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Nel nome di Marco Bellocchio: Leone d’Oro alla Carriera!

Attualità, Personaggi

09/09/2011

(Venezia) In occasione della consegna del Leone d'Oro alla Carriera a Marco Bellocchio, il regista fa, a sua volta un grandissimo regalo al Festival portando una nuova versione, rielaborata dall'autore stesso, di uno dei capisaldi del cinema politico italiano: Nel nome del padre. Film che il Maestro piacentino realizzò nel 1972.

Un regalo singolare e straordinario, che conferma la sorprendente coerenza e apertura di un regista, il cui percorso poetico non può chiudersi, come molti dei personaggi dei suoi film, da I pugni in tasca (1956), a Buongiorno, notte (2003) a Vincere (2009), negli spazi angusti di fortezze materiali o ideologiche. Il corto Marco Bellocchio - Venezia 2011 che Pietro Marcello gli ha dedicato è la testimonianza, l'omaggio alla filmografia di questo nostro Maestro conosciuto a livelli internazionali.

La consegna del Leone d’Oro a Marco Bellocchio avverrà oggi alle ore 17:00 in Sala Grande. Bernardo Bertolucci donerà il Premio accompagnato dal Direttore del Festival di Venezia, Marco Müller.

Il regista arriva all’incontro con la stampa emozionato e, ovviamente, onorato per questo prestigioso riconoscimento. Nel 1972 Bellocchio venne a Venezia con Nel nome del padre - il film non finiì in concorso ma in controfestival -, a chi gli chiede cosa è cambiato in tutti questi anni della Mostra secondo lui, risponde: “Tutto. Eravamo nel 1972, di quegli anni, di quel decennio non è rimasto nulla. Ma non è che il presente ha tradito il passato è che la politica aveva un peso diverso. Essere di sinistra, allora, significava essere molto corretti rispetto a quelle ideologie adesso non c'è paragone. In quell’anno la Mostra di Venezia era diretta da Gian Luigi Rondi, io facevo parte dell’Anacl’Associazione Nazionale Autori Cinematografici che, a quei tempi, era piuttosto agguerrita – è ovvio che ho trovato problemi, discussioni, sia con il direttore che con il mio produttore Franco Cristaldi. Tanto che Nel nome del padre fu proiettato in un controfestival creato dall'Anac. Erano tempi molto controversi direi che non è possibile fare un paragone con l’oggi, non ha senso”.

“Per quanto riguarda questo premio – continua Bellocchio – è ovvio che ne sono onorato, grato e felice. Sarei un pazzo a pensare diversamente. Diciamo che lo vedo come un Premio ad un carriera coerente perché io sono sempre stato coerente alle mie idee. Detto questo io sono cambiato moltissimo negli anni, non sono più quello degli anni ’70. Credo profondamente nei cambiamenti, però in ogni momento della mia vita, sono stato fedele alle mie idee anche quando sono mutate radicalmente”.

“Se rimango una persona di sinistra? Certo – continua il regista – Il problema è che essere di sinistra oggi è ben diverso da quando ero ragazzo”. Questo Premio è un prepensionamento? “Penso sia una sciocchezza chiedere questo, anzi, il contrario io spero di fare ancora dei buoni film. E la vedo come una ripartenza”.

“Ricevere il Premio dalle mani di Bernardo Bertolucci mi commuove. Mi commuove perché noi siamo quasi coetanei, attraverso di lui e amici comuni come Laura Betti o Pierpaolo Pasolini, io che venivo dalla provincia, sono entrato a Roma e nel mondo del cinema. Abbiamo fatto entrambi il Centro Sperimentale di Cinematografia e siamo stati anche due grandi antagonisti, c’era rivalità, invidia in alcuni anni. Lui è un regista internazionale, io più italiano/europeo anche se alcuni miei film sono piaciuti anche nel mondo. Però mentre io giravo Nel nome del padre lui dirigeva Ultimo tango a Parigi, un film che è esploso nel mondo. Per tutti questi motivi, sono commosso lo ripeto, di ricevere il Premio dalle mani di Bernardo. Inoltre entrambi a breve ci rimettere a lavorare su due film e questo è di buon auspicio…”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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