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Non è l’abito - Intervista a Carlo Verdone

Interviste, Personaggi

14/12/2009

Questo film nasce da desiderio di affrontare una sfida nuova dopo avere chiuso un ciclo con Grande, Grosso e Verdone. Credo di essermi davvero stancato di dovere indossare personaggi borghesi come quelli interpretati fino adesso. Oggi se non trovo delle cose difficili da fare, il cinema non mi interessa più, mentre, invece, Io, loro e Lara rappresentava una possibilità nuova, molto importante". Carlo Verdone parla con entusiasmo del lavoro portato avanti per il suo ultimo film da regista e protagonista in cui interpreta un sacerdote moderno che vive una profonda crisi personale e spirituale, su cui si abbatte, inoltre, il ciclone Lara interpretata da una sempre affascinante Laura Chiatti.

In alcuni film e in qualche sketch lei aveva già portato sullo schermo dei sacerdoti…

Quelle erano caratterizzazioni di alcune figure sacerdotali che avevo incontrato durante la mia vita: vecchi parroci di campagna, preti di memoria scolastica…in Io, loro e Lara c’è un personaggio serio e sincero, interpretato con un senso di responsabilità e verità. E’ stata una bella sfida portare sullo schermo un personaggio come questo, che incontriamo durante una crisi spirituale e di fede molto seria che comunica ai suoi superiori dopo essere tornato da una permanenza in Africa durata dieci anni. Il consiglio che riceve è quello di tornare a casa dai suoi famigliari, per ritrovare gli affetti domestici. Invece, non troverà nulla e nessuno delle persone che appartengono alla sua famiglia e al suo giro di amicizie gli chiederà nulla della sua condizione e della sua vita. Semmai sarà lui a subire queste persone che gli vomitano addosso le nevrosi e inquietudini delle famiglie sbandate e sbriciolate come quelle di oggi. E’ un uomo completamente a disagio nel confrontarsi con il fratello interpretato da Marco Giallini che gioca in borsa e sniffa, mentre sua sorella, Anna Bonaiuto, fa la psicanalista, ma avrebbe lei stessa bisogno di un neurologo, un padre che si è sposato con la badante… La situazione si complica ulteriormente quando nel film fa il suo ingresso felino e misterioso, Lara interpretata da Laura Chiatti. Nel ‘tutti contro tutti’, lui è come un pugile messo all’angolo. Vive delle difficoltà agghiaccianti ed esilaranti.

Con Lara ci sarà una storia d’amore?

No, sarebbe stato troppo banale…lui non perde mai la testa per Lara, ma con questa ragazza vivrà uno strano rapporto fatto di turbamenti, di odio e di grande amicizia.

Cosa significa interpretare un prete?

Soprattutto essere un attore molto disciplinato. Significa inserire un personaggio molto serio all’interno di una commedia degli equivoci molto divertente. In questo senso penso di avere dato prova di una delle mie migliori di interpretazioni giocando, in un certo senso, “di rimessa” di fronte a situazioni imbarazzanti e che lo mettono profondamente a disagio. Il protagonista di Io, Loro e Lara è un prete moderno di oggi che sta al passo dei tempi: non pontifica, ma che vive i problemi degli altri e della sua famiglia in prima persona. Credo che, in un certo senso, ci si dimentichi di avere davanti a noi un sacerdote.

Come è nato, quindi, questo personaggio?

Visitando alcune parrocchie di periferia dove ho notato tanti giovani sacerdoti in grado di instaurare con i propri fedeli un rapporto di grande colloquio. Una cosa molto bella. Il prete non è una figura lontana, ma una persona che lancia una riflessione e instaura un dialogo in grado di portare le persone in chiesa, a differenza di tante situazioni del centro dove le chiese sono vuote. Il merito va a questi sacerdoti giovani che nelle periferie portano un po’ di luce dove c’è più difficoltà. Recentemente io sono diventato amico di alcuni uomini di chiesa che, esattamente come il personaggio che ho voluto interpretare, dopo un po’ che ci parli ti sembrano persone qualsiasi con le loro idee e la loro saggezza che deriva dalla loro umanità e non dall’abito che indossano. Oggi, infatti, c’è tutta una nuova generazione di preti molto attivi e capaci, decisamente all’opposto di quelli che vedi rappresentati nelle fiction televisive e nelle vite dei papi. Credo che i sacerdoti distanti, distaccati, ieratici che si stropicciano le mani, ormai, esistano solo in tv. Io ho voluto portare sullo schermo un prete moderno: che vive, che ‘pulsa’, che ha gli scatti di nervi e i momenti di tormento così come quelli più spiritosi. E’ un prete ‘perbene’ che vive la realtà di oggi, vicino al modo di porsi di una figura carismatica e illuminata come il Cardinale Carlo Maria Martini. Io sono estimatore di questa figura mistica e pragmatica al tempo stesso. Le sue parole sono figlie di saggezza e buon senso, piuttosto che del dogma.

Cosa ha significato girare il film in Africa?

Trovarmi davanti ad una condizione drammatica e poverissima: un luogo dove non c’è niente e dove ci sono questi missionari che – in due o anche da soli – gestiscono intere parrocchie facendo una fatica incredibile ed essendo ripagati dall’enorme affetto della popolazione, nonostante, poi, ci siano dei rischi e vengano talora minacciati di morte, nonostante abbiano costruito scuole, ponti e pozzi.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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