The Iron Lady scritto dalla stessa autrice di Shame, è una riflessione molto femminile sul potere e sul suo esercizio.

In questo senso, pur con tutti i distinguo possibili nei confronti di questo personaggio storico peraltro ancora vivente, il film diretto dalla stessa regista di Mamma Mia! È una splendida riflessione sul potere e sulla politica, mescolata alla vita privata di una donna diversa e pronta a tutto pur di arrivare ai suoi scopi che, almeno in questo film, sono del tutto encomiabili e perfino altruistici, intendendo la politica come un servizio e non come una carriera per arricchirsi o conquistare potere.

Interessante e travolgente anche in virtù della colonna sonora scritta da Thomas Newman, The Iron Lady colpisce per il suo partire dall’elemento personale e famigliare, dall’amore tra una donna diversa e un marito pronto a capirla e a sostenerla, e guardare al governo della Gran Bretagna e del mondo come prosecuzione quasi naturale di una visione della vita personale e poco disposta al compromesso.

Un film sulla politica e sull’amore, che partendo da una Thatcher anziana e malata, arriva a raccontare il nostro mondo con intelligenza e imparzialità.

Certo, gli effetti devastanti della politica thatcheriana, il suo avere consegnato al potere delle banche la Gran Bretagna e non solo, meriterebbero un altro tipo di excursus. Ma il grande cinema ha il compito di sollevare dei quesiti, lasciando ad altri il dovere di dare delle risposte. In questo senso l’inquadratura finale quando la Lady di Ferro esce di scena dalla cucina di casa sua è una sfida aperta non solo a chi raccoglierà la sua eredità, ma per capire come una donna nata nel 1928 sia riuscita a cambiare la storia, dopo avere trasformato la sua vita.   

Scritto da Marco Spagnoli
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