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Noah, tutti i segreti del backstage dall’Arca al diluvio universale

Attualità, Featurette

08/04/2014

Il film più atteso di questa Primavera è Noah, il kolossal epico di Darren Aronofsky distribuito dall’Universal Pictures e ispirato all’affascinante storia di coraggio, speranza e sacrificio di Noè, l’uomo scelto da Dio per salvare gli esseri viventi da un disastroso diluvio apocalittico. Quest’ultimo è interpretato da Russell Crowe che, dopo Il Gladiatore e A Beautiful Mind, torna ad un ruolo intenso e imponente, insieme a Jennifer Connelly e i giovani Logan Lerman ed Emma Watson. Noè non è mai apparso sullo schermo come un uomo vero, imperfetto ed inquietante, quindi la sfida di Crowe non è stata semplice. “Russell è una persona che eseguirebbe senza alcun problema anche il compito più erculeo ed impossibile. Non ci sono dubbi sulle sue capacità o la sua forza, anche se in fondo ai suoi occhi si scorge una certa compassione” ha dichiarato Ari Handel, co-sceneggiatore del film insieme ad Aronofsky.

La produzione di questo film ha ingaggiato un cast tecnico e un cast artistico di livello internazionale, per creare una versione della storia biblica, straordinaria e inaspettata. L’obiettivo finale era creare un’esperienza contemporanea di Noah, idea che non ha suscitato poche polemiche. Infatti sia la Chiesa cattolica, sia i paesi del Medio Oriente hanno dichiarato il loro dissenso per il trattamento della storia, attuando anche alcune pratiche di censura discutibili. Non è la prima volta che la storia di Noè arriva sul grande schermo. Basti ricordare L’Arca di Noè del 1928 o alcuni cartoni animati e cortometraggi Disney che hanno affrontato l’argomento, ma questo nuovo film sicuramente descrive un mondo nuovo, e fa affidamento su effetti visivi mozzafiato che portano al centro dell’azione, per la durata intera del film. “Di fronte alla prima apocalisse, è stato estremamente interessante per me immaginare come una famiglia sarebbe sopravvissuta” ha dichiarato Aronofsky, regista di The Wrestler e Il Cigno Nero.

Uno dei passaggi più curiosi del making of di Noah è senza dubbio la costruzione della celebre Arca, come potete vedere nella featurette di seguito. 

Il regista ha deciso di costruire l’Arca da zero, attenendosi strettamente alla Bibbia, pur sapendo che la tecnica CGI sarebbe stata più semplice da usare, ma l’effetto di imponenza del mezzo è più realistica e tangibile. “La Bibbia la descrive come un rettangolo, una scatola e la nostra idea era di attenerci a quella descrizione” ha confermato Aronofsky. L’Arca costruita realmente ha dato anche l’opportunità al cast di interagire con essa, toccarla, salirci a bordo e il risultato finale si avverte guardando il film. Uno degli artisti che ha dato l’apporto maggiore a questa parte del lavoro è stato lo scenografo Mark Friedberg che ha dichiarato: “Nella Genesi le dimensioni dell’Arca sono: 30 cubiti di altezza, 50 cubiti di larghezza e 300 cubiti di lunghezza. Ma ci sono cubiti egiziani e cubiti veneziani, e quindi abbiamo dovuto approfondire ulteriormente la storia per cercare di capire meglio”. Ispirandosi quindi alla storia e all’arte, è stata realizzata un’Arca grezza, robusta e verosimile, fatta a mano con i materiali giusti, lontani del mondo moderno. Dopo la prima fase dei disegni del progetto, la costruzione vera e propria è stata fatta in un grande parcheggio erboso di Long Island, per la durata di ben 5 mesi. Oltre all’esterno anche l’interno è stato studiato nel dettaglio, ed è organizzato su tre livelli.

Oltre all’Arca, l’impresa interessante che ha messo alla prova i realizzatori di Noah, è stata dare vita agli animali che devono salvarsi dal diluvio universale, considerando l’Arca il loro rifugio e unica possibilità di sopravvivenza. Di seguito una featurette che spiega l’unione del digitale e di alcune riproduzioni per dar vita alle varie specie che affollavano la Terra. 

La creazione digitale degli animali ci ha dato molta libertà per rappresentare l’enorme diversità di tutto il regno animale” ha affermato il regista. Adrien Morot, make-up artist nominato agli Oscar per gli affetti speciali, si è occupato di elaborare gli animali, dando il movimento e il respiro con il CGI ad alcune repliche di rettili, mammiferi e uccelli molto realistici. Per ricreare questo mondo prima della grande alluvione, la produzione ha cercato molte location possibili, e il paesaggio più adatto si è rivelato l’Islanda, con l’aspetto di una terra primordiale, in cui si vedono ancora il colore il vapore che escono dal terreno. “L’Islanda si è presentata con quegli splendidi paesaggi scuri, fatti di pietra lavica e, dopo 20 minuti di guida, ci si ritrova in una valle incredibile, lussureggiante, piena di cascate che potrebbe raffigurare l’Eden” ha raccontato Scott Franklin. Infine si è presentata la grande sfida dell’alluvione, quella pioggia intensa e incessante che invade tutto, per 40 giorni e 40 notti.

Dal punto di vista cinematografico la creazione di questo evento climatico è stata curata da Burt Dalton, che ha dichiarato: “Volevamo una pioggia di portata biblica, talmente forte che le persone facevano difficoltà a vedersi e parlarsi”. Sotto il set dell’Arca, è stato sotterrato un sistema di tubi d’acqua, e due pompe giganti dietro l’Arca alimentate da cinque serbatoi portavano circa 83 mila metri cubi di acqua. Alcune gru giganti tenevano le barre di pioggia e si potevano comandare semplicemente da un Ipad. “Volevamo che il diluvio fosse molto più di un semplice muro d’acqua che cade addosso, ed il risultato è emozionante” ha spiegato Ben Snow, supervisore agli effetti visivi del film.

 

Scritto da Letizia Rogolino
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