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Norwegian Wood: Sesso & Morte a Tokyo

Attualità, Recensioni

02/09/2010

Tratto dall’omonimo romanzo del celebrato scrittore giapponese Haruki Murakami, Norwegian Wood è un film visivamente molto seducente, ma dai tempi dilatati, che stridono, in particolare, con lo stile essenziale e sofisticato dell’autore del libro.

E saranno probabilmente proprio gli amanti di Murakami a restare delusi da questo film impeccabile sotto il profilo visivo, ma eccessivamente melò nell’affrontare una storia di amori giovanili che vanno di pari passo con la scoperta della vita stessa.

Diretto dal regista thailandese Tran Anh Hung, già autore de Il profumo della papaya verde e Cyclo, Norwegian Wood prende il suo titolo dalla famosa canzone dei Beatles che viene suonata in quell’estate del 1967 quando il mondo che circonda tre amici inizia a cambiare. Uno di loro si suicida e mentre l’altro va a vivere a Tokyo, la fidanzata del morto si abbandona ad un profondo dolore da cui si sente fagocitata. Quando si rincontreranno qualche tempo più tardi, i due inizieranno una sofferta relazione, mentre il ragazzo vive, comunque, una serie di storie occasionali con ragazze che lasciano, a parte una, un segno molto lieve nella sua esistenza.

Sesso e morte, amore e solitudine costituiscono i punti cardinali di una storia che alleggerita eccessivamente dell’ironia della voce off del protagonista che scompare all’inizio del film, sembra assomigliare a tante altre già viste e ascoltate. In questo senso, Norwegian Wood appare perdere di credibilità e di capacità di coinvolgimento per il suo girare intorno ad elementi narrativi che non risultano, così come presentati, troppo originali.

Suicidio e pazzia, incapacità sessuale e voracità sensuale scuotono le anime dei protagonisti a fronte di una superficie dove i turbamenti ottengono un’eco molto lontana. Inesorabilmente lento e con una cura eccessiva dei dettagli, il film restituisce al pubblico dialoghi improbabili riguardo il sesso, deprivando le parole della forza del testo di Murakami in cui affiorano sempre uno stupore e una tensione, qui assenti. E’ vero, non bisognerebbe mai giudicare un film ispirato ad un libro, paragonandolo al romanzo originale, ma – al tempo stesso – è anche vero che nel caso di Norwegian Wood il vero interesse nei confronti del film deriva proprio dall’essere il primo adattamento cinematografico di uno dei principali autori giapponesi del ventunesimo secolo.

Venuto meno il legame con la forza e l’anima del lavoro di Murakami, il film diventa, più semplicemente, un altro dramma ambientato in Giappone in cui il suicidio (uno dei temi ricorrenti della società nipponica dove ogni anno muoiono circa 40.000 persone per mano propria) si intreccia con la scoperta del sesso e della propria capacità sessuale.

Interpretato senza particolari picchi di talento da un gruppo di attori molto giovani, il film ha come protagonista femminile Rinko Kikuchi che il pubblico internazionale ha apprezzato anni fa per la prima volta nel segmento giapponese di Babel di Alejandro Gonzales Inarritu.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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